“Non smetto di aver freddo” (L’Iguana editrice, pagg.352, 16 euro), il nuovo romanzo di Emilia Bersabea Cirillo, si presenta sin dalle prime pagine come un romanzo di razza. Il linguaggio, la storia, la costruzione stessa della narrazione sono in perfetto amalgama come i tempi giusti di una musica e costituiscono una prova di maturit  letteraria della scrittrice architetto irpina, che ci ha abituati da tempo alla sua prosa rigorosa che nulla concede a sentimentalismi (penso alla sintesi dei suoi bellissimi racconti, anche all’ultima raccolta da lei pubblicata “Gli incendi del tempo”, et al. edizioni).

Il suo realismo, direi quasi neorealismo
(per citare in prestito, uno stile cinematografico italiano che è stato di necessaria importanza per raccontare la vita com’è), l’acuta e sapiente mano di scrittrice, questa volta l’ha portata a creare un romanzo, a mio avviso, fondamentale per il suo percorso letterario, che avvince i lettori senza smettere, fino alla fine.

“Non smetto di aver freddo” (il bellissimo titolo è ispirato a un verso della poetessa polacca Izabela Filipiak)
mi sembra il romanzo più completo e perfetto della Cirillo, in esso intervengono tutti gli elementi che concepiscono il vivere amore, amicizia, odio, morte impastati in maniera magistrale nella storia di due donne.

Dorina e Angela sono due “orfane” della vita,
è il caso di dire, perch se la prima vive questa reale condizione e non ha mai conosciuto la madre, la seconda a questa condizione ci è arrivata a causa della morte violenta della madre.
Due storie diverse che s’incrociano nell’amicizia tormentata fra le due donne dissimili l’una dall’altra come la notte e il giorno, prima bambine in un orfanatrofio e poi adulte, eppure legate da un filo indissolubile che le far  incontrare di nuovo e in un momento drammatico della loro vita.
Due storie diverse, si diceva, e due voci diverse che la sapienza della scrittrice alterna tra presente e passato, due registri, due orditi che si fondono in una sola trama di disperazione per Angela e di riscatto per Dorina.

Sullo sfondo una Irpinia innevata, gelida a tratti grigia,
un freddo continuo che non è solo fisico e immanente ma diventa anche condizione interiore dell’animo delle due donne.

Come un percorso iniziatico il titolo del romanzo,
la sua forza intrinseca, conducono il lettore durante tutto il percorso della storia in un freddo, un gelo che è superiore a ogni volont , è metafora di solitudine e di profondi, oscuri recessi della nostra mente.

Intorno al plot, Emilia Bersabea Cirillo racconta
e descrive con maestria il contesto sociale, politico di una provincia, di un mondo operaio dove la parola “cassa integrazione” è il demone che s’insinua tra i lavoratori.
Ancora magistrale e molto realistica (come del resto tutto il romanzo) è la descrizione del carcere femminile dove Dorina lavora come cuoca e dove accadr  l’incontro drammatico con Angela dopo tanto tempo.

I personaggi, femminili e maschili che ruotano intorno alle protagoniste della storia, sono scolpiti nelle loro miserie,
difetti e debolezze un mondo vero e preciso che la Cirillo cesella con tratti taglienti, pertinenti, mai esagerando, in una prosa evocativa dalla quale emergono, agli occhi del lettore, i medesimi personaggi e fatti, come persone e fatti appartenenti ad una realt  visibile.

Infine le scrupolose e bellissime descrizioni di questa vita in movimento,
nella semplicit  e nel fascino delle ricette culinarie, dei ricordi del passato, dei giochi di bambine, di terrazze assolate.

Il romanzo di Emilia Bersabea Cirillo attraverso la storia di due donne ci racconta la vita, ripeto, e lo fa in maniera magistrale,
senza orpelli, con una lingua a tratti pacata, malinconica, a tratti ribelle e cruda, a tratti inserendo vividi elementi dialettali ma sempre raccontando attraverso di essa gli stati d’animo dei personaggi, l’incedere della storia, adeguandola a momenti ed emozioni.

Un romanzo di bellezza e impatto,
di contenuti profondi e di accadimenti drammatici o semplici.
La voce di Emilia Bersabea Cirillo, la sua scrittura, sono preziose tessere nel mosaico del panorama letterario odierno.

In foto, la copertina