Centri commerciali aperti, cinema, teatri e musei chiusi. A distanza di un anno dallo scoppio della pandemia, il mondo della cultura si mobilita per rivendicare un piano di ripartenza per l’intero settore. Con questo spirito, lunedì 22 febbraio i teatri della nostra città hanno aderito all’iniziativa promossa dall’Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo, che ha coinvolto strutture e lavoratori in tutto il Paese.
L’iniziativa, denominata “Facciamo luce sul teatro”, ha visto la partecipazione di strutture piccole e grandi, incluso il massimo cittadino, il prestigioso Teatro San Carlo.
La protesta silenziosa è stata caratterizzata dall’accensione delle luci dei teatri e dall’apertura di numerosi foyer1, dal Mercadante al Bellini, passando per l’Augusteo. Particolare successo ha raggiunto l’iniziativa presso il Teatro Bellini cui ha partecipato una platea prevalentemente giovanile nel rispetto del distanziamento fisico e delle misure di sicurezza.
Ha aderito alla protesta anche il Nuovo Teatro Sanità, portando la voce dei teatri minori che vivono una condizione di estrema precarietà: «Abbiamo deciso di accendere le luci per una sera – spiega il direttore artistico Mario Gelardi – e di accogliere i nostri allievi e attori negli Hula hop illuminati all’esterno del teatro, per realizzare un distanziamento creativo nell’ottica del rispetto delle norme anti-Covid. Una serata allegra, perché il teatro ha necessità di sentirsi vivo. I piccoli teatri sotto i 100 posti non hanno ricevuto alcun tipo di ristoro, siamo preoccupati per il nostro futuro. Stasera accendiamo le nostre luci con le nostre forze, simbolicamente, sperando che presto arrivi anche il pubblico. Il teatro è un luogo sicuro, in cui tutti abbiamo investito per far stare al sicuro gli spettatori e perché anche noi vogliamo sentirci al sicuro».

Con questo flash-mob, i teatri di Napoli hanno voluto esprimere in modo garbato, ma fermo, un atto di denuncia riguardo alla chiusura forzata imposta da decreti e ordinanze a tutto il mondo della cultura, su cui sono stati centellinati i ristori e riguardo al quale, ad oggi, non esiste alcun piano di ripresa.
Sulla chiusura di questo settore, un paio di giorni fa si è espresso anche il Ministro della cultura, Dario Franceschini, che ha dichiarato: «Stiamo ragionando perché progressivamente, nelle condizioni di massima sicurezza, si vada alla riapertura di tutti i luoghi della cultura»2.
Fatto sta che, oltre le dichiarazioni simboliche, l’intero settore della cultura versa in uno stato catatonico, che accresce la preoccupazione di decine di migliaia di lavoratori che corrono il rischio di perdere il posto di lavoro.
Le chiusure forzate hanno determinato perdite rilevantissime. Secondo quanto afferma il XVI Rapporto Annuale di Federculture, oltre il 70% degli enti culturali ha stimato un crollo nei ricavi superiori al 40% del loro bilancio, ma il 13% prospetta perdite che superano il 60%3.
L’assenza concreta di qualsiasi indicazione circa la ripartenza ha portato in molti casi a delle proroghe nelle chiusure rispetto a quanto fissato nei decreti. Ne è riprova il fatto che l’80% degli enti non abbiano ripreso l’attività nella cosiddetta “Fase 2”.
A fronte di una domanda crescente di cultura da parte dei cittadini, molte strutture hanno provato ad adeguarsi sperimentando da remoto la possibilità di offrire prodotti culturali nuovi ed innovativi. Specie nell’ambito museale, la produzione di visite virtuali, di dirette live o di programmi ad hoc, accessibili on demand, è andata ovunque ben oltre il 50% delle complessive proposte culturali fruibili a distanza.
Ma questi tentativi non garantiscono i livelli occupazionali degli operatori del settore, tantomeno soddisfano la sete culturale dei cittadini, sottoposti da un anno allo stress di un regime di chiusure e restrizioni che inibiscono i luoghi della cultura e favoriscono esclusivamente il consumismo commerciale.
Ci si interroga se i fondi del Recovery Fund verranno destinati per concretizzare politiche di ampio respiro e prospettiva nel settore della cultura. Staremo a vedere.
Intanto, l’analisi che il Rapporto di Federculture dedica agli ultimi venti anni è impietoso e pone in evidenzia una significativa riduzione delle risorse pubbliche per il settore culturale, principalmente da parte delle amministrazioni territoriali – Regioni, Province e Comuni – con una tenue tenuta degli investimenti statali. Una spesa pubblica che già prima della pandemia ci collocava in fondo alle classifiche europee, dove la media Ue dell’incidenza dell’investimento in cultura ammontava al 2,5%, mentre l’Italia era ferma all’1,6%.
Nel frattempo, più di 70 realtà in 20 città italiane oggi proseguiranno la mobilitazione, aderendo alla protesta organizzata dai “Professionisti Spettacolo e Cultura – Emergenza Continua” e la Rete Intersindacale “RISP”, che ha indetto per una giornata nazionale del mondo culturale e dello spettacolo. Anche a Napoli si preannuncia un’alta adesione.

Immagini della protesta alla Sanità [Photo credit: Nuovo Teatro Sanità]

NOTE

1Conosciuto in italiano anche come “ridotto”, Il foyer è il locale adiacente a una sala teatrale o cinematografica, dove gli spettatori hanno la possibilità di intrattenersi prima e dopo lo spettacolo e durante le pause.

2Per approfondire, si rimanda al link: https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/franceschini-cultura-vorrei-che-italia-prima-in-riapertura-cinema-teatri-b0164ebf-72ac-4d1a-b11c-5aefd84a17af.html

3Consultabile al link: http://www.federculture.it/2017/02/rapporto-annuale-federculture/

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