Anche il teatro di San Carlo celebra la giornata della memoria. Con un concerto speciale: Il tempo della fine. Quattro vite nell’apocalisse  di Görlitz. Ne è protagonista il quartetto composto da Gabriele Pieranunzi (violino, foto), Gabriele Mirabassi (clarinetto), Silvia Chiesa (violoncello) Maurizio Baglini (pianoforte) che si esibirà in  Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen, una delle partiture simbolo di questa giornata eseguita per la prima volta dallo stesso Messiaen insieme ad altri tre detenuti il 15 gennaio 1941, nel campo di concentramento tedesco di Görlitz, nella bassa Slesia.
Tra una sezione e l’altra delle otto che compongono il brano, la voce narrante del critico musicale e drammaturgo Guido Barbieri trasporta il pubblico nell’atmosfera plumbea di quel pomeriggio. C’è la neve. Seduti su dieci file di panche, quattrocento detenuti senza nome, affamati e malati.
Su una piccola pedana di legno, Olivier Messiaen, seduto a un pianoforte verticale sbilenco, Jean Le Boulaire, che ha sulla spalla un violino scordato trovato in una soffitta del paese, Etienne Pasquier, con un violoncello comprato da un liutaio di Görlitz grazie a una colletta tra i detenuti, e infine Henri Akoka con il suo clarinetto, da cui non si è mai separato dal giorno della sua deportazione.
Il capolavoro Quatuor pour la fin du temps Messiaen lo scrive con un mozzicone di matita, nella sua baracca di prigioniero, tra il maggio del 1940 e pochi giorni prima di quel 15 gennaio. Una meditazione senza parole sul tempo, ispirata all’Apocalisse di San Giovanni .
Una “apocalisse contemporanea” che ha fatto germogliare un nuovo inizio.

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