Caroline Peyron è un’artista francese che vive e lavora a Napoli dagli anni ’80 e che da tempo si impegna in progetti sociali. La incontriamo nella Chiesa di San Severo al Pendino, in cui c’è l’esposizione del risultato dei suoi laboratori d’arte con allievi autistici, realizzati in collaborazione con il coordinamento “Le Scalze” di Napoli. Colpisce la vivacità dei colori e il ritmo delle composizioni, parla di disegno collettivo e comunicazione.
«La mia esperienza con le persone autistiche inizia quasi per caso grazie all’insegnamento in una scuola materna, perché in qualche classe c’era spesso almeno un caso di autismo. Con il tempo, sempre più genitori e associazioni mi hanno chiesto di creare degli appuntamenti mensili e io stessa mi sono accorta che mi piaceva molto aiutare chi era in difficoltà e trovare nuovi approcci artistici».
Al centro della chiesa, sul pavimento, tutti i fogli su cui nascono tratti che prendono le forme di fiori, occhi, frutti, coriandoli.


«Ai laboratori – racconta- partecipano liberamente tutti, sia gli accompagnatori che i familiari e chiunque altro voglia provare, perchè è un’esperienza di gruppo che consiglio a chiunque. Entri, prendi un pennello e resti con noi a dipingere. Si sta insieme nel momento creativo, ci si diverte e si condivide.Io sono presente per dare pochissime linee guida, un’impronta, un segno, un colore, poi ognuno è libero di scegliere come riempire lo spazio sul grande foglio unico su cui tutti dipingono. Ci si scambia di posto e si prosegue finché tutto è pieno».
E schiettamente confessa quanto le dia fastidio che si classifichi questa attività come “arteterapia”. «Sono contro tutto ciò che finisce per “terapia” che a quanto pare ormai va di moda: yogaTerapia, musicoTerapia etc. Io sono un’artista e la psicologia la lascio ai professionisti del settore. Che l’arte faccia bene è indubbio. Ma il mio scopo è creare un momento di contatto e socializzazione con quello che viene visto un mondo in cui la comunicazione è impossibile, cioè quello autistico. A mio avviso, hanno soltanto un modo diverso di esprimersi e non sono da meno di noi cosidetti “sani”. Anzi, credo che proprio noi che abbiamo il dono della parola siamo i primi a non saperlo usare e chi è allora il peggior comunicatore?».


Il disegno, dunque, visto come punto d’incontro, non necessariamente per esprimere le proprie emozioni su carta ma piuttosto per condividere qualcosa di diverso nel quotidiano e anche per dare la possibilità a chi non è mai stato a contatto con realtà complesse come quella dell’autismo, di superare alcune barriere mentali.
Tra i dipinti esposti, ci sono le singole opere di alcuni ragazzi tra cui Ariel che, oltre alle pitture, ci porta uno splendido esempio di comunicazione scritta con una sua sentita considerazione sul lockdown, in cui colpisce la frase: «[…] Noi altri pazzerelli vogliamo il tempo debito che ci appartiene; voi, correte senza sosta. I miei quadri non hanno un senso e così dovete leggerli. E nell’insensatezza, trovare un ordine mirabile […]».
I laboratori non hanno mai percepito fondi o avuto il sostegno concreto del Comune ma sono sostenuti dagli stessi partecipanti e a questo proposito Caroline sottolinea: «Anche su questo tengo a dire che la quota simbolica di 10 euro a testa è necessaria per non svilire tutto il lavoro che viene fatto, per poter acquistare i materiali necessari di volta in volta e sostenermi nelle attività. E che c’è sempre stato un grande spirito di iniziativa, volontà e comprensione in questo senso da parte di tutti gli affezionati ai laboratori».
D’altra parte è sempre un’esperienza che arricchisce poter seguire un’artista come la Peyron che da oltre 30 anni lavora nel sociale riuscendo a creare rete tra famiglie, scuole e associazioni.
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Le foto della mostra sono di Valentina Guerra


LA MOSTRA
C’è qualcuno lì dentro: un viaggio per immagini e parole oltre l’autismo
Chiesa San Severo al Pendino, Via Duomo 286- Napoli
Finissage, 13 ottobre

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