Cinquant’anni da poco compiuti, alle spalle 3 dischi da solista. Di strada ne ha fatta il chitarrista e compositore napoletano Mimmo Langella. Sempre alla ricerca del suono ideale presenta ora A kind of sound. Il nuovo progetto discografico che segna un punto d’arrivo importante. Edito per la Smoothnotes Publishing – GBMusic, esce a ben 6 anni di distanza dall’ultimo album, Soul Town del 2012.

Nelle foto di Gerardo Grimaldi, il cantante durante un live\ ilmondodisuk.com
Nelle foto di Gerardo Grimaldi, il cantante durante un live. In bassi la copertina dell’album, fronte e retro

«Il disco – racconta il chitarrista – ha una genesi molto tormentata: ci sono voluti tre anni per realizzarlo, per trovare la band, provare i pezzi, registrarli. Non è stato facile trovare musicisti adatti al sound che avevo in testa. E poi è nato in una fase particolare della mia vita, sia dal punto di vita personale che artistico: mi sono separato, ho cambiato band, compagna. Alla fine però è stato un gran risultato perché è arrivato alla festa dei miei 50’anni (compiuti lo scorso 29 ottobre) con una nuova casa e una nuova compagna».

Impossibile etichettare la sua musica in un unico genere. «Il mio – precisa – è un jazz su beat funky che io chiamo funky jazz. Un rhythm and blues con improvvisazione jazzistica. L’idea fondamentale di suono che perseguo è quella di un suono black, tipico della musica afro-americana».
Registrato in due giorni e mezzo e in due session (una a novembre 2017 e l’altra in un weekend di giugno 2018), prosegue il cammino musicale cominciato sedici anni fa con The Other Side, album d’esordio, ma segna anche un cambio di rotta: il genere è lo stesso ma la band non è più un quartetto bensì un trio (un dialogo tra chitarra, basso e batteria).
Il sound è più asciutto, non c’è più quel tessuto armonico creato dal piano Rhodes o dall’Hammond. Ci sono però tutti gli elementi tipici della sua musica: la forte componente melodica, l’improvvisazione, il suono corposo e grosso che insieme al groove produce una pulsazione trascinante e avvolgente.
Un album nell’era dello streaming. «Se si considera – commenta Langella – la velocità con cui oggi i giovani ascoltano la musica e il modo in cui se ne fruisce, dal punto di vista commerciale non ha molto senso l’album, ma io non mi sono ancora abituato all’idea di produrre un’opera senza che poi sia tangibile. Ecco perché ho deciso di incidere il disco che tra l’altro ai concerti è molto richiesto».
Otto brani, di cui uno cantato (The First Day) in cui viene fuori la sua anima meno jazz e più pop. Altra novità, rispetto ai lavori precedenti. Tutti in realtà, tranne l’ultimo (Soul Town), contengono dei brani cantati in cui emergono le influenze extra jazzistiche del musicista che ha sempre praticato la musica pop sia come turnista che nei numerosi live con Nino D’Angelo. Talvolta le due anime convivono come in questo brano.
«L’idea iniziale – spiega il compositore – era di fare un unico gruppo con un unico suono. Ho tentato di registrarlo strumentale ma essendo un pezzo nato per essere cantato non ha funzionato. Mentre nei precedenti dischi avevo il pezzo e cercavo qualcosa che lo rendesse più godibile, che lo facesse funzionare di più, in quest’ultimo è successo l’esatto contrario».
Tutto il disco, di cui Langella è anche produttore, è stato registrato in trio con i bassisti Daniele Sorrentino che ha suonato principalmente il contrabbasso e Gabriele Lazzarotti, alla batteria Pasquale De Paola, presenza fissa negli album del musicista nonché suo braccio destro. Accompagno le melodie del brano The First Day, la voce di Marcello Coleman e le tastiere di Massimo Gargiulo con Roland Cabezas (autore del testo) alle voci secondarie. Produttore esecutivo, Giacomo Boldi.
A Kind of Sound è disponibile in tutti gli store digitali (Amazon, iTunes…). Dedicato al figlio Alessandro, alterna mood più minimali (le prime due tracce Kool Man e Sunday Mood), ad altri più soul (il brano cantato), R&B (Inner City Blues). Il filo rosso che lega l’intero album è sicuramente il groove (basti ascoltare brani come Pas Groove), anche se ci sono due ballad molto delicate (More Soul e Impossible Love, in quest’ultima, il chitarrista si cimenta per la prima volta alla chitarra classica).
Autodidatta, la passione per la chitarra lo accompagna da sempre: «Da ragazzo – racconta -, l’unico punto di aggregazione era la parrocchia di fronte casa. Lì frequentavo un gruppo di amici che suonavano e, incuriosito, iniziai a strimpellare anch’io la chitarra cercando di imparare il più possibile guardando gli altri. Decisi di iscrivermi al conservatorio di Napoli e qualche anno più tardi di seguire lezioni di solfeggio, ma fui scoraggiato dalla rigidità della didattica italiana. All’epoca nei conservatori si studiava solo musica classica e, poiché io desideravo studiare chitarra elettrica, mi resi conto che l’unica scelta possibile era quella di andare negli USA, dove l’approccio allo studio è molto più pragmatico. Intanto leggevo libri, riviste specializzate, suonavo alle cerimonie».
Dopo aver messo da parte un po’ di soldi, raggiunge la west coast e si diploma con lode al Guitar Institute of Technology di Hollywood nel 1994. Il diploma però, non essendo rilasciato da un conservatorio italiano o europeo, in Italia non aveva alcuna validità. Nel frattempo, nei conservatori erano stati introdotti corsi sperimentali di musica jazz, elettronica, pop, ecc. Decide così di tornare a studiare e consegue le lauree di primo e di secondo livello in “Musica Jazz” al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, e la laurea di secondo livello in “Chitarra Jazz” presso il conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino.
Da allora non si è più fermato. Suona con artisti del calibro di Scott Henderson, partecipa a trasmissioni televisive, rassegne, festival. Il suo brano Green Tuesday, contenuto nel disco Soul Town, è incluso nella colonna sonora della fiction di Raiuno “Baciato dal sole”. Non solo, il musicista collabora, da circa 20’anni, con il mensile per chitarristi “AXE” ed è molto attivo anche nel campo della didattica: è infatti docente di chitarra pop-rock al conservatorio “Nicola Sala” di Benevento. «Per me – sottolinea – l’insegnamento è una vocazione. Mi piace l’idea di trasmettere le mie conoscenze agli altri. La cosa difficile è cercare di tirare fuori il musicista che è in ogni allievo, la sua personalità. È una sfida quotidiana».
Tante le cose che bollono in pentola tra cui un libro per gli appassionati e studiosi di chitarra. Oltre a portare in giro il disco con il trio, l’artista sta già lavorando a un nuovo progetto con la cantante jazz Giusy Del Pezzo. Dopo il concerto di Roma al Fonclea Pub di ieri (domenica 25 novembre) con Vittorio Pepe al basso e Pasquale de Paola alla batteria, il chitarrista sarà il 3 gennaio, alle 22, al Labyrinth di Pomigliano d’Arco (in via Mazzini 32).

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