“Ogni spazio di compromesso e di negoziato sociale viene negato. Le scelte sono imposte, a livello statuale e d’impresa, come ineluttabili e pretese dall’autorit  monetaria che diventa il motore di questa «democrazia reale». Essa determina il campo del governo «possibile». Sui suoi confini viene eretto un recinto; la governabilit , di cui hai parlato, delinea il campo del recinto. Dentro ci stanno i «responsabili». La sinistra istituzionale e tanta parte del sindacato, nel concerto delle parti sociali, ci stanno, di fatto, dentro. Non i loro popoli, non parti di essi stessi, militanti, intellettuali, quadri dirigenti. Ma le loro rappresentanze istituzionali s.
Il recinto. Questo ha capito il variegato movimento che nel mondo contesta questo esito, e che lo contesta nel metodo (antidemocratico) e nel merito (l’affermazione intollerabile delle diseguaglianze). una costellazione complessa e articolata di protagonisti diversi; sono quelli che respirano ciò che chiamo «l’aria di rivolta». Di loro gli Indignati sono il segno dei tempi. Ma ci sono, a pari titolo, la Fiom, il movimento contro la Tav, quelli che hanno inventato e vinto i referendum sull’acqua bene comune e contro il nucleare, ma ci sono anche le nuove esperienze elettorali di Milano, Napoli, Cagliari e ce ne sono tante altre che nei territori, come su grandi questioni, lavorano insieme, cooperano, creano legami sociali, produzioni per l’uomo.”

A parlare è Fausto Bertinotti, ex politico, ex sindacalista, convinto movimentista e pacifista nonviolento.

A rispondergli è Riccardo Terzi, ex dirigente politico, segretario nazionale dello SPI CGIL.
“Come sai, io non condivido questa immagine del recinto, perch penso che il potere non sia concentrato in un punto, ma sia diffuso, trasversale, e noi tutti ne siamo coinvolti, siamo insieme vittime e complici, e l’attuale sistema di potere si regge su questa ragnatela di interessi, di convenienze, di egoismi, per cui diviene impossibile distinguere nettamente un dentro e un fuori, ma c’è un lavoro più profondo di riprogettazione che deve coinvolgere l’intera comunit  nazionale. La difficolt  sta appunto nel fatto che non c’è un potere da abbattere, individuato, circoscritto, ma c’è da operare una generale riconversione del nostro modo di pensare e di vivere. Caduto Silvio Berlusconi, il problema strategico per la sinistra è ancora tutto aperto e irrisolto. Basta una rivolta, basta l’esplosione dei movimenti, basta l’indignazione? Io sono meno ottimista, e vedo la necessit  di un più complesso lavoro di ricostruzione della dimensione politica.”

Dieci dialoghi epistolari tra i due più una discussione coordinata da Michele Prospero in “La discorde amicizia” Lettere sulla sinistra. Edito da EDIESSE. 192 pagine, 13,00 euro.
Scorribande politiche, sindacali e culturali di due sinistroidi che hanno interpretato gran parte della sinistra del ‘900. Diventati analisti e commentatori di un nuovo campo di ricerca che vorrebbe mettere in sesto questa “sinistra smarrita” precipitata nell’oblio del nulla, della non più “significanza” politica, relegata a vuoto contenitore e fallimentare soggetto in cerca di riconoscenza, tanto a livello nazionale che nei territori.
Colpe, limiti, distanze, scissioni, opportunismi, pericolose virate centriste. Un dialogo distante, rispettoso ma crudo e leale, duro e “irrequieto” nelle soluzioni e nelle risposte.
L’analisi arriva fino al tema dei tecnocrati (Monti), in sostituzione della politica e dell’antipolitica incarnata da Grillo, vista come processo che impedisce i cambiamenti di classe politica. E poi l’astensione che segna la crescente delegittimazione delle istituzioni. L’effetto combinato della tecnocrazia espressione diretta dei poteri forti, il Movimento 5 Stelle, che annulla le differenze tra destra e sinistra (sono tutti uguali) e il non voto, sono gli ingredienti principali per quella che viene chiamata “rivoluzione passiva”, qualcosa che blocca il processo di trasformazione della societ .

In foto, la copertina