La Casa editrice Salerno manda in vetrina l’ultimo lavoro di Renata De Lorenzo “Borbonia felix”(pagg.230, euro 11), una ricognizione sulle dinamiche che hanno caratterizzato l’Italia dal 1848 al 1861. L’autrice è docente di Storia contemporanea e Storia dell’Ottocento al dipartimento degli studi umanistici dell’Universit  Federico II di Napoli, componente del consiglio di presidenza dell’istituto per la Storia del Risorgimento italiano e presidente della societ  napoletana di Storia patria, occupandosi di problemi istituzionali e di modernizzazione dell’apparato statale nel XIX secolo con attenzione alle dinamiche del territorio.
La ricognizione storica è un mosaico in cui il passato e il presente si inseguono, si rincorrono e si ricompongono senza sosta. Renata De Lorenzo attenta analista delle dinamiche che hanno caratterizzato l’Italia dal 1848 al 1861, analizza con passione e competenza il pensiero di storici e letterati che sono stati protagonisti o che hanno esaminato l’evoluzione sociale, politica ed economica a partire dalla fine del Regno borbonico fino alla vigilia dell’Unit  d’Italia non senza posare uno sguardo generico sull’Europa del 1815 prigioniera dei poteri monarchici restaurati che ne paralizzeranno l’evoluzione fino ai moti rivoluzionari del 1848.

In “Borbonia felix”, l’autrice propone una rilettura particolareggiata e oggettiva del divario che ha caratterizzato il nord e il sud d’Italia
dimostrando che al momento dell’unificazione esistevano gi  contrasti e differenze infrastrutture, livello d’istruzione e diseguaglianze sociali che si sono acuite con la fine del Regno borbonico. Soprattutto sul piano politico, la fine del Regno borbonico lascer  una situazione d’instabilit  dovuta al conflitto tra diverse forme di legittimit  del potere il vecchio potere monarchico di diritto divino e la emergente sovranit  del popolo generatrice di una nuova identit  politica.
Il Paese presenta dal punto di vista politico una dinastia incapace di conservare il Regno che gode di amore del popolo per i sovrani, ma incapace di debellare forme di brigantaggio, fenomeno legato al controllo delle risorse locali che i sovrani non riescono a gestire del tutto. Le risorse economiche sono strettamente dipendenti dalla struttura geomorfologica del Paese, dove l’azione positiva dello Stato, intrapresa per arginare disastri naturali e migliorare la condizione del popolo, è annullata da una fitta schiera di burocrati disorganizzata e opportunistica.
Varia il ruolo della donna non più addetta ai ruoli familiari ma arricchita di ruoli patriottici. Ferdinando II e Francesco II dominano questa fase storica, entrambi contribuiscono a presentare uno Stato che nel periodo della restaurazione appare condizionato dalle componenti ecclesiastiche e aristocratiche.
L’immagine che ne emerge è di tipo familistico con numerosi figli utili per alleanze politiche e mogli che mantengono rapporti con le famiglie d’origine e gestiscono le conflittualit  interne. Gi  nel 1848 e nel 1860 I Borboni devono confrontarsi con il quadro di riferimento europeo che si avvicina sempre più a nuovi sistemi di governo costituzionali. Ne scaturisce la difficolt  di conciliare i vecchi sistemi dinastici con la nuova ridefinizione di funzioni e poteri politici. Dopo una visione politica d’insieme, l’autrice penetra nei meandri delle attese e delusioni del post 1849. Interessante è l’analisi delle situazioni evidenziate da scrittori che per motivi differenti si sono distinti in questo periodo (Michelangelo D’Ayala, Francesco De Sanctis, Giuseppe La Farina e altri).

Le forme di governo si susseguono sconvolgendo il quadro politico che appare sempre più frammentario. Il clero ha un ruolo filoborbonico non periferico che influenza l’orientamento politico.
La costituzione del 1860 allarma l’arcivescovo di Napoli Riario Sforza che esprime il suo dissenso per timore di perdere i privilegi ecclesiastici acquisiti. Si inimica in tal modo la popolazione che considera la chiesa borbonica reazionaria, nemica della rivoluzione e sobillatrice di nuove forme di brigantaggio emergenti considerati dall’esercito sabaudo sinonimo di insofferenza meridionale alla disciplina militare e a una situazione politica ben definita. Anche tra le file del clero emergono figure anti borboniche, il vescovo garibaldino Michele Caputo appoggia il popolo e giustifica la sua reazione anti clericale dovuta al desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita. Francesco II si rende conto che gli eventi in corso sono solo al punta di un iceberg ma la debole personalit  e la sua impostazione religiosa quasi maniacale non gli consentono di prendere provvedimenti tali da sottrarre il suo popolo al dominio straniero.
L’appellativo “Francischiello” sinonimo di pochezza e scarsa presenza dell’individuo, mostra un sovrano diviso tra correnti di corte, taciturno, depresso, bigotto che finisce con l’adagiarsi in un immobile conservatorismo. Ancora una volta emerge la figura della donna la moglie Maria Sofi            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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Renata De Lorenzo espone le sue tesi con forza e rigore, frutto di una ricerca accurata e decisamente ricca di documenti autentici che sono regolarmente citati nell’opera.
L’argomentazione risulta quindi rigorosa, talvolta eccessivamente accurata nelle citazioni dei tanti letterati che si sono occupati di questo periodo storico, ma l’autrice è riuscita comunque a creare un certo equilibrio tra le parti, sezionando il libro in capitoli, dove ciascuno capitolo sviluppa un’area tematica diversa e si snoda secondo una sequenza cronologica che ripercorrere contemporaneamente il passato e il presente. Le tesi sostenute sono sempre supportate da un’analisi lucida e razionale che le consentono di analizzare ed esporre la difficile realt  del Regno di Napoli.
L’autrice esprime uno spirito critico nell’analisi della personalit  degli attori i sovrani con le loro debolezze e le loro forze, i patrioti con il coraggio delle scelte e delle azioni, i politici con gli intrighi di corte e il sostegno ai loro sovrani, i letterati con la volont  di trasmettere le informazioni ai posteri ed esprimere il proprio indirizzo politico e sociale, gli ecclesiastici con il desiderio di conservare i privilegi ed infine le donne viste in modo sempre positivo, nel ruolo di madri, mogli, consigliere, patrioti, letterate, dotate di forti personalit  e fattive in qualunque contesto politico e sociale.
Il linguaggio chiaro, molto ricco di citazioni, rende il testo di piacevole lettura per approfondire la conoscenza storica nel periodo compreso tra il 1815 e il 1860 e di scoprire come e perch la storia unitaria non sia riuscita a ridurre il divario tra il Nord e il Sud dell’Italia alla luce delle esperienze e delle considerazioni di una molteplicit  di storici e studiosi dell’avventura unitaria.

In foto, la copertina