L’amoroso napoletano. Un finto melodramma ironico e divertente è il tema del concerto a Palazzo Zevallos (foto di Alessia Della Ragione) organizzato nell’ambito del Festival di musica antica “Soave sia il vento” con Giacomo Schiavo tenore, Giulia Eletta Breschi flauto e fagotto, Leonardo Massa violoncello, Giovanni Bellini tiorba e chitarra, Umberto Cerini clavicembalo. Musiche del 600 di Giulio Caccini, Andrea Falconieri, Girolamo Frescobaldi, Giovanni Kaspberger, Giuseppe Tricarico, Nicola Matteis, Francesco Mancini, Alessandro Scarlatti. La trama è nello sfogo d’ira di un amante disperato con il cuore a pezzi ferito dall’orgoglio di non essere accettato o poco considerato dalla sua bella amata attratta da altri uomini. I brani in italiano e napoletano si alternano a quelli strumentali che duettano con l’amoroso sfortunato spesso abbandonato.

Egli grida il suo dolore a “fere erranti”, cielo, sole, luna, stelle, donne e donzelle.
Si lamenta che “la bella donna mia, gi  s cortese e pia” non gli rivolge mai lo sguardo. Prova per poco attimi di gioia “A’ miei pianti alfine un d/Quel cor aspro,/Quel diaspro/S’ammoll” ma lei viene attratta dal suono del Colascione che le fa dimenticare subito la passione per lui. Non ha fortuna con “la vedovella afflitta”. S’impoverisce “Mprimma portava l’attaccaglie d’oro/ mò so arreddutto co le funicelle” per un “Ammorre brutto figlio de pottana/Fraschetta, mmerdosiello/ca zucaste le zizze de na cana/gi  m’haie fatto sbot  sto cellevriello”.
Le sue pene sono causa di scarsa cultura. Omero canta la scelta di Elena che lascia lo sposo per il bel Paride, pastore anche lui ma raffinato e conteso da Giunone, Minerva, Venere. Mosè, uomo di secolare esperienza, non vieta alle donne di desiderare altri uomini. Eva si ribella e trascina il pigro Adamo per vivere passioni e incertezze della vita. A difesa della razza la femmina accetta con chi accoppiarsi. La conquista della donna è stolta illusione dell’uomo.
Nelle melodie napoletane gi  nel ‘700 “quanta suspirem’aje fatto jettare! M’arde sto core comm’a na cannela, bella quanno te sento annommennare!”. “Catar, Catar. Core, core ngrato t’aje pigliato a vita mia”. “Oj Maria, oj Mar! Quanta suonno ca perdo pe’te!” “Si la truove che face l’ammore sto cortiello annascunnete cca nficcancillo deritto, a lo core e lo sango tu m’hai da purt !” “Si sta voce te sceta int’ a nuttata …chi canta int’a sta via o sarr  pazzo, o more e ggelusia canta isso sulo ma che canta a ff ?” “Carul, pe’ nu capriccio tu vuò fa, scuntento a n’ato e po’ quanno ll’hè lassato tu addu n’ato vuò vul “. “Catar, Catar, mm’è lassato, tutto nzieme st’ammore è fernuto, tutto nzieme t’è sciveto a n’ato”.

I musicisti, dotati di un curriculum copioso con esibizioni anche all’estero, hanno offerto la loro bravura esibendosi in a solo e in gruppo.
Schiavo, padovano, ha cantato in perfetto napoletano e recitato da talentuoso attore. Regina della serata, Breschi con i suoi tanti flauti e il fagotto. E’ stato un piacere ascoltarla non solo per la sua professionalit  acquisita in Francia, Danimarca e Svizzera ma perch simboleggia una nuova era. La donna che fa arte non solo figli. Forse è finito l’incitamento di fare figli maschi per le guerre. La loro creativit  è indispensabile per creare un nuovo futuro come la loro partecipazione alla vita pubblica.

Le scarse nascite in Europa permetteranno l’inserimento di profughi in ogni settore e la eliminazione del razzismo.
Africani e asiatici talentuosi come noi possono aiutarci ad ampliare le nostre conoscenze, cultura, ricerca tecnologica, informatica, farmacologica. L’arte rispecchia sociologia, cultura, politica, parit  tra i sessi. “Soave sia il vento”, 8 weekend fino al 14.2 2015 di musica, teatro, arte, cinema, tra 600 e 700 a Napoli è idea di Federica Castaldo. Alessandra Cusani, Enrica Sbordone giornaliste, e Alessia Della Ragione con le sue foto hanno diffuso l’evento. E pur si muove il mondo della donna nella cultura.

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