«Artisti e politici a Napoli difficilmente s’incontrano. Gli artisti sono personaggi in cerca d’autore e i politici sono per lo più soggetti esclusivamente in cerca di elettori» ha scritto, l’altro ieri, su Repubblica, Mariano D’Antonio. Che ha aggiunto «Nella più grande citt  del Mezzogiorno non c’è la tradizione civile di contribuire a finanziare, sia pure con pochi spiccioli, un evento culturale».
Ne è ben consapevole Maria Pia Incutti, che ha espresso concetti simili in varie interviste in questa citt , fervida di cultura, promuoverla trova molti, troppi, ostacoli. Nonostante ciò, la direttrice della Fondazione Plart non demorde e, nella sede a via Martucci 48, inaugura oggi, alle 18, la mostra “Be the poem. Architettura plastica di Carlo Galofaro” a cura di Domitilla Dardi. Si tratta della ricca esposizione di modellini di varie architetture, realizzati, in materiale plastico, dall’architetto Galofaro. «Cos il Plart apre una finestra anche sull’architettura», chiosa Maria Pia Incutti. E cos vengono evidenziati i molteplici usi della plastica, questo materiale polimerico che ha varie accezioni e varie applicazioni e che Il Plart (plastica + arte), sin dalla sua fondazione, sette anni fa, si è proposto di valorizzare.
L’architettura, per sua natura molto complessa, è detta la regina delle arti. Questa definizione è ribadita dal titolo della mostra, che riprende una citazione di David Corradine "If you cannot be the poet, be the poem" (Se non puoi essere poeta, sii poema).
La storia è più importante del singolo eroe. E la frase ben si adatta all’architettura, che non è e non può essere opera di uno solo. L’architetto si limita al progetto architettonico, espresso, generalmente, da un disegno o da un modello a tre dimensioni.

E gi  nel Rinascimento, a un dipresso da Leon Battista Alberti (1404/1472) in poi, l’architetto si limitava alla realizzazione del disegno, assegnando ad altri la sua esecuzione.
Ma anche nel Medioevo, l’architettura delle cattedrali romaniche è stata opera corale, di un’intera squadra di muratori e anzi spesso, durando più decenni, di intere generazioni. D’altronde anche per costruire una casetta in campagna occorrono anche oggi più persone.
L’attivit  di Galofaro è singolare. Realizza professionalmente modelli a tre dimensioni per architetti e artisti. Con il suo studio Modelab ha collaborato anche con architetti famosi come Peter Eisenmann, Massimiliano Fuksas, Jean Nouvel, Odile Decq e con artisti come Alfredo Jaar, per il quale ha realizzato il modello dei Giardini della Biennale, una delle opere più apprezzate dell’ultima Biennale di Venezia.
Naturalmente Galofaro basa i suoi modelli sui disegni di questi autori che, però, non segue pedissequamente, collaborando attivamente alla loro definizione. Inoltre costruisce anche modelli delle sue architetture immaginarie. «Sono architetture- dice- che non richiedono di essere realizzate».
La mostra si svolge nell’ambito del Festival Internazionale del design, organizzato dal Plart, che è iniziato lo scorso anno e quest’anno si avvarr  di diverse altre manifestazioni, tra cui anche un concorso con premi in denaro. Per concludersi, il 15/16 maggio 2015, con il Convegno Internazionale di Studi Il futuro del contemporaneo. Conservazione e restauro del design, a cura di Giovanna Cassese, Alice Hansen e Antonella Russo. Di questo convegno, particolarmente importante, anche perch risponde perfettamente agli intendimenti e alle esigenze della Fondazione Plart, saranno stampati gli atti conclusivi. «E’ necessario conclude Cassese- per questa Napoli, che ha tanta storia ma ha tanto poca memoria».

In alto, Galofaro in uno scatto di Ave Pichierri. In basso, tre sequenze della mostra