“Tutti possiamo essere Frida”. Il fashion project di Susi Sposito. Arte e moda per lanciare un messaggio “Tutti possiamo essere un’opera d’arte”. Da venerdì 11 marzo e fino al 25, all’Atelier Albachiara in via Toledo 329 di Napoli, un team di artisti riporta i tratti caratteristici della pittrice messicana più famosa dei nostri tempi (1907-1954) sui volti delle persone. Chiunque, dietro previa selezione, può “diventare” Frida e far proprio il suo coraggio di rappresentare esteticamente se stessa, contro ogni tentativo di omologazione sociale.
La fashion designer di lusso e formatrice aziendale Susi Sposito, ha creato una collezione di abiti interamente ispirata a Frida Kahlo, una donna fragile ma forte, icona di coraggio. Le creazioni riprendono i motivi e i concetti dei ritratti e delle fotografie di Frida, una natura lussureggiante che decora le stoffe, materiali all’apparenza grezzi ma preziosi nella loro composizione come la seta buretta, scialli, frange, corpetti e gonne abbondanti ispirati alla moda messicana di inizio Novecento.
«Il progetto, spiega la designer, vuole essere un invito a riflettere sulla convinzione che ogni persona è unica e può fare della propria vita un’opera d’arte». Trae ispirazione dalla mostra fotografica dell’artista brasiliana Camila Fontanele de Miranda, curata da Sueli Viana De Micco e intitolata “Todos podem ser Frida”, che ha visto persone diverse per età, razza, credo e orientamento sessuale, indossare i panni di Frida Kahlo per difendere la diversità sociale. Per la prima volta a Napoli sarà possibile ammirare i suoi lavori.
«In realtà -precisa Sposito- in comune c’è solo l’invito a essere se stessi e la scelta di Frida quale esempio di donna che è riuscita a elaborare il proprio vissuto interiore e a renderlo fruibile agli altri sul piano estetico. Io e i miei partner, continua, aiutiamo le persone a mettersi in gioco intraprendendo il percorso di Frida ma rimanendo se stessi». Il progetto mira, infatti, a esaltare l’unicità di ognuno partendo dal presupposto che la diversità non esiste. «Per questo- sottolinea- non sono riuscita a sposare il concetto base di Camila che invece parla di diversità sociale. Io sono contro l’omologazione e in una società evoluta come la nostra non si può parlare ancora di diverso».
Una performance fotografica, a cura di Alessandro Tarantino, fotografo ufficiale e partner del progetto, coinvolgerà il pubblico permettendo a chi lo vorrà di entrare letteralmente nei panni di Frida ma soprattutto di portare la propria identità davanti all’obiettivo. Tarantino si sofferma sul valore che assume la fotografia in questo progetto «La foto – dice – diventa un mezzo per uscire dagli schemi sociali».
«Saranno le persone a scegliere l’abito e gli accessori da indossare in base al proprio stato d’animo», chiarisce Sara Lubrano, designer di gioielli che coniuga la manualità artigianale e l’estrosità artistica in creazioni uniche e raffinate e che, insieme a Marina Caragallo, giovane make up artist partenopea specializzata nel settore fotografico e artistico, completano il team.

Nelle foto, scatti della mostra "Todos podem ser Frida", una selezione di abiti dalla collezione di Susi Sposito e alcuni gioielli creati da Sara Lubrano, in esposizione all'Atelier Albachiara in via Toledo 329\ ilmondodisuk.com
Nelle foto, in alto, scatti della mostra “Todos podem ser Frida” e una selezione di abiti dalla collezione di Susi Sposito, in basso, alcuni gioielli creati da Sara Lubrano, in esposizione all’Atelier Albachiara in via Toledo 329

L’Atelier, trasformatata in art gallery e set fotografico, accoglie tanti ospiti a sorpresa. Tra i candidati a vestire i panni di Frida, l’avvocato Irene Fragalà. Laureata in legge negli anni Sessanta, forte e inamovibile come la stessa Frida e tante donne della sua età, ha affrontato numerose difficoltà con coraggio e determinazione riuscendo a conquistarsi un posto in una società che ancora non era pronta a parlare di emancipazione femminile.
Introduce la mostra “Todos podem ser Frida” Maria Carmela Masi, storico dell’arte della Reggia di Caserta. Composta da cinque frammenti (l’Amore, il Dolore, l’Intero, i Colori, l’Aborto) è una sintesi e una riflessone sulla complessa e tempestosa esperienza di Frida Khalo. Un percorso che si arricchisce di diversità identitarie geografiche e culturali e che l’artista esplora per poi riportarle nuovamente nello spazio artistico convenzionale dell’esposizione.
Essere Frida vuol dire considerare il proprio mondo interiore una risorsa e non un limite. Rifiutare l’omologazione rassicurante di una società che ci vuole tutti uguali. Guardarsi dentro, scoprirsi unici e preziosi e rivelarsi al mondo.

Per saperne di più
Ingresso su invito
Info susi.sposito@gmail.com
Tel 3920268337