Schiaffeggiato dai propri figli, spesso riesce a prendersi una bella rivincita. Perch quando si parla e si scrive di fenomeni sociali viene sempre tirato in ballo insieme alla creatura che ha messo al mondo, la psicanalisi. Non ha pace Freud, nemmeno nell’eternit , ma sicuramente è soddisfatto. I suoi princpi restano suggerimenti che illuminano variegate messe in scena della realt . Soprattutto quando si parla di una sovrana dei nostri tempi, la simulazione, mamma prolifica della menzogna. Sigismondo, per chiamarlo all’italiana e raccorciare le distanze dei suoni, lo sapeva bene che è la vita a dettarne la necessit . Essendo troppo dolorosa per essere presa cos com’è, lei stessa ci spinge a inventare spazi incondizionati per la fantasia, dove il piacere esercita un’indiscussa superiorit , dividendosi tra sogno e immaginazione. Permettendo cos all’inconscio di avere il sopravvento e di guidarci verso quanto desideriamo veramente, cullandoci nel regno della vera libert , la bugia. Qui, in questo territorio infinito, trova accoglienza la voglia di giocare, ditravestirsi, di recitare un ruolo diverso da quello interpretato nel quotidiano, di raffigurare il personaggio delle illusioni preferite.

L’attitudine, dilagata dal tecnologizzato Giappone dove le case inscatolano individui con l’unica ragione di farli esistere nel ciclo della produttivit , ha invaso l’ Italia, nell’ultimo decennio, disseminando dappertutto schiere di seguaci del cosplay, di persone che amano indossare idee, ovvero abiti fabbricati dal loro talento. La vocazione d’importazione nipponica, che risulta addizione sincopata di due vocaboli (“costume” e “play”, ci recita), ha dilatato la teatralit  innata di molti giovani campani, imponendo le loro tracce sui (prominenti) palcoscenici nazionali dedicati al genere.

Il corpo si rinnova come strumento di comunicazione artistica. Ma, al contrario dei bodyartist, determinati, negli anni settanta, a sconvolgere il senso comune della creativit  con performance cruente, a colpi di lamette e sequenze di (auto)tortura, i cosplayer esaltano il viso, le braccia, le gambe per addolcire l’incertezza del presente in un mondo costruito per se stessi, facendo tesoro della cultura immaginifica che li ha allevati a indigestione televisiva di fumetti. E stupiscono, a modo loro, producendo linguaggio nuovo. Capita di incontrarli per strada e di pensare che forse hanno sbagliato stagione, perch non è più carnevale… E’ il primo effetto, l’impatto con la loro colorata presenza. Impone attenzione a una differente maniera di abitare la societ . Più armoniosa, a volte anche aggressiva. Tuttavia, fantastica. Un’arte del dire che è anche capacit  di progettare.

Nella foto in home, la cosplayer LuChan in uno scatto di Walter Pellegrini