Una serata tra parole e immagini. A Villa Bruno, nell’ambito  della rassegna  “Cinema intorno al Vesuvio” organizzata da Arcimovie una serata in collaborazione con la Fondazione Premio Napoli:  alle 21.15 Agostino Ferrente presenta  “Le cose belle” film pluripremiato, diretto con Giovanni Piperno, che sarà proiettato per la prima volta in Campania nella versione di 93 minuti directors’ cut con scene inedite, aggiunte nel 2016.
La proiezione sarà preceduta – alle 19,30 –  da un  ciclo di incontri in terrazza al tramonto, “Parlando di cinema”. Dialogherà con il regista e con Antonella di Nocera, co produttrice del docufilm, il presidente della Fondazione Premio Napoli, Domenico Ciruzzi .
«Siamo davvero contenti – spiega il penalista- come Fondazione Premio Napoli, di aver reso possibile, con Antonella Di Nocera, la realizzazione di questa significativa serata, dove per la prima volta saranno viste le scene aggiunte del film “Le cose belle”. Il film italiano più premiato nel 2014, che racconta l’evoluzione, in una  visione inedita della città, lontana dai ‘racconti di camorra’, di quattro piccoli grandi eroi delle periferie».
La fatica e la bellezza di crescere al Sud in un film dal vero che narra tredici anni di vita. Quella di Adele, Enzo, Fabio e Silvana, raccontati in due momenti fondamentali delle loro esistenze: la prima giovinezza e l’inizio dell’età adulta, in un film che mescola il tempo della vita ed il tempo del cinema.
Quando nel 1999 Agostino Ferrente e Giovanni Piperno realizzarono Intervista a mia madre, un documentario per Rai Tre che voleva raccontare dei frammenti di adolescenza a Napoli, ai loro quattro protagonisti chiesero come immaginassero il proprio futuro: loro risposero con gli occhi pieni di quella luce speciale che solo a quell’età possiede chi ancora sogna “le cose belle” e con quell’autoironia tipica della cultura partenopea che li aiuta a sdrammatizzare, esorcizzare e talvolta rimuovere gli aspetti problematici della vita.
Dieci anni dopo i registi sono tornati a filmare i loro quattro protagonisti per un arco di quattro anni: l’auto-ironia ha ceduto il posto al realismo. Alle “cose belle” Fabio, Enzo, Adele e Silvana non credono più. O forse hanno imparato a cercarle nell’incerto vivere della loro giornata.
In foto, una scena del film