Poesia/ “Paradigmi della complessità”: Silvia Elena Di Donato scava nel labirinto della vita

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Silvia Elena Di Donato condivide le sue impressioni sulla nostra complicata umanità nella silloge poetica “Paradigmi della complessità” (edizioni difelice), un’opera dai tanti livelli di lettura, in cui molte delle liriche presenti sono di non immediata comprensione: la poetessa, infatti, scava molto a fondo nell’esistenza umana e trae idee e riflessioni complesse e filosofiche, che richiedono uno sforzo in più per essere colte – e ne vale sicuramente la pena.
Il valore di questa raccolta di poesie risiede proprio nella loro profondità, nel loro non fermarsi a un’idea semplicistica delle cose e delle emozioni; anche l’argomento più frequentato dai poeti – l’amore – viene analizzato e restituito in forme inedite, andando a scandagliare anche i suoi aspetti meno nobili, che comunque fanno inevitabilmente parte di un sentimento tanto articolato e a volte misteriosamente inafferrabile.
Ad esempio, nella poesia “Di trincee e di altri assalti”, si racconta di un amore che provoca solo dolore e confusione – «Corrodevano ogni alfabeto/e mi morivano in faccia/le tue sconclusionate distanze/sentivo un dolore disordinato/un bruciore inconcludente/– graffi ovunque –/Ti difendevi da te stesso/e mi lasciavo squarciare/come una vela il vento».
O ancora, in “Prima persona plurale” si esprime l’amarezza per l’amore sfumato e per la mancanza di reciprocità – «Io, che volevo/darti ogni volta tutto/– e finivo per ingoiare i tuoi morsi –/Tu, che non volevi nulla/ma intanto/ogni volta tutto ti prendevi/Tu, con la testa da un’altra parte:/forse sulle pale dei mulini a vento, /dove hanno casa/le nostre emozioni mancate».
L’amore è solo uno dei temi più rilevanti dell’opera, perché vi sono anche riflessioni che travalicano i nostri bisogni terreni e la nostra finitezza: l’autrice, infatti, dialoga apertamente con l’infinito, brindando alla quota della nostra eternità ed estendendo la vita umana oltre la mortalità, perché noi partecipiamo del tutto, e una volta lasciato questo piano esistenziale non svaniamo ma diventiamo parte dell’eterno ciclo universale.
In queste liriche si avverte con molta forza il desiderio della poetessa di acquisire saggezza in merito all’umano sentire: ogni poesia può essere quindi considerata come un passo in avanti nell’inesauribile ricerca dell’autrice, e la raccolta nella sua interezza può essere vista come un lungo viaggio di consapevolezza, che possa liberarla dalla morsa del caos. Il linguaggio poetico è quindi appiglio e salvezza, mentre Silvia Elena Di Donato è cosciente di stare in bilico su un baratro – quello in cui tutti noi ci troviamo: l’immagine perfetta della vita che ci provoca vertigini e sensazioni di caduta, lasciandoci però sempre delle possibilità di resistere. Sta a noi saperle cogliere. (Elvira Ravoli)
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