La parola che non trova asilo/ nella bocca dell’uomo/è gi  la morte- senza resurrezione. Questo il lapidario atto di fede a conclusione di "Prima del silenzio" di Giuseppe Patroni Griffi, che il Teatro Mercadante ripropone in apertura dell’attuale stagione teatrale. Una scelta felice, per molti versi.
Scrittore, drammaturgo, regista teatrale e cinematografico, personalit  tra le più versatili della cultura italiana del secondo Novecento, Patroni Griffi è innanzitutto scrittore che riconosce al genere drammaturgico una fatica tutta speciale «[…] è un’altra tecnica, c’è qualcosa di diverso, di più straziante, devi con una battuta far capire un personaggio, devi far capire un linguaggio. Il teatro di Patroni Griffi personaggi più che storie e centralit  dell’attore. «Prima del silenzio è stata scritta per Romolo Valli, per sempre». In questa dedica del 1979 il segno del profondo legame che univa l’autore non solo al grande attore che sarebbe scomparso tragicamente l’anno dopo, ma a tutta la Compagnia dei Giovani, (De Lullo, Falk, Guarnieri, Valli, Albani), formazione tra le più prestigiose delteatro italiano
UN AUTORE SCOMODO E SCABROSO
Patroni Griffi, un autore scomodo, scabroso, anticonformista, che spesso osserva il mondo dalla parte dei perdenti e degli emarginati. Quattro i personaggi, quattro modi di essere Lui, il perdente, il poeta chiuso nel rifugio consolatorio della parola per sopravvivere; il Ragazzo, la giovane generazione alla ricerca di un ancoraggio; la Moglie (Paola Gassman), la grettezza piccolo borghese che assume il danaro e il benessere come unit  di misura della vita; il Cameriere (Sergio Maschera) la costrizione del dovere; il Figlio (Andrea Giuliano) ,il tormentato e ambiguo rapporto di ciascuno di noi con la Legge del Padre.
DUE UOMINI IN SCENA

Sullo sfondo nero un divano rosso come unico elemento scenico e linee di luce che definiscono virtualmente i contorni di una stanza che fa da contesto al serio confronto tra due uomini. Due personaggi, niente nomi per dare una più generale valenza alle loro condizioni esistenziali. Lui maturo intellettuale, la memoria che cerca di tramandarsi, il poeta rifugiatosi nella calda cuccia delle parole, isolato, lontano dal mondo, dalla moglie, dai figli. Il Ragazzo suo ospite temporaneo, un viandante alla ricerca di se stesso e di un ancoraggio, ostinato nel rifiuto del dialogo, chiuso nella sua arroganza giovanile. Sullo sfondo la Moglie, il Cameriere, il Figlio, tre segni di un mondo ormai rigettato per sempre. Tra i due una coabitazione difficile, destinata a finire per il loro irriducibilmente diverso di rapportarsi a se stessi e al mondo. Ai tentativi di seduzione di lui che tenta di trascinarlo con i suoi ricordi di trascorsi in Costa Azzurra nel suo mondo, un immaginario di parole, di sogni, di mare, si contrappone la indisponibilit  dell’altro a un rapporto meno effimero. Il disagio e la tensione crescono fino a farsi metafora delle difficolt  comunicative tra le generazioni; a farsi discorso appassionato in difesa della parola come quintessenza degli umani, nonostante gli usi ambigui e diversissimi che essa ha generato. Nella consapevolezza che sono le sole a «impedire la morte del passato/unico testimone/che ci dichiara vivi», l’unico argine alla negazione postmoderna della storia.
GULLOTTA, RIGOROSA PERFORMANCE

Leo Gullotta nel ruolo che fu di Valli, precisa con modestia «io ne rispetto il percorso della testa e dell’anima». La maturit  dell’uomo e dell’attore in una performance rigorosa, misurata, convincente di un testo che conserva attualit  e freschezza per spessore concettuale, universalit  dei temi e linguaggio essenziale, offerto in una grande variet  di declinazioni la polemica grintosa, il dialogo brillante, la battuta irriverente e corrosiva, l’argomentazione stringente, la prosa parapoetica che nei momenti più intensi approda alla versificazione.
Eugenio Franceschini, giovane nella vita e nella scena presenza fisica,apprezzabile maturit  interpretativa, prestazione molto performante. Una promessa.
IL PERICOLO DEL NAUFRAGIO
Di grande suggestione la regia di Fabio Grossi, notevole valore aggiunto a un testo gi  di per s prezioso. La riduzione di Moglie, Cameriere e Figlio a apparizioni/immagini, quasi a sottolineare la loro valenza fantasmatico di incubo. L’iniziale immaginarsi in barca dei due protagonisti visivamente tradotto in un rincorrersi delle onde.
La casualit  della vita cromaticamente espressa in sgocciolature di colore alla Pollock. Il pericolo del naufragio della parola in una dissoluzione del rigo scritto e in uno scomposto cadere di lettere che ne annullano il senso. Scenografia tecnologica artisticamente coniugata. Le musiche di Germano Mazzocchetti contaminano felicemente Bach con il jazz a testimonianza di una sintesi avvenuta solo in musica. Applausi convinti e prolungati. Si replica al Teatro Mercadante fino a domenica 1 dicembre.

www.teatrostabilenapoli.it