Le elezioni regionali in Campania del 28 e 29 marzo 2010 verranno ricordate come le più inquinate della storia repubblicana.
Nell’ultimo mese la paura dei candidati e degli apparati di partito ha fatto capire a quest’ultimi che la vera sfida era nei confronti non tanto dello schieramento avversario ma dell’astensionismo.

E allora bisognava mettere in campo espedienti per carpire, con ogni mezzo, il consenso.
Schede elettorali trovate nelle sale giochi, distribuzioni ad personam di certificati elettorali da parte di pseudo rappresentanti di lista, sentinelle dei clan che accerchiavano i seggi, distribuzione nei bar di normografi per gli analfabeti, certificati fotocopiati, schede gi  votate, dolciumi ai votanti. E poi l’apertura di inchieste della Procura napoletana sulla presunta compravendita di voti fotografati con tanto di prezziario per zone, disoccupati ingaggiati per attacchinaggi selvaggi a tappeto, bollette da far pagare al candidato di turno. Questa è la morte delle democrazia.

Cosa direbbero, se potessero avere voce, i padri nobili di questa Repubblica malata per aver lottato con la vita per l’affermazione del più alto simbolo della democrazia, appunto il voto?

Quel suffragio universale che a partire da Jean-Jacques Rousseau ha trovato la sua più elevata legittimazione nella determinazione di quella volont  generale intesa uguale, libera, trasparente e per tutti.

L’esercizio del diritto di voto in questo scenario uccide le istituzioni e la rappresentanza politica cos come li abbiamo nobilmente conosciuti e vissuti.

Questa societ  malata in tempo di elezioni propone meccanismi corrotti e corruttibili, territori inquinati, relazioni sociali ben oltre la linea della legalit , operosit  sospette e crisi di facciata.

Un tempo il politico di turno prometteva il posto di lavoro, oggi poich questo è un elemento sempre meno spendibile ci si esercita per una spesa alimentare gratis, 50 euro in cambio di un timbro comprovante il voto, l’aspettativa di una pensione d’invalidit , una mangiata al ristorante di grido.

E’ il segno che il meccanismo domanda/offerta del voto è ribassato enormemente a tutto svantaggio di una condizione di vita duratura, degna e prospera di libert .

Arretrano proprio le libert  collettive a vantaggio di quelle individuali, soccombono i disegni generali di societ  lasciando il passo a odiose elites e gerarchie pensanti di pochi e nominati guerrieri del popolo.

Ma una volta eletti chi rappresenter  e che cosa?

Possiamo credere che questa degenerazione della ricerca del consenso, come segno più vistoso della crisi morale che attanaglia questa regione, produrr  persone integre e prassi politiche oneste e condivise a vantaggio di quelle comunit  di donne e di uomini che chiedono rappresentanza onesta e laboriosa?

L’esercizio del potere in siffatte condizioni sar  risucchiato probabilmente da interessi corporativi e concorrenza sleale tra luoghi e territori, assisteremo ad un cimitero d’idee e ad un rapporto eletto/elettore liquido e parassitario, senza poter immaginare più un confine netto tra le decisioni delle istituzioni, sempre più autoreferenziali, e gli interessi veri dei cittadini, sempre meno soddisfatti.