Dal feuilleton di ottocentesca memoria al libro a stampa. E’ la singolare esperienza letteraria di Renata Di Martino attrice di prosa e sceneggiatrice che per Avagliano pubblica “La morte nel bicchiere. Le calde inchieste del commissario Criscuolo” (€ 12), una raccolta di gialli usciti quest’estate, a cadenza settimanale, sul quotidiano Il Mattino.

L’editore cavese, sulla scia di un sodalizio di vecchia data, ha tenuto a battesimo “Quattro piume per l’assassino (2004, gi  Il Pulcino, segnalazione Premio Franco Solinas (1999) e “La bambola cinese (2005). Protagonista dei due romanzi e delle detective stories, il commissario Criscuolo che, confidando nel suo istinto e nella straordinaria capacit  di penetrazione psicologica, riesce a chiudere il cerchio e a stanare il colpevole. Un delitto, un’arma, che è quasi sempre il veleno, il sogno come visione ex eventu, sono gli ingredienti che accrescono la suspence e aprono la strada alla risoluzione del caso.

Il critico Marco Lombardi, intervenuto con il giornalista Pietro Treccagnoli e l’attore Mario Porfito, alla presentazione del libro alla Feltrinelli di via S. Caterina a Chiaia, ha sottolineato come ” Renata Di Martino e gli altri cultori del giallo napoletano sono tutti figli di Giuseppe Marotta, che ha saputo raccontare in modo verace la realt “. Nell’appassionato dibattito si è fatto anche il nome di Attilio Velardi, indimenticato maestro del genere con la vocazione di antropologo. Fa da sfondo alle indagini di Criscuolo la sarabanda dei Quartieri Spagnoli con l’intricato dedalo di vicoli brulicanti di una variegata umanit . C’è la Napoli popolare e borghese che si mescola ai tanti immigrati di diversa etnia. Personaggi reali, fuori dagli stereotipi. In questo territorio a alto tasso di criminalit , la camorra non occupa la scena, ma resta ai margini.

“I miei sono delinquenti comuni, perch mi interessano i delitti con moventi privati gelosia, odio, tradimenti – precisa l’autrice. La camorra aleggia come un’ombra pesante che incombe sulle coscienze della gente” . Il riscatto è sempre possibile. “Quelli che abitano ai Quartieri Spagnoli non sono tutti brutti, sporchi e cattivi, se educati sanno rispettare le regole”. Da ricordare che, in piena emergenza rifiuti, i residenti hanno dato una bella prova di senso civico, collaborando con gli operatori dell’Asia e osservando turni e divieti. Renata De Martino, molisana d’origine, in presa diretta mette in scena un palcoscenico a cielo aperto e riesce a trasferire nella pagina scritta i colori, i suoni, l’anima dei luoghi in cui vive. Questa tecnica teatrale si rivela particolarmente felice nella trascrizione dei dialoghi, che ripropongono la quotidianit  del parlato.

” Dal momento che nel dialetto napoletano le forme scritte non sono normalizzate, l’autrice riporta le battute come vengono pronunciate, per facilitarne la comprensione”spiega Pietro Treccagnoli. Un assaggio dalla viva voce di Mario Porfito, che ha letto passi scelti tra scrosci di applausi. Grande interesse ha suscitato un aneddoto raccontato dalla scrittrice ” Da bambina vivevo in campagna e spesso mia nonna mi diceva di portare la chioccia con i pulcini nella stalla, ma una sera scivolai e ne uccisi uno, cos presi il pulcino e lo gettai in un cespuglio per evitare i rimproveri. L’ombra di questo assassinio mi ha perseguitato per tutta la vita, e ho scritto “Il Pulcino”per esorcizzare il senso di colpa. Ebbi, infatti, la stessa sensazione che hanno gli assassini quando devono rimuovere la prova”.

Nella foto, la copertina del volume