Quando da bambino osservavo mio nonno lavorare la ceramica non capivo bene cosa significasse per lui. E poi, dopo varie ore trascorse ad osservare le sue mani impastate nel tornio, ne usciva un oggetto che solo lontanamente poteva paragonarsi a un vaso. Scoprii molto dopo quanto lavoro c’era dietro ogni oggetto di quella magnifica collezione della sua fabbrica. Ecco perch, dovendo scrivere un breve articolo sulla mostra antologica di Clara Garesio, artista napoletana di origine torinese, mi è tornata in mente l’immagine di quell’anziano signore ricurvo, intento a lavorare, impastare e amalgamare quella poltiglia argillosa che sarebbe, in breve, diventata arte.
Odore, passione, intuito, filosofia e poesia. C’è tutto questo quando si ammirano le opere in ceramica. E tutto questo sar  presente anche il 17 maggio, quando in mattinata, sar  presentata, al Museo della Ceramica di Villa Guariglia, in Raito di Vietri sul Mare (Salerno) la mostra antologica “Una infinita primavera”, di Clara Garesio. L’iniziativa, realizzata con il patrocinio della Provincia di Salerno, del comune di Atrani, della Societ  umanitaria del Liceo Artistico “G. Ballardini” di Faenza e dell’Istituto Superiore “G. Caselli” di Napoli, rappresenta l’occasione per celebrare la ceramista e il suo storico rapporto con la costa d’Amalfi, ripercorrendo le tappe del suo ricco percorso artistico attraverso una selezione di pezzi unici ed inediti.
All’inaugurazione, prevista per le 11, interverranno Giuseppe Canfora (presidente della provincia di Salerno), Barbara Cussino (funzionario delegato Settore Musei e Biblioteche della Provincia di Salerno) e Anty Pansera (storica e critica del design e delle arti decorative e applicate). Proprio quest’ultima ha dedicato all’artista Garesio un interessante scritto, in cui analizza il percorso dell’artista e le sue opere, analizzando il rapporto con il territorio, con il modo di lavorare e di creare, e più in generale interrogandosi sul senso e sul significato del “fare ceramica” proprio della Garesio.
Scrive Pansera «Vasi policromi che affondano la loro consistenza in un rivisitato passato, smalti e scabrosit  che giocano plasticamente con la luce, ma poi anche altre tipologie, realizzate non solo al tornio, dalle singolari, pittoriche stratificazioni, le cromie fresche ed inaspettate, a riproporre con autonomia conoscenze e competenze accumulate negli anni, l’astrattismo lirico ad intrecciarsi con figurazioni stilizzati riecheggianti stilemi dei decenni Cinquanta/Sessanta». Certo, descrivere l’arte ceramica con la parola non è semplice. Nemmeno per chi è solito analizzarla ed ammirarla. Ed è per questo che dovremmo tutti, semplicemente, ammirarla.

Per saperne di più
www.claragaresio.it
www.museibiblioteche.provincia.salerno.it