“Napoli Liberty_N’aria ‘e primmavera”. Al Palazzo Zevallos Stigliano in via Toledo 185 fino al 24 gennaio 2021, sarà esposta un’accurata scelta di circa 70 bellissimi pezzi (foto) per mettere l’accento su un periodo storico che la città riuscì bene a personalizzare.
Siamo tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 quando il movimento Liberty si diffonde in tutta Europa, caratterizzando gli àmbiti artistici e architettonici con elementi floreali e linee morbide. Napoli ne accoglie le asimmetrie, le policromie e gli elementi naturalistici soprattutto nei quartieri di nuova urbanizzazione tra Vomero, Posillipo e Chiaia, seppur con interventi isolati.
Ferro battuto, stucchi e piccole torri sono alcune particolarità dello stile “nuovo” partenopeo. Palazzo Zevallos è quindi la sede perfetta per questa esposizione, nato seicentesco ma diventato poi all’interno un vero e proprio scrigno Liberty.
Già dal manifesto di ingresso che inquadra un particolare dell’opera di Vincenzo Migliaro “Seduzioni” del 1906 e che si trova qui esposto, si intuisce che il clima sarà sognante.
Entrando, ci accolgono i bellissimi versi di una tra le canzoni classiche napoletane più popolari di Salvatore Di Giacomo “Marzo”, scritta nel 1898. L’ “aria ‘e primmavera” che dà il titolo alla rassegna, si identifica con la ventata nuova e fresca che portò lo stile.


Molto apprezzata l’idea della filodiffusione di famosi brani partenopei che accompagnano il visitatore e che contribuiscono a creare una certa atmosfera durante l’osservazione delle opere, pittoriche e non. Presenti infatti diversi pezzi che, oltre ai dipinti, spaziano tra le varie arti applicate dalla ceramica alla scultura, dai manifesti pubblicitari all’oreficeria.
Tra le presenze rilevanti, c’è sicuramente quella del pittore Felice Casorati che soggiornò per soli tre anni a Napoli (1907-1911) ma che furono i più prolifici, dando vita a circa 38 dipinti tra cui “Persone” qui esposto, una tavolata all’aperto come una carrelata tra le varie età della vita e conseguenti umori delle persone sedute. Pur non essendoci alcun riferimento alla città durante queste sue produzioni, le sue sono opere dalle atmosfere intimiste, alcune delle quali avranno risonanza internazionale.


Interessante la sala dedicata alla grafica e alla cartellonistica, circùiti in cui Napoli all’epoca fu tra le più fiorenti industrie europee. L’arte del manifesto era infatti un rilevante sintomo di un mondo produttivo e commerciale che investiva una consistente parte degli introiti in pubblicità, dando estrema importanza e fiducia alla comunicazione. Ragion per cui venivano ingaggiati artisti di livello internazionale (Migliaro per “Il Mattino” resta una delle note firme) per collaborare con riviste e quotidiani o creare nuovi filoni illustrativi per nuove idee. Ad esempio nacque il periodico “l’Arte muta” che trattava di critica cinematografica e che risultò essere il prodotto di un’editoria di lusso per così dire, data la fattura della carta con cui era stampato e degli allegati pensati apposta per arricchire i vari numeri (locandine, libretti delle trame etc.)
Infine, prendetevi del tempo per visitare la saletta dell’ospite fisso di Palazzo Zevallos, il geniale Vincenzo Gemito (immagine in basso). Scultore, disegnatore e orafo autodidatta, elogiatissimo anche dallo stesso Salvatore Di Giacomo è forse l’esempio migliore di come si possa essere una nota diversa e d’eccellenza così come lo fu la nostra città all’interno del movimento estetico-artistico del Liberty.
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