Il Presepe a Napoli. E’ un’antica tradizione che, oggi, vive in ogni casa anche in piccole dimensioni con un maestoso abete finto o vero scintillante elettronico ridondante di addobbi e regali da scartare brindando tra baci dopo l’abbuffata.
Il primo è muto come una preghiera, mentre l’altro, spesso canta e suona motivetti, interpreta il Natale come gioioso divertimento da festeggiare intorno a grandi tavolate dopo aver fatto acquisti di doni, cibi, spumanti.
A Napoli gi  nel Medioevo Chiese e Confraternite allestivano sacre rappresentazioni a Natale e nel 1025 nella chiesa di Santa Maria, come presepe una tettoia retta da tronchi simboleggia la Grotta in cui era nato Gesù. Il primo di dominio pubblico è del 1223 voluto a Greccio da San Francesco su idea di un frate napoletano per poi evolversi nel tempo secondo usi, costumi, tradizioni, culture nelle diverse citt  italiane e nazioni. Si presenta con una grotta che ripara la Vergine Giuseppe e Bambino sulla paglia e l’Angelo sopra all’esterno, simbolo del Tabernacolo, Re Magi e pastori, il popolo degli umili in adorazione.
A Napoli, la taverna è a fianco alla grotta in primo piano. ll fuoco nella taverna con tanti cibi esposti per goderecci e bevitori, gioiosi e rossi in faccia, giocatori, suonatori, servette, prostitute, rappresenta l’Inferno. L’abbondanza di cibi è il ricordo del rito pagano che si svolgeva proprio il 25 dicembre per festeggiare la rinascita del Sole.
Una coppia di zampognari, umili credenti come i pastori, allietano il sonno del Bambino. Nel II sec. la Chiesa fa coincidere la nascita del Redentore in concomitanza con la festa del Sole per debellare il rito pagano spiegando che come l’Astro, voluto dal Creatore, d  la vita sulla Terra cos il Figlio di Dio è la Vita Eterna. Nel ‘700, con la scoperta di Pompei ed Ercolano, la grotta è tra reperti archeologici. La collocazione tra il bue (toro) e l’asino (cancro nell’oroscopo mediorientale) fa datare la nascita di Gesù ai primi di giugno. La montagna con il castello a luci spente di Erode e la taverna, sono due triangoli che slittati e combaciati si ha la Stella dei Giudei. I Re Magi (due nei graffiti delle catacombe di Pietro e Marcello, quattro in quelle di Domitilla a Roma), tre voluti dal Papa Leone sono le tre razze umane la semita (il giovane), la giapeta (il maturo), la camitica (il moro). Essi, il Potere temporale che si genuflette, su cavalli di colore diverso e con andatura al trotto, al passo, l’ultimo (l’arabo) in posizione indomita e ribelle, portano in dono Oro (la regalit ), Incenso (la divinit ), Mirra (unguento per lenire le ferite del Male) e al seguito soldati mercanti e servitori.
Il popolo reca doni più poveri prodotti con il proprio lavoro nei campi (frutta, ortaggi, carne ecc.). Ricorda un’usanza napoletana che si svolgeva in corteo su via Toledo verso palazzo Reale nei giorni precedenti il Natale. Il pastore con l’agnello sulle spalle (Agnus Dei) e il pescatore (Pietro-Papa) sono simboli del Cristianesimo presenti nell’arte paleocristiana romanica gotica. Il pastore dormiente sogna un mondo migliore.
L’acqua, la Purezza, è presente nel fiume (la vita) separatore tra il mondo dei vivi e quello dei morti è il ponte il passaggio. Il barcaiolo (Caronte) traghetta. La fontana è il Fonte Battesimale. La Purificazione è la cascata. Il pozzo è il nostro profondo ma anche il legame tra terra e cielo. L’acquaiolo disseta i golosi. Le lavandaie di Antignano simboleggiano Confessione e Comunione. La vecchia zingara, nei pressi della grotta con i suoi ferri premonisce la Crocifissione. “E quella pacchianella dint’ o sciallo! Chella che porta a criatura!”(F. Russo). E’ Stefania una nubile a cui era proibito visitare le partorienti. Ella, la Fede, raccoglie un sasso lo avvolge in una copertina e si presenta alla Grotta. Avviene il miracolo e il bimbo di nome Stefano sar  il primo Martire. La Stella cometa è l’Evento, stupisce e annuncia il Messia.
La cultura pagana è viva con bottegai, ambulanti, artigiani. Trionfa la vita bucolica. La magia è nell’intreccio tra le due realt  Divino e Pagano in una scenografia fiabesca, nell’umanizzazione dei pupi fissi o mobili, nella veridicit  dei prodotti(carne, pesce, formaggi,ecc.), degli arnesi da lavoro, degli animali e dei mestieri, nella ricercatezza degli abiti sfarzosi o stinti da lavoro. Il termine presepe deriva da ph tme (mangiatoia) in cui Gesù fu adagiato nella kat luma (dormitorio pubblico) a Betlemme(citt  del pane). Il Mulino presso il torrente (vita e quotidianit ), forno, pane e vino nelle botti, sono simboli dell’Eucarestia nell’ultima Cena.
Anche Carlo III fu affascinato tanto da partecipare alla costruzione. I resti sono conservati a Capodimonte.
Quello dei Terres, editori, aveva tre bande al seguito dei Magi, 35 pastori, pochi animali, Angeli stupendi. Antonio Cinque, negoziante, aveva il seguito de’Magi di Sammartino acquistato e portato in Spagna da Maria Cristina, figlia di Francesco I, sposa di Ferdinando VII. Gori, scultore,             6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«Mlavorò a quello di Catalano e tra le contadine ritrasse la madre del proprietario Saverio. Raffaele Servillo, notaio, ospitava la Corte per ammirare il suo sontuoso presepe con pezzi realizzati a Parigi e un cavallo di un Re aveva finimenti simili a quello di Murat. Pagava 50 ducati(200 euro) al mese al pittore R. Gentile per il lavoro da eseguire a Natale.
Teatralit  e cultura di Napoli è anche nel presepe. E’ presepe ogni giorno per la sua urbanistica Sant’Elmo in alto, vicoli e vie che scendono giù al Centro Antico, ambulanti con in mostra primizie di vari colori, cortei di turisti tra musei pizzerie e osterie, musicanti e attori di strada di ogni etnia. Affascina adulti e bambini.

Nella foto, una tipica scena di antico rpesepe napoletano