Settemila pietre di roccia vulcanica davanti al museo federiciano di Kassel. Formano un imponente triangolo.la semina d’arte ideata da Joseph Beuys, affezionato amante di Partenope, nel 1982, quando,invitato alla settima edizione, porta alla rassegna il vento dell’armonia con la natura ognuno di quei sassi produce un albero. Chi paga per adottare una pietra contribuisce a popolare di querce il territorio che circonda la citt  tedesca; pian piano i massi diminuiscono, fino a esaurirsi e dal denaro ricavato nasce un bosco che sar  rigoglioso forse tra tre secoli. Alla base di ciascuno di quegli alberi c’è una delle settemila pietre. L’ultima quercia affonda nel terreno nel 1987, un anno dopo la morte dell’artista. Che lascia in eredit  la sua rivoluzione creativa «Noi piantiamo gli alberi e gli alberi piantano noi poich dobbiamo vivere insieme».
Il messaggio rimbalza a Napoli in questi giorni grazie a Valeria Borrelli e Antonio Sacco che gli dedicano l’ appuntamento di sabato 19 dicembre. L’ incontro s’intitola come la celebre frase pronunciata da lui a Bolognano, nel maggio 1984 in difesa della natura, e si estende in due momenti diversi. Alle 12, un giovane carrubo metter  radici in via Lungo Trinit  degli Spagnoli insieme a un frammento di opera d’arte dalla collezione del Museo (milanese) Microcollection di Elisa Bollazzi. Poco distante da quello slargo, alle 19, Valeria e Antonio, apriranno la loro Casaforte, proponendo al pubblico emozioni con la mostra dell’artista amburghese Tina Fehr (che vive a Milano), curata da Valentina Rippa. Virtual Garden, la videoinstallazione ondeggiante nello spazio, in una atmosfera irreale e l’acqua che scorre pacata nel video Swimming pool tracciando la metafora di una vita in bilico tra bellezza e decadenza, tra fiori, colori, foglie, insetti galleggianti, mostrano lo sguardo di una autrice in cerca del senso dell’esserci, nell’ambiente e nel mondo.

Ma non è la prima volta che Valeria e Antonio mettono in scena il rituale della piantumazione per creare un movimento di trasformazione,
cambiamento, pensiero indipendente, aggregando chi lo condivide. Il primo albero si è materializzato nella piazzetta Trinit  degli spagnoli quattro anni fa. Davanti a quel convento cinquecentesco (abbandonato un po’ a se stesso dai vecchi proprietari) che hanno comprato e ristrutturato, dando spazio allo spazio, “stappandolo” dalle soffocanti limitazioni di inutili muri. Erano solo in tre a quel battesimo ecologico e creativo, a tutela dei valori umani e ambientali, simbolo di una rinascita. Poi il loro entusiasmo ha contagiato gli abitanti dei Quartieri Spagnoli, coinvolgendo i vicini, anche del basso accanto, nell’operazione di potatura e cura.

Una regia ambientale, Casaforte, esempio di opera aperta dove intrecciare relazioni e linguaggi artistici.
Matura da due esperienze differenti, quella di Valeria, che per quindici anni si trasferisce a Bologna studiando filosofia e cinematografia, artista di formazione non ortodossa, perch non ha mai frequentato l’Accademia e alla fine decide di tornare nella propria citt , in un atelier/appartamento nella zona Chiaia. E da quella di Antonio, architetto e fotografo (che lavora al museo archeologico nazionale di Napoli) con studio/casa ai Vergini, nel rione Sanit . Oggi quarantenni, tutti e due impegnati nella ricerca, in un tempio di resistenza della creativit  radicato nel territorio e aperto al mondo.
Invaso dalla luce che si espande fino al piano di sopra, in una dimensione più privata, dove abitano con i loro due bambini di 5 e 6 anni. Anche loro afafscinati dal fermento artistico che invade tutta la residenza quando c’è un progetto in corso. Adesso, Valeria e Antonio sono nel cuore di una idea condivisa con la napoletana Alessia Siniscalchi (ormai radicata a Parigi) che nel 2007 ha fondato, insieme alla torinese Ivana Messina, il collettivo in gran parte francese Kulturscio’k, crocevia di pittori, cineasti, danzatori, professori e talenti del teatro italiano e americano.
Tutto comincia intorno all’installazione dei vulcani che gi  respirano in Casaforte, uno di terra vulcanica, l’altro di ferro (montato nel salone) e un terzo di stoffa (bianco) al centro di quello che loro chiamano teatro e che corrisponde all’antico refettorio.
Alessia, dopo avere preso contatto con loro, li vede e da una breve residenza d’arte l prende corpo “Brucio”, un momento di creazione (organizzato nella giornata Amaci del contemporaneo 2015) ispirato al film di Wim Wenders, “Paris Texas” che si dilata dalla solitudine di un uomo, Travis Henderson, immerso nel deserto. Una visione ripetuta per tre ore, in un sabato inondato dalla pioggia che ha contribuito a donare una atmosfera onirica. Protagonisti, i rapporti tra le persone attori dell’azione, cinque coppie che danzano, esplorando attraverso i loro passi e i loro gesti, la combustione del loro esistere in continuo divenire. Prossima tappa, Napoli teatro Festival.
Casaforte punta sull’accogl            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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B7BlBKBienza in generale che si sviluppa sul passaparola, ma soprattutto sugli artisti che da loro ospiti,
contribuiscono alle spese, finanziando cos in qualche modo una dimora in continuo dialogo con la vita. Nel padiglione piccolo, costruito negli anni quaranta del secolo scorso, raggiungibile attraversando un breve giardino, le stanze in una di queste, alle pareti, gli scatti dal settantenne fotogiornalista parigino Henry Pessar, famoso per aver immortalato celebrit  come Anna Magnani, Audrey Hepburn con la mamma, John Lennon e Yoko Ono, Greta Garbo ma anche modelle nude nella capitale francese, a met  anni sessanta, quando immagini di quel tipo si potevano scattare solo all’alba, in una citt  ancora addormentata. A Casaforte, ha scritto un libro sulle sue memorie fotografiche e raccontato al pubblico i retroscena di quelle foto. Aiutato da Valeria e Antonio a riorganizzare il suo archivio. Occhio di un passato che si mescola ai giorni nuovi. L’orizzonte è infinito.

NOI PIANTIAMO GLI ALBERI E GLI ALBERI PIANTANO NOI
QUARTA EDIZIONE DEL PROGETTO DI CASAFORTE

La mostra di Tine Fehr sar  visibile fino 15 gennaio 2016 (Casaforte, piazzetta Trnit  degli Spagnoli 4- Napoli)

Per saperne di più
www.facebook.com/kcffw/?fref=ts

Nelle foto, momenti dell’evento "Brucio" che ha invaso tutti gli spazi della struttura, coinvolgendo il pubblico in una partecipazione attiva. Nell’ultima immagine, una pagina del servizio su Casaforte, pubblicato dal periodico Living distribuito con il quotidiano Corriere della sera