Napoli regina, labirinto in cui perdersi, città-femmina, che si nasconde, che recita a soggetto nel suo immenso teatro. Seneca, Svetonio, Tacito, Stazio, parlarono del teatro Neapolitano; l’imperatore romano Nerone apprezzò e fu attratto da quest’arte. Altro che pizza, Vesuvio e mandolino. Ecco Napoli velata e sconosciuta. Luoghi e simboli dei misteri, degli Dèi, dei miti, dei riti, delle feste” di Maurizio Ponticello, Newton Compton Editori, pagg. 384, euro 14,90.
L’imperatore filosofo Marco Aurelio amava Napoli e soggiornò nel teatro all’aperto per soddisfare la propria natura introspettiva, tra le ville del’ozio e il Ginnasio. Scipione l’Africano, Cornelia la madre dei Gracchi, Scipione l’Emiliano, Mario, Silla, Cesare, Bruto, Crasso, Cicerone, Lucullo, Augusto, transitarono ed oziarono per Napoli e dintorni.
A volte ci si dimentica del più incantevole dei luoghi di Neapolis, il locus amoenus per eccellenza: la Baia di Trentaremi. Un posto dove è possibile osservare, con un solo sguardo e dallo stesso punto, Capri, il Vesuvio, la penisola sorrentina. Una postazione naturale collocata tra il fuoco orientale del Vesuvio e gli ardenti Campi Flegrei occidentali. Posillipo: riposo dagli affanni, pausa al dolore.
Oltre ai luoghi, le leggende. Partenope, la vergine. Virgilio, il vergine. Il casto Publio Virgilio Marone fu etichettato dal popolo napoletano “il verginello”. E dalle Sirene di Virgilio si parte anche per l’Uovo con la U maiuscola.                                                                      La nascita del mondo da un uovo fecondato è un’idea comune agli indù, agli egiziani, ai fenici, ai cananei, ai tibetani, ai celti, ai greci e ai popoli di origine indoeuropei. L’uovo è collegato a simboli, emblemi, ai cicli dell’anno, alla rinascita, è simbolo di ritorno alla vita.
Insomma Virgilio, oltre a essere un grande letterato, era considerato il protettore di Neapolis, interveniva negli eventi nefasti, come quando intervenne a debellare una invasione di mosche, alle quali il mago aveva soffiato parole di vita.
E poi la festa di Piedigrotta. Agli inizi dell’800 la “Gazzetta Napoletana”, evidentemente influenzata dal secolo dei lumi da un lato e dalla chiesa dall’altro, si adoperò per una dura reprimenda a quella Festa che coinvolgeva non solo la comunità di Mergellina, ma l’intera città, considerandola “un ammasso di laidezze e orribili superstizioni”. Il culto di Piedigrotta è indissolubilmente legato alle donne gravide ed ai riti della fertilità. E qui si inserisce la leggenda sullo “scarpunciello dà Maronna”, ovvero della misteriosa scarpetta benedetta.
L’autore continua con una carrellata di storie poco conosciute e raccontate. Come quella delle orge e delle tarantelle ai piedi di Giano. Si interroga sull’orgia e sull’orgasmo ricordando che originariamente l’orgia era collegata alla sacralità (orge sacre), “uno stato di esaltazione entusiastica che negli antichi Misteri avviava alla realizzazione iniziatica”.
Maurizio Ponticello, con questo nuovo prodotto editoriale, si conferma uno studioso di Napoli, un profondo conoscitore di Partenope, una brillante penna capace di tenere il lettore dentro le vicende raccontate.
L’autore ha come faro le fonti, lo studio degli atti primordiali e fondamentali per raccontare e portare alla luce elementi nuovi, abbattendo luoghi comuni e “copia e incolla” adoperati da tanti che raccontano Napoli, i suoi luoghi e le sue leggende. Lo fa con linguaggio mai pesante, con spiegazioni approfondite e tecnica argomentativa avvincente. Da leggere.

 
Nello foto, Maurizio Ponticello durante la recente presentazione alla Feltrinelli di piazza dei Martiri