La rassegna cinematografica “Accordi@Disaccordi” riapre i battenti per l’undicesima volta consecutiva ed il traguardo, in tempi in cui il panorama culturale pullula di macilente “vacche magre”, non è da trascurare.

Paziente resistenza è quanto Pietro Pizzimento, direttore artistico del festival ormai fedele appuntamento nel calendario estivo del Parco del Poggio (Colli Aminei), ha predicato nel corso degli anni come profeta nel deserto, habitat prediletto da certa politica, che si lancia in tagli dolorosi ed assolutamente non necessari.

La collaborazione stretta con gli allievi del corso di laurea magistrale in imprenditoria e creativit  per cinema, teatro e televisione dell’universit  Suor Orsola Benincasa in occasione della serata di apertura del 13 luglio, sottolinea l’intenzione di consolidare un progetto maturo attraverso le energie nuove espresse dal territorio.

Il film scelto per lanciare la stagione del cinema all’aperto conferma l’attitudine di Pizzimenti e dei suoi collaboratori a privilegiare lavori di grandissimo spessore, che possano essere viatico di riflessione e crescita.
“L’uomo che Verr ” (David di Donatello 2010, disponibile in dvd dal 24 giugno) di Giorgio Diritti con Alba Rohrvacher, Maya Sansa, Claudio Casadio e Greta Zuccheri Montanari nel ruolo della piccola Martina, eredita il ruolo di film di apertura della rassegna da “Fortapasc” di Marco Risi, perfezionando un rapporto solidale tra la rassegna e un impegno civile che nasce dall’incontro con la memoria e il desiderio incalzante di giustizia e libert .

L’ “opera seconda” del regista bolognese è un iperrealistico affresco umano che penetra la strage di Marzabotto attraverso gli occhi di Martina, una bambina di otto anni.

L’incipit è scandito dalla vita immobile e refrattaria alla storia delle campagne del Monte Sole, testimone silenzioso di esistenze congelate nella dinamica padrone-contadino.

Martina osserva ogni cosa, ma non parla. Non parla da quando ha visto morire il fratello neonato fra le sue braccia e vive unicamente nell’attesa che arrivi un nuovo fratellino. Il concepimento avviene in una mattina di dicembre del 1943, esattamente nove mesi prima che le SS diano inizio al rastrellamento di tutti gli abitanti della zona.

La guerra appare come un lampo di luce oltre le montagne, pronta a sconvolgere con la sua barbarie il lento proseguire delle stagioni.

E’ “La guerra di Piero” che nell’ultimo suo impeto si scaglia contro anziani, donne, bambini prima di accasciarsi su se stessa. Dallo sfondo sanguinolento della tragedia si stagliano storie di uomini, del nonno di Martina che scopre la ciclicit  anche nelle fughe che seguono le minacce di un attacco più volte sfiorato fino al tragico epilogo, della zia che rifiuta l’artefatta compassione di un soldato tedesco, della madre che custodisce fino alla morte una nuova vita, “un nuovo mondo”, del padre che, perduta ogni speranza, va in contro alla raffica del mitra, del sacerdote di paese che fa la comunione prima di essere giustiziato, di un contadino che seppellisce le statuine dei Santi, di Gesù e della Madonna. Soprattutto dai cadaveri disseminati sulla strada affiora come acqua in superficie la storia di Martina che protegge suo fratello, l’uomo che verr .

L’universo partigiano è appena tratteggiato. Il regista si limita a delinearne la strategia fatta spesso di fughe incomprensibili.

La distanza che fin dall’inizio pone l’antico dialetto bolognese si annulla grazie alle scelte di messa in scena di Diritti, che elabora un modo di vedere la guerra privo di crudelt  pittoresca, di giudizi infarciti di retorica e che insiste sulle opportunit  della memoria fedelmente raccontata dagli occhi sinceri di una giovanissima figlia della terra, intesa come fatica, vita, morte e rinascita.

“L’uomo che verr “, dunque, si svela agli occhi dello spettatore come riscatto dopo il buio totale dell’aberrazione in modo intelligente e poetico ed inaugura un’ estate di “Accordi@Disaccordi” che si propone di mitigare il peso della fatica accumulata attraverso la cura dell’anima e dello spirito.

Nelle foto, alcune immagini del film

Il programma della rassegna su www.accordiedisaccordi.com

LA NOTIZIA – Il Presidente galantuomo

“Enrico De Nicola – Il Presidente galantuomo” di Andrea Jelardi è un saggio (Kairs Edizioni, pagg. 191, € 14,00) sulla figura di colui che è stato il primo presidente della Repubblica Italiana: Enrico De Nicola, personaggio di rilievo della storia nazionale, dagli esordi come illustre giurista e avvocato, al periodo fascista, fino all’elezione a Capo dello Stato nel ’46, traghettando l’Italia all’attuale modello di democrazia.

Il libro sar  presentato oggi, gioved 15 luglio (ore 18) alla libreria Treves di Napoli in piazza Plebiscito 11/12. Con l’autore interverranno Ernesto Filoso e Maurizio Vitiello. Letture di Mariarosaria Riccio.