Di seguito, il secondo excursus proposto nella rubrica Dialoghi d’arte (tra Otto e Novecento) di Francesca Panico, realizzata in collaborazione con l’Archivio Mediterranea

Paesaggista eccelso per perizia tecnica e capacit  di conferire a un dipinto freschezza e armonia d’impianto cromatico con pochi colpi da maestro, il pittore Anton Smick van Pitloò nasce il Olanda, ad Arnhem, il 21 aprile del 1970. La dizione esatta del suo cognome, ben poco nota, è Pitlo, l’aggiunta della “o” finale è successiva al suo trasferimento a Napoli, dove lo chiamavano con rispetto “Signor Pitloò”, ed è legata al desiderio di avvalorare l’esotismo del nome andando ad implementare quell’esterofilia che da sempre contraddistingue il cittadino napoletano.
FORMAZIONE IN PATRIA
La sua prima formazione artistica si compie nella nativa Arnhem, con lo studio del disegno e della pittura di artisti nordici tra i quali il pittore di genere acquarellista H.J. van Ameron, i maestri Dahi e Rebell. Pitloò ebbe la possibilit  di estendere i propri orizzonti conoscitivi studiando prima a Parigi e poi nel 1811 a Roma grazie a una borsa di studio offertagli da Luigi Bonaparte. In seguito alla caduta del generale nel 1815 non pot più beneficiare del sussidio e fu cos inviato a Napoli presso la corte di Gregorio Orloff, un diplomatico russo amante dell’arte. tra Roma e Napoli che egli sviscerò la sua cifra creativa, soprattutto a Napoli, la sua amata citt , dove avr  modo di meditare sull’arte dei tanti paesisti moderni.
L’ATELIER CHE FECE SCUOLA
il tempo del trapasso tra l’amministrazione murattiana e la restaurazione borbonica e Pitloò decide di restare a Napoli dove il suo atelier divenne luogo di ritrovo e di apprendimento per quei giovani pittori che desideravano approfondire le tecniche di realizzazione della pittura di paesaggio, formando la cosiddetta “Scuola di Posillipo”. Entrando in contatto in i grandi nomi del paesaggismo europeo, da Constable a Turner (che passa per Napoli e che, nel 1828, tiene la celebre mostra a Roma), a Corot, è in tale contesto che Pitloò elabora un suo linguaggio sintetico e d’impatto, una pittura atmosferica che cattura l’interesse dei suoi contemporanei.
IL SOGNO MEDITERRANEO
A un’attenta osservazione delle sue composizioni sono ben individuabili le eredit  e i lasciti nel corso di un cammino che conduce all’elaborare il concetto romantico di paesaggio. Il pittore olandese introdusse e diffuse a Napoli la tecnica della visione “en plein air” Ispirato dal luogo, dipinse una serie di vedute dove “il sogno mediterraneo di un luogo fatto di luce prende forma attraverso colori e mezzetinte”.
Pitloò introdusse alcune innovazioni, come la trascrizione dal vero dell’ambiente naturale affiancata al metodo tradizionale di elaborazione di studio del paesaggio. Per questioni pratiche, l’artista olandese adottò il procedimento della pittura ad olio su carta montata in un momento successivo su tela o cartone.
UNO SGUARDO EUROPEO
La sua attivit  artistica, ben lontana dalla dominante cultura figurativa di gusto folcloristico, fu determinante per dare un’impronta differente allo sviluppo della pittura paesaggistica partenopea. Egli sosteneva che l’artista dovesse rimanere fedele al paesaggio, raccogliendone le prime impressioni in studi e bozzetti ottenuti osservando la natura dal vero e rigettando con fermezza quel genere di vedute stereotipate realizzate ad uso esclusivo dei turisti a caccia di souvenir. Il suo nome venne subito conosciuto negli ambienti artistici, tanto da ottenere un rispettabile incarico dal Reale Istituto di Belle Arti che lo chiamò come professore di paesaggistica. In un secondo momento diventer  professor “onorario” e poi, “titolare”, succedendo al Cammarano. E’ il lavoro di una vita dedicato allo studio, alla diffusione e alla condivisione dell’amore per l’arte.
L’INCENDIO DEL SAN CARLO
Sposato con Giulia Mori che gli d  sei figli, tra i quali, il pittore Claudio morto giovanissimo (si conosce un suo quadro firmato ma di modesta qualit ) e Sofia, che va in moglie a Duclère, Anto van Pitloò muore il 22 giugno del 1837, stroncato dal colera, all’et  di 47 anni. La maggior parte delle sue opere andranno alla famiglia di Sofia Duclère, in seguito saranno acquistate dal Conte Correale. Attualmente sono conservate nel museo Correale di Sorrento ed un numero consistente sono esposte nel museo di Capodimonte. Tra i dipinti più importanti si ricordano l’Incendio del Teatro San Carlo a Napoli (1816), la Veduta di Ischia col Castello aragonese (1824), Il Castello di Baia, del Museo Correale a Sorrento.

Nelle foto, La costiera, il Lago d’Averno e Pompei, secondo Pitloò. In basso, clicca il video

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