Dopo “Eredità ingombranti”, ecco “Lo stalker”, il secondo dei  4 racconti che vi proponiamo, tratti dal libro di Francesca Vitelli“Sirene si nasce”, edito da ilmondodisuk. Un modo per trascorrere con la leggerezza dell’ironia questa quarantena da Covid-19: #restateacasa in compagnia di pagine scoppiettanti ispirate dalla realtà, musa inesauribile dell’autrice. 

Lo stalker| ilmondoodisul.comPer essere un thè pomeridiano, la conversazione era tutt’altro che frivola. Armida aveva convocato le amiche con una richiesta di aiuto. Ci aveva pensato a lungo sentendo risuonare nella mente le possibili reazioni di ognuna e lottando contro la sua naturale riservatezza, anche in punto di morte si farà scrupolo di non arrecare disturbo, si era detta che chiedere aiuto fa parte dell’amicizia e il farlo può essere letto come segno di vulnerabilità o di forza secondo il temperamento del soggetto destinatario della richiesta.
I meschinelli gongolano nel conoscere le difficoltà altrui ammantando di ipocrita disponibilità un senso di malcelato trionfo, mentre le persone non affette da tale morbo e in confidenza con l’empatia, tendono a domandarsi come poter esser utili.Le amiche del circolo del thè come poter essere d’aiuto se lo sarebbero chieste tutte dando, ognuna secondo la propria natura, una risposta diversa.
Era un giorno infrasettimanale di fine maggio quello in cui il circolo fu convocato di gran carriera. Si godeva il primo caldo in cui le donne sfoggiano gonne fiorate lunghe per coprire gambe non ancora abbronzate e scelgono smalti per unghie dai toni scanzonati. Quel primo caldo a lungo desiderato che regala piacevolezza, quel caldo in cui il germe dell’estate non è ancora esacerbato da temperature torride che inducono il desiderio di veder apparire un frammento di banchisa polare in soggiorno.
Le prime ad arrivare furono Armida e Fedora, quest’ultima ancora con tracce di colore sulle mani, un verde fresco di nuova tenera erba nuova e un azzurro intenso, le tinte delle creature marine che prendono forma e vita nel suo atelier. Scelsero un tavolino e chiesero la carta dei thè. Di solito Armida non aspettava neanche un secondo per informarsi sui dolci e che ciò non fosse accaduto aveva impensierito Fedora non poco.
Alla spicciolata arrivarono anche Allegra, Petronilla e Zaira, per Fiona era presto, toccava aspettare una mezz’oretta buona per vederla comparire trafelata e sorridente.
«Ragazze ho un problema – esordì Armida – sento l’urgente necessità di un vostro consiglio».
Le donne, attente e partecipi, vedendo sopraggiungere il cameriere per prendere le ordinazioni non esitarono a mandarlo via con un aggraziato ma infastidito movimento delle mani, una elegante torsione del polso, ballerine di flamenco che scacciano via insetti molesti. Il ragazzo, conoscendo le signore, non si offese decidendo di ripassare più tardi.
«Da due settimane – riprese Armida – sono vittima di uno stalker. È iniziata con telefonate a tutte le ore del giorno e della notte e…».
Armida non fece in tempo a finir la frase che Zaira saltò su: «Ma telefonate mute oppure parla?».
«Sì – intervenne Petronilla – il porco parla, dice oscenità o cosa?».
«A volte sono mute, a volte mi chiama per nome e mi chiede cosa sto facendo  – riprese Armida – ma la cosa peggiore è che adesso quando esco di casa c’è un tizio che mi segue».
«Un tizio? Che tizio?», chiese Fedora.
«Uno che abita non lontano da casa mia, un ragazzo, fino all’altro giorno mi sembrava solo un tantino strano, ma ieri all’improvviso si è calato i pantaloni».
«Oddio! No!», fu un coro.
Mezz’ora era trascorsa e alla conversazione si aggiunse Fiona a cui, mentre si liberava dallo scafandro da guidatrice urbana di scooter, fu fatto un rapido resoconto.
Fiona fece giusto in tempo a urlare: porco schifoso!, che il cameriere, tornato per prendere le ordinazioni, interpretatolo come diretto a lui, batté in ritirata pensando tra sé che sì le signore strane lo fossero proprio.
«E tu che cosa hai fatto?», domandò Fiona.
«Cosa vuoi che abbia fatto, sarà corsa via», commentò Zaira.
«Magari avessi potuto, ero con il cane a cui avevo tolto il guinzaglio e lui, incuriosito dal tizio, si è seduto a guardarlo fisso per capire cosa stesse facendo».
«Ma dai, pure il cane guardone… Astorre potrebbe fare di meglio».
«E se lo mandassimo a un corso di difesa?».
«Chi, Astorre? Convinto che le relazioni siano il sale della vita familiarizza pure con i gatti e il postino, non resisterebbe un giorno!».
«Ma insomma, neanche una tazza di thè si può avere in questo posto, ragazzooo», chiamò spazientita Petronilla.
Il malcapitato con penna e blocchetto si avvicinò guardingo al tavolo, sperando di prendere ordinazioni e non invettive.

