Nel fiorire del rinascimento napoletano, in quella declinazione dell’arte rinascimentale, in quei modi architettonici esuberanti dove trionfano piperno e marmo bianco si inserisce la storia di Carlo Gesualdo, Principe di Venosa, Principe dei musici firmato da Dora Liguori (pagg. 437 euro 20,00).
la storia, questa, di un musicista vissuto nella seconda met  del 500, erede di una delle più grandi e ricche famiglie del meridione, la cui esistenza venne “macchiata” da episodi tragici e gravi.

Ne parliamo con Dora.

Napoli nella seconda met  del 500 fu caratterizzata da violente lotte di potere tra la dinastia francese degli Angiò e i rappresentanti della Corona spagnola degli Aragona. Questo il contesto storico. Cosa accadeva?
Con la famosa “disfida di Barletta”, vinta dalla coalizione italo-spagnola contro i francesi, ebbe termine la guerra che vide opposti Aragonesi contro Angioini. Infatti nel 1503, con la vittoria del gran capitano Consalvo de Cordova a Seminara, Napoli non ebbe più l’onore di avere dei re propri, ma da allora iniziò la lunga dominazione dei vicer spagnoli. In pratica il regno di Napoli divenne una delle tante propriet  della corona spagnola; da quel momento i napoletani assunsero alcune caratteristiche, qualche pregio e…molti difetti dei loro dominatori. La lunga serie di vicer fu interrotta solo con l’avvento, nel 1734 di Carlo III che,sia pure italiano per parte di madre (una Farnese), comunque era anche lui un Borbone di Spagna. Al resto ci pensarono prima Bonaparte e poi i Piemontesi. Ma questa è un’altra storia.

Napoli, una citt  corrotta e altera, disordinata. Ma nonostante ciò una frase lascia capire tutto dei napoletani” Tra Franza o Spagna, abbasta ca se magna”.
E’ questo il contesto storico oggetto del saggio?

Come sopra detto i napoletani, nonostante vari tentativi di ribellione, dovettero sottostare alla dominazione spagnola che durò oltre due secoli; allora fecero di necessit  virtù e, per sopravvivere, iniziarono a sviluppare quel senso di cinico fatalismo che ancora oggi permane in Napoli. Questo è, infatti, il contesto storico nel quale si muove Carlo Gesualdo, erede di una nobile e ricchissima famiglia che ebbe la capacit  di navigare benissimo tra “Franza e Spagna”, e vide i suoi esponenti divenire addirittura “Grandi di Spagna”.

In questo clima nasce Carlo Gesualdo con il peso del blasone familiare. Ma non per questo sar  ricordato. L’ultimo dei prncipi di Venosa si guadagnò il titolo di “Prncipe dei musici”.
S per Carlo Gesualdo il blasone poteva rappresentare un peso di cui però era, nel contempo, assai orgoglioso. L’uomo, comunque ebbe a soffrire per tutta la vita il dualismo tra il suo essere l’erede del più importante casato napoletano e quello di voler vivere in pace, facendo solo e soltanto il musico. Cosa ovviamente, all’epoca, ritenuta disdicevole per un nobile. Comunque le sue qualit  erano tali e riconosciute che gli fecero attribuire il titolo che lo consegnò poi alla storia Principe dei musici.

Non è facile riassumere brevemente le delusioni e le infedelt  subite da Carlo. Vogliamo provare a metterle almeno in fila?
Fu, anche se non sempre volontariamente, a suo sentire, tradito da tutti. Dalla prima adorabile servente (scacciata a sua insaputa da casa); dall’ adorata madre, morta quando era ancora un piccolo bambino; dal padre bigotto e incapace di comprendere l’accesa sensibilit  del taciturno Carlino; dalla bella prima moglie Maria d’Avalos, innamorata persa del duca Carafa; all’amante Aurelia, la governate divenuta fattucchiera e forse assassina per gelosia. Infine il tradimento fu in tutti…tranne che in quella che fu la sua vera, unica e impareggiabile amante la musica!

Lo zembalo (cembalo) fu l’unico a non “tradire” Carlo. “Fu dono d’amore e amore ancora dona.” Questo assunto può valere pure oggi per la musica?
S, la musica e l’Arte, essendo doni di Dio, non tradiscono mai.

Streghe, esorcisti, fatture, malefizi, spilloni. Fanno da sempre parte del popolo napoletano. Allora è proprio vero quello che sostiene la leggenda?
Forse. Ma il mondo del fantastico non può che appartenere a Napoli, terra che brucia, che avvince, che incanta ed…avvelena!

Lei termina cos” Il libro è dedicato agli artisti che furono, e ancora oggi lo sono, considerati dei “diversi” da una societ  che non vuole e non può comprenderli.” Allora la storia si ripete?
Purtroppo non è cambiato assolutamente nulla. L’Artista viene ipocritamente adulato ma contestualmente ritenuto un “diverso” da dominare e sottomettere, in quanto portatore di un linguaggio che esula dall’umana comprensione dei più. E l’Italia, la terra che maggiormente dovrebbe all’Arte, è il Paese che oggi, invece, dimostra la maggior indifferenza e ingratitudine. Un’ingratitudine masochistica e inspiegabile che sta portando alla fuga all’estero, se vogliono lavorare, di tanti validi artisti italiani nonch, per incuria, alla distruzione del suo immenso patrimonio arti            6 stico. O tempora! O mores! Direbbe Cicerone.

In foto, la copertina del libro (particolare)