Fantasmi della sofferenza che la storia ha cancellato. La loro presenza impalpabile riempie l’abbandonata bellezza dei luoghi, evocando la memoria del dolore e sussurrando emozioni cos forti da far riaprire ferite dimenticate. Come quella della “Galleria delle armi”, che inghiott vite gi  derelitte, affamate da una guerra che al suo quasi epilogo si mostrava come l’inizio della colonizzazione americana. Si fermò a Balvano il treno (merci) 8017 diretto a Potenza e con lui il respiro dei (seicento?) passeggeri, il 3 marzo 1944. Superstite, Pino, settantenne medico in pensione, nato da una passeggiata romanzesca di uno psicoterapeuta partenopeo, Salvio Esposito, in quella che fu una caduta storica dei diritti umani, benedetta dal comando yankee.
Colpito dal fascino di quella terra viaggiando nei “vagoni della modernit ", Salvio Esposito, rientrando a Napoli, andò a curiosare dal suo computer in rete, scoprendo il più grande disastro ferroviario di un’Italia tutt’ora divisa a met . Un incidente sospeso nel vago, segnalato da poche notizie e da qualche isolato tentativo di documentarne le tragiche sequenze. Ora romanzo di circa 150 pagine intitolate a quel tunnel della morte, prodotto dal basso, con l’etichetta editoriale Marotta&Cafiero, regalata da due editori napoletani a giovani di Scampia che pubblicano “pizzofree”, con carta riciclata e a chilometro zero, spostandosi il meno possibile, per stampare, più o meno sotto sede .
Il passato ritorna, inesorabile. Le locomotive affannarono sui binari fino a restar bloccate nella grotta, generando il veleno (monossido di carbonio e acido carbonico) che in un attimo soffocò la fatica d’esistere. «La signora seduta poco più avanti, trasse un coltello dalla borsa della spesa e iniziò a sbucciare un’arancia, “Vulite ‘nu purtu allo?” mi chiese gentilmente.
“No grazie”, le sorrisi.
Mi sembrava ne avesse solo due, e due erano le bimbe che l’accompagnavano.
Moriranno tutte e tre. Lei sar  ritrovata col dito teso a indicare i colpevoli. Non sar  ascoltata da nessuno. Questo mondo non d  spazio a chi chiede giustizia in dialetto».
Napoletano, lucano e un pizzico di francese intervallano un racconto interiore che ripercorre sfumature dell’anima, rivisitate attraverso un microcosmo di personaggi. Resta il ricordo in bianco e nero di una tragedia della quale nessuno si è mai addossato la colpa. E il profumo d’amore che spinge a ripercorrerla. Pino sal su quel treno per cercare di salvare la prostituta torrese di cui era innamorato, aggredita da una rara malattia cutanea. Voleva raggiungere, infatti, dalla sponda adriatica, Istanbul, dove avrebbe preso contatti con Hulusi Behet, dermatologo di fama internazionale che aveva individuato la patologia e che avrebbe potuto curare la donna .
Riemerge la tragedia snobbata dalla stampa dell’epoca. Offrendo spunto stasera (alle 19) a una conversazione nella sede partenopea dell’istituto francese di via Crispi 86 sul tema “La storia, una questione di traduzione?” cui partecipano Jean-Nol Schifano e Luigi Mascilli Migliorini. Modera, Christian Thimonier (letture di Adele Pandolfi e Loredana Simioli, pausa musicale di Francesco d’Errico). Scenografia, la mostra di Michele Di Lillo come un artista osserva il luogo di un’indifferenza ufficiale, a 70 anni di distanza. Fiction letteraria e visiva insieme, per spazzare via omert  politica e giornalistica. Anche dopo oltre mezzo secolo di angosciante silenzio.

Galleria delle armi
di Salvio Esposito
Marotta&Cafiero, pagg. 144, 10 euro
Il venti per cento del prezzo di copertina è destinato a Simba onlus (associazione italiana sindrome e malattia di Behet)

In foto, Galleria delle armi

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