Dalla raccolta di poesie “Del distacco e altre impermanenze” (La Vita Felice, 2014) a questa odierna e recentissima “Il ramo più preciso del tempo” (Oèdipus),  sono trascorsi quattro anni e i versi di Ketti Martino, sono in qualche modo ancora più affascinanti, maturi, consapevoli.
Ecco la parola consapevolezza non è estranea, a mio avviso, a Ketti Martino che trasfonde in questa nuova prova letteraria e poetica una precisione e insieme un amore profondo, appunto una consapevolezza di se stessa e della sua scrittura conquistata, forse come spesso accade, metaforizzando in maturità l’osservazione delle vicende della vita, i profondi cambiamenti, le mutazioni, nel bene e nel male, che essa comporta.
Questa straordinaria raccolta di versi ci consegna una donna e una “poeta” di grande sensibilità e originalità nel verso composito, avvolgente, urgente nella sua espressività, che porta a momenti di intima e importante riflessione.
Una poesia da leggere e rileggere che ci trasmette bellezza e profondità, ma non solo questo. Una poesia visionaria, a tratti dolorosa, che si appropria delle cose e dei sentimenti facendoli viaggiare in esclusiva metafora.
La raccolta è divisa in tre parti: “Liturgia della casa”, “Rotazioni”, “Distanze”, eppure ognuna di queste parti mantiene una emozione che la ricollega alla precedente e alla successiva.
Scrive Costanzo Ioni nella bella postfazione alla raccolta: “E’ un riavvolgersi di fotogrammi, lo stop and go di una catena di montaggio che si autoalimenta: perché anche se il libro è articolato in tre sezioni i cui titoli rimandano ad un percorso lineare […] si tratta invece di ambiti che s’intersecano e intrecciano”, tre momenti, dunque, che connotano una continuità, un fil rouge di allegoria di sentimenti, di stati dell’animo, di stagioni della vita.
E poi, come in un gioco di scatole cinesi, la vita e la metafora di essa, la realtà e il suo doppio immaginario, vengono in luce subito nella bellissima prima parte: “Liturgia della casa”.
Eccone un esempio: “Quella che noi chiamiamo casa/ è l’eterna remissione degli oggetti,/ l’enigma forgiato sulla materia./ Di notte, quando i profili sono chiusi nelle mani ci assale l’imperfezione”.
Questi versi, a mio avviso, sono come una cattedrale, una Sagrada Famiglia, ad esempio, una chiesa che all’interno si trasforma in una foresta, in un mondo altro contenuto nel mondo esterno, tale sembra la volontà del poeta di travalicare il mondo esterno per costruirne uno interiore che contenga tutte le pulsioni che la vita ci rimanda.
O ancora: “Nell’arcobaleno si riassumono/ tutte le strade, le voci e le onde/ temperate delle ciglia./ Il ritmo degli atomi s’imparenta coi grani di colore, s’imperla/ nel miraggio della rinascita./ Così ci si appartiene nella casa: si vive come per brillantamento.”
In questa alternanza di sensazioni Ketti Martino usa un metodo interessante, alcune poesie sono scritte un corsivo, altre no.
C’è forse una voce del intelletto, dell’anima e una della realtà della mente? Ci piace pensare che possa essere così, che il “delirio poetico” possa avere il diritto di sdoppiarsi, di raccontare il se stesso e l’altro da sé, che insieme danno l’idea di un mondo arcano e, insieme, universale altrui, che può appartenerci pur non essendo nostro di fatto.
E ancora viene sottolineato il passaggio delle stagioni, la loro evidente caducità, nella sezione “Rotazioni” leggiamo: “Stretti alla nodosa curvatura dell’autunno/ chiedono un onesto divenire, i giorni”.
Infine la struggente parte “Distanze”, quella della memoria, del silenzio interiore, della solitudine: “Ora che sei negli occhi/ cucimi le ciglia col filo rosso/ ché luce, polvere/ o vortice di mare/ non ci separi.
Ancora: “stringo tra le mani il pane/ spezzo il pane/ spezzo il cuore/ spezzo me”.Una raccolta di poesie di alto livello che conferma Ketti Martino come importante poeta nel panorama letterario del nostro paese. La Martino, pubblicata in numerose antologie e i cui versi sono stati tradotti in inglese e spagnolo, autrice di altre raccolte poetiche, con questa raccolta di versi mette al posto giusto un fondamentale tassello del suo mondo poetico. Come si diceva una raccolta da leggere e rileggere  per trovare sempre nuovo spunti e ragioni.
Ci piace terminare ancora con un verso della raccolta, che così bene descrive una interiorità di pregio: “Cercatemi nell’ora più smessa e irregolare del mattino. / Cercatemi nel sogno.”
In foto, poesia del paesaggio autunnale