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«Magari potrebbero insegnargli a mordere quando vede un bigolo di fuori…».
Il cameriere fece uno sforzo sovraumano per non perdere l’aplomb e fuggir via.
«I cani sono esseri coerenti, perché Astorre dovrebbe diventare aggressivo con qualcuno che mette il bigolo di fuori quando lui, il suo, se lo porta a spasso in bella vista senza problemi? Vorremo mica mandare in confusione anche lui adesso? Che poi ci tocca portarlo dallo psicanalista».
«Ma si è calato i pantaloni così d’emblée ?».
«E cosa volevi che dicesse Annunciazione Annunciazione?».
«Be’, almeno due schifezzuole d’introduzione avrebbe potuto dirle…».
«Che tristezza, non c’è più eleganza neanche nelle perversioni…».
«Ma l’impermeabile ce l’aveva?».
«L’impermeabile? Ma se c’è un sole che spacca le pietre!».
«Zaira, tu sei troppo giovane per saperlo ma nell’immaginario collettivo i maniaci vanno in giro nudi, stretti in un impermeabile e poi quando trovano il pubblico adatto da-dan lo spalancano per mostrare tutta la loro maschia virilità».
code (2)«Gesù, e io che pensavo che la mia generazione fosse disturbata per colpa dei social…».
«Ragazze, basta cianciare, qui serve una soluzione!».
A questo punto tutte guardarono Allegra, l’avvocata, aspettando una soluzione in punto di diritto, un’argomentazione giuridica che potesse arginare il maniaco.
«Ci vuole un albanese», fu la risposta.
«Un albanese? In che senso?».
«Nel senso di uno che mena», spiegò.
Non era esattamente la risposta che si aspettavano ma impiegarono poco a riaversi dallo stupore, del resto il pensiero laterale per loro era un’arte sottile.
«E dove lo prendiamo un albanese?», chiese con pragmatismo Petronilla.
«Io conosco un tizio…», disse Zaira.
«Andiamo ragazze, siamo serie», provò a dire Armida ma oramai la discussione si andava accendendo e le ragazze erano serissime.
«Ci serve una persona fidata, un picchiatore bravo, chi abbiamo sottomano?».
Armida era incredula, il circolo del thè si era trasformato in un’associazione a delinquere.
«Ci servirebbe uno in grado di fare un lavoretto pulito, ma secondo voi quanto potrà costare?».
«Chiediamogli almeno due interventi».
«Sì, così magari ci fa lo sconto, un 2×1 sulle aggressioni».
«Io ho un cliente che mi deve un favore, potrei chiamarlo».
«Ma lo vogliamo accoppare o cosa?».
«No, vogliamo solo fargli capire che l’aria al bigolo la deve andar a far prendere da un’altra parte».
«Ma andare a denunciarlo, no?».
A parlare era stata Fiona e le altre la guardarono con amorevole condiscendenza, a rimetterla sulla retta via ci pensò Petronilla.
«Fiona cara, servirebbe a poco, qui ci vuole pragmatismo o pensi che possiamo permettere che Armida soccomba?».
«Soccombere, mai», fu il grido di tutte che ordinarono altro thè, continuando a pianificare l’azione antimaniaco.
Il cameriere, nel suo andirivieni dal tavolo, si disse che il maniaco non aveva la più pallida idea del casino in cui si era andato a cacciare perché sì le signore erano strane ma anche determinate assai.
«Ragazze, qui ci serve un legale del settore tosto assai», disse Allegra.
«Perché non te ne puoi occupare tu?», chiese Fiona.
«No, lei evita che mariti e mogli risolvano a morsi i loro matrimoni, qui ci vuole uno che a mordere inciti…», rispose Zaira.
«La persona giusta è a Orvieto», le informò Allegra.
«E dobbiamo andare fino in Umbria?».
«La volete risolvere o no?».
«Bene, appuntamento domani alle 10, si parte alla volta di Orvieto. Destinazione Studio Legale dell’avvocata Michela Ricolfi che è tosta assai».
Studio legale Ricolfi,
Piazza XXIX Marzo, Orvieto
© Riproduzione riservata
Le illustrazioni  in pagina sono di Maria Carolina Siricio. Al centro, il libro proposto nello stand del mondodisuk al primo salone del libro napoletano rinato nel 2018

IL LIBROcopertina-intera-sirene
Un gruppo di amiche racconta la vita infrangendo tabù con una predilezione per il politicamente scorretto. Una galleria di personaggi femminili mette in scena le piccole grandi avventure quotidiane, scardinando lo stereotipo che vuole le donne incapaci di solidale sostegno e complicità. Il rapporto con gli uomini, il potere, il lavoro, l’amore, il sesso, la bellezza e il passare del tempo scorrono fluidi in queste pagine in cui ironia e leggerezza sono magistralmente illustrate da Maria Siricio. Parole e immagini unite da una sottile, elegante, scoppiettante, irrefrenabile ironia.

 

L’AUTRICE
Francesca Vitelli nasce a Napoli nel 1968, si laurea in Scienze Politiche e sceglie la libera professione di consulente di enti pubblici, associazioni e imprese. Per il suo quarto compleanno, la madrina le regala una macchina da scrivere arancione ed è amore a prima vista. Scrivere è la sua passione; farlo con ironia, un talento. Ha pubblicato saggi economici e racconti. Incontra persone, viaggia, ascolta, osserva e nella sua mente prendono corpo visioni che finiscono sulla carta.

Francesca Vitelli
Francesca Vitelli

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Il video è stato girato durante la presentazione al Complesso di San Domenico Maggiore, nel corso della prima edizione di Napoli città libro. Legge il racconto, Francesca Rondinella.

 

 

 

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