Mariano è un ragazzo di periferia cresciuto in fretta, con la durezza della vita dentro, madre lavoratrice e papà in galera, si mette subito di fronte a responsabilità più grandi di lui. Ma è audace, sveglio, sa stare in quel quadro di regole non scritte che devono farti crescere prima degli altri, altrimenti rimani indietro, sa farsi valere e prende in mano il proprio destino. Comincia così il romanzo Lo scarabeo di Francesco Uccello (edizioni Ad est dell’equatore, pagg.204, 12 euro).

Lo Sacrabeo| ilmondodoisuk.com
Qui sopra, la copertina del libro. In alto, immagine simbolo della solitudine adolescenziale

Ma tutto ha un prezzo, così fantasticare da adulto ti porta ad amicizie di convenienza, a fare denaro ad ogni costo, ad ingraziarti le persone per sfruttarle. Insomma, ad essere un opportunista.
La debolezza familiare, la durezza dell’arrivare prima, il quadro di riferimento sociale, la comunità che ti circonda, ti fanno venire su con principi e valori falsati, con idee malsane, con una mal-educazione.
Poi subentra l’infatuazione, l’amore di Mariano per la segretaria Serena, un crescendo di emozioni percorrono la psiche del protagonista del romanzo, un ragazzo innamorato di una più grande, bella e sensuale. Qui già ci si sente “dentro il corpo” di Mariano, ovvero: quale maschietto nella vita non si è “perso” per una donna inarrivabile, impossibile da conquistare?
E proprio un gesto d’amore nei confronti di quest’ultima innerva la storia del romanzo. Mariano pensa di ingraziarsi Serena comprandogli un anello per regalo. Succede di tutto: lo perde, va in mani sbagliate e su un dito pericoloso, ovvero su quello della moglie del proprietario dell’agenzia dove lavorano Mariano e la mamma. Un gran bel guaio.
Ma Serena, nel frattempo, si era innamorata della persona sbagliata, deludendo pesantemente Mariano.
Allora il tredicenne, quasi quattordicenne, prepara la vendetta. Ordisce un piano per spaventare l’ingegnere sposato che flirtava con Serena. Efficace quanto diabolico, una mandrakata. Ma non va a finire proprio come lui voleva.
Nel frattempo il papà, Salvatore, esce di galera ma non fa in tempo a fermare il piano diabolico del figlio Mariano.
L’autore del libro percorre sentimenti elementari, le parole scivolano verso una storia che tiene dentro cuore e ragione, alti e bassi, agiatezze e proibizioni. Una moderna storia con più plebei e meno patrizi.
La periferia, gli stenti, i falsi miti, il duro lavoro per mantenersi appena in piedi, la vita proibitiva che scorre sotto i colpi di una quotidianità affannosa, che consuma, che butta fuori recrudescenza, consuetudini feroci.
Mariano rappresenta il paradigma di una modernità escludente, lacerante, dove la vita scorre in “non luoghi” e fare i “grandi” diventa una necessità per sopravvivere. Falsando il bene e il male, praticando atteggiamenti privi di valore, confondendo le buone pratiche quotidiane nel recinto del ben fare e del ben-essere.
Il racconto si ferma, una strozzatura ragionata lascerebbe intendere una sua continuazione, oppure, più semplicemente l’autore intende far diventare protagonista ogni lettore che può continuarlo a suo piacimento.
Il libro sarà presentato dall’autore (giornalista e blogger) al Teatro Nest, sabato 23 novembre,  alle 17 (in via Bernardino Martirano, 14 quartiere San Giovanni a Teduccio), con Ivan Cotroneo, sceneggiatore e regista, e Maria Luisa Iavarone, professoressa dell’Università di Napoli Parthenope, presidente dell’associazione Artur.
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