La direttiva europea 2008/98/CE, (e l’OCSE fin dal 1996), prevede una gerarchia precisa prevenzione, preparazione per il riutilizzo (riuso e riparazione), riciclaggio, recupero di altro tipo (per esempio recupero di energia) ed alla fine, come estrema ratio, lo smaltimento in discarica. La direttiva consente, però, di riorganizzare la gerarchia qualora questo abbia effetti positivi sull’ambiente e sulla salute. Pertanto, è opportuno, come primo obiettivo e al fine di bloccare qualsiasi nuovo impianto di incenerimento o discarica, impostare un processo che da subito porti al Riciclo Totale con attenzione continua alla Riduzione, al Riuso, alla Riparazione ed alla Ricerca per la dematerializzazione, detossicizzazione e standardizzazione dei prodotti e degli imballaggi.
Del resto, fino agli anni ’50, gli agricoltori delle periferie delle citt  guadagnavano con gli scarti di cibo e con gli altri rifiuti organici, che servivano a fertilizzare le cinture verdi intorno alle citt , cinture di orti e giardini che alimentavano a filiera corta le citt  stesse, finch non è arrivata la plastica, che non poteva essere n degradata nel terreno n riciclata. Fu allora che nacquero le discariche e, dagli anni ’60-’70, in un trend di crescita economica, la costruzione degli inceneritori con la loro azione falsamente catartica, distruttori di ricchezza e di salute, con l’obiettivo di ridurre i volumi degli scarti rifiutati e la loro putrescibilit .
CITTADINI RESPONSABILI
Dal 2007, in un trend negativo di produzione di rifiuti, sia urbani che industriali, a causa di una crisi ambientale strutturale irreversibile per mancanza di risorse, è difficile pensare di progettare e dimensionare nuovi inceneritori, perch nessun progettista n economista, alla data, è in grado di predire come sar  l’economia da qui a 30 anni, ci la durata di un impianto di incenerimento. Ma non sarebbe in grado neanche di dimensionarlo da qui a 5 o 15 anni. In un trend di decrescita economica irreversibile le prospettive possono essere di lenta decrescita, di rapida decrescita ma anche di collasso economico (i paesi PIIGS e l’Africa del Nord insegnano). Nessun imprenditore oculato può investire in una situazione del genere, tra l’altro con i certificati verdi in continuo ribasso e con i grossi debiti contratti da tutti i settori che generano ricchezza servizi (banche e finanza), industria, istituzioni pubbliche e famiglie. Ne fanno fede le aste di appalto che stanno andando deserte per i nuovi inceneritori (es. Verona, Trento, etc).
Bisogna quindi pensare soprattutto a migliorare la gestione delle frazioni finali, ci la loro qualit , a valle della raccolta differenziata, che deve essere domiciliare spinta (porta a porta) per responsabilizzare il cittadino, raccolta domiciliare che può andare oltre l’80% di rifiuti differenziati ed effettivamente riciclati. Ma occorre migliorare soprattutto la qualit  delle quattro frazioni che vanno a smaltimento, che rappresentano circa il 20% del rifiuto iniziale frazione secca residua, spazzamento stradale, rifiuti ingombranti e residui da pulizia della frazione multi-materiale (plastica/ lattine). Trattando opportunamente ciascuna di queste frazioni, in un’azione di reiterazione di miglioramento di processo di raccolta, informazione ai cittadini e organizzazione delle isole ecologiche, si riesce a riciclare pressoch tutto. Ad esempio, il Centro di riciclo di Vedelago (in provincia di Treviso) è gi  in grado di riciclare quasi integralmente la frazione secca residua e i residui di multimateriale mescolandoli agli scarti di plastiche industriali, per ottenere, attraverso un processo di estrusione a 200C, sabbia sintetica certificata, utilizzata per manufatti industriali ed in edilizia. Manufatti di plastica riciclata che possono essere riciclati all’infinito.
I TERMOVALORIZZATORI
I cosiddetti “termovalorizzatori” (inceneritori con recupero energetico), che forse è preferibile chiamare “termocancrovalorizzatori”, invece, considerando lo spreco di materia bruciata, non arrivano al 10% di recupero energetico ed emettono più CO2 di tutti gli altri tipi di impianti a parit  di energia elettrica prodotta. La gestione degli scarti nell’ottica del riciclo totale, genera molta più occupazione (da 10 a 20 volte) a parit  di rifiuti trattati, rispetto agli impianti di incenerimento o alle discariche.
Con la tecnologia dell’incenerimento, per i soli costi esterni certificati verdi, costi di smantellamento impianti e ripristino terreno, costi sanitari calcolati tramite il software ExternE della Commissione Europea, infrastrutture viarie, degrado immobiliare, qualit  degradata delle colture e mancata occupazione si perdono 684 milioni in 20 anni calcolando 2 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti inceneriti. Quindi il risparmio economico, il risparmio energetico, e la tutela della salute e della biodiversit , attraverso il riciclo totale con attenzione alla riduzione, riuso, riparazione e il miglioramento attraverso la ricerca, sono le modalit  principali e assolutamente prioritarie da             6          utilizzare e perseguire, da subito. Esse sono necessarie e sufficienti per impostare un corretto ciclo chiuso di gestione dei rifiuti.

*Referente energia e rifiuti del WWF Veneto e membro fondatore di MDF (Movimento per la Decrescita Felice)