Pastori, demoni e attori. Da oltre dieci anni, nel cuore di Napoli (zona Tribunali), La Scarabattola dei fratelli Scuotto (Lello, Salvatore, Emanuele e Anna) crea capolavori rifacendosi alla tradizione presepiale spagnola e settecentesca, dove la complessit  tecnica nella realizzazione dei pezzi era appannaggio solo degli scultori.
Tra mostre, commissioni estere, clienti VIP e uno Charlot esposto a Montreaux alla fondazione Charlie Chaplin, La Scarabattola oggi è una consolidata realt  dell’eccellenza campana. In occasione della loro ultima mostra (terminata, dopo una proroga, il 31 gennaio e facendo registrare un notevole successo di pubblico), ispirata agli scritti di Roberto De Simone e allestita nella reggia di Caserta, con Lello e Emanuele Scuotto, ricostruiamo la loro storia.
Come è nata la collaborazione con De Simone.
E.S. “La storia comincia una decina di anni fa, dopo la lettura della sua opera. Da subito è stato un sogno realizzare questo enorme presepe prendendo i personaggi che lui ha riscoperto dalla tradizione meridionale. Poi è nato tutto per caso, da un incontro al negozio. Gli abbiamo proposto l’idea. Lui è stato titubante, poi ha accettato la scommessa”.
Quanto ha influito sulla vostra opera?
E.S. “Noi gli abbiamo chiesto di realizzare questi personaggi a modo nostro, con il criterio del pastore settecentesco. Lui è più vicino all’idea del pastore popolare napoletano, in terracotta, di piccole dimensioni. Vederlo felice di guardare i nostri pezzi è stata una vittoria”.
Come si compone questo presepe?
E.S. “Quest’anno siamo riusciti a presentare undici scene più la nativit  che è il fulcro attorno al quale ruota l’opera, per un totale di circa quaranta personaggi. una parte di quello che dovrebbe essere il progetto finito, composto da una settantina di scene un enorme presepe esoterico che raccoglie personaggi, simboli e segni, sia della tradizione presepiale che di quella favolistica del meridione”.
La mostra ha segnato il vostro ritorno alle zone campane…
L.S. “Si. Da quasi tre anni la nostra attivit  si è dedicata alle mostre all’estero per propagandare quello che si produce a Napoli”.
Il vostro rapporto con l’estero è da sempre molto forte…
L.S. “Quest’attivit  ha cominciato a essere più nota fuori che in Campania o in Italia. Le prime commesse sono arrivate dalla Francia. Il primo a credere in noi è stato un mecenate francese, Robert Leon, che ci commissionò una riproduzione del Cristo velato. Poi il palazzo reale di Madrid band un concorso per la realizzazione di un grande presepe. Vincendolo ci siamo fatti conoscere anche in Spagna. Terreno fertile s’è rivelato anche il Sud America. Prima con gli acquisti on line, poi, andando in Messico ci siamo accorti che c’è una grande volont  di creare un gemellaggio con le attivit  meridionali italiane. Mentre grossi consensi e sensibilit  non ne abbiamo riscontrati in Olanda o in Romania”.
E in Italia?
L.S. “Abbiamo avuto ottimi riscontri soprattutto a Roma e Milano. A Napoli s’è avuto un ritorno di fiamma dopo che sono arrivati i consensi da fuori. Poi sono venute le mostre del diavolo, Pulcinella arifavola, il mondo sospeso…”.
Tra i vostri clienti italiani, anche parecchi VIP, tra cui Stefano Gabbana e Roccobarocco…
L.S. “Il fatto che due stilisti, con un senso estetico esasperato, attenti al disegno, al progetto, al colore, abbiano scelto noi per realizzare dei lavori ci ha reso felici. Avere a che fare con una persona danarosa è un conto. Avere a che fare con una persona danarosa, ma dalla sensibilit  spiccata è un altro. Una grossa capacit  d’acquisto accompagnata duna scarsa sensibilit  ci rende meno orgogliosi”.
Nessuno degli stilisti ha mai proposto di vestire un vostro personaggio?
L.S. ” un’idea che balenò a Roccobarocco e che ogni tanto ripresenta. Il la vedo come un corto circuito, quindi non abbiamo mai approfondito l’argomento. La stilizzazione settecentesca ha una sua coerenza. La compatibilit  col mondo della moda e la scultura barocca non è facile, rischia di diventare qualcosa di volgare”.
Non solo pastori, ma anche il busto di Totò, Chaplin, il Cristo velato…
L.S. “La Scarabattola non è un laboratorio che fa esclusivamente presepe. Lo usa in maniera approfondita. come una palestra che può farti fare altro. Come tale il presepe è apprezzato prevalentemente in paesi che hanno una lettura oggettiva della nascita di cristo. La scultura napoletana ha riscontri positivi un po’ ovunque. Il mercato è più dedito al presepe perch ci sono più compratori”.
I pezzi esposti a Caserta sono in vendita?
L.S. “La mostra nasce dal coraggio di creare cose che potrebbero essere invendibili. Mettere in scena soggetti cos abominevoli non ha un filone legato alla possibilit  di vendita. Possiamo pensare che molte opere non saranno mai comprate anche perch il pubblico non è abituato a vedere soggetti di questo tipo. Se si pensa solo a cosa è vendibile si rischia d            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
ti fare gli Obama o i Brunetta. E questo significa squalificare tutti i contenuti intellettuali del presepe. Quello che manca alle botteghe del settore è il coraggio di intraprendere attivit  culturali che possono anche diventare fruttuose sotto il profilo economico, perch accrescono la notoriet  e la fiducia verso gli utenti che vengono qui per trovare un prodotto colto oltre che ben fatto. Le mostre non hanno l’intenzione di essere commerciali. Lo sono diventate per fortuna”.
La destinazione dell’opera?
L.S. “Se avessimo l’occasione, come si sta discutendo, di avere un posto stabile come la reggia che ospiter  a vita questo presepe, magari trovando uno sponsor amico, privato o istituzionale, noi avremo lasciato una traccia storica e indelebile. E questo ci soddisferebbe al massimo. Noi comunque continuiamo a lavorare umilmente, facendo pezzi vendibili”.

Nelle foto in alto, Charlie Chaplin. In basso, da sinistra un demone, Totò e Pulcinella negli scatti di Maria Volpe Prignano