Prendono avvio le iniziative a favore di un riconoscimento ufficiale e di una tutela della lingua napoletana. Oggi, marted 21 aprile 2008, alle ore 18 nella sala Gabriele D’Annunzio dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (via Bernardo Cavallino, 89) il movimento “L’Altro Sud- UDS” presenta la sua proposta per un’azione di difesa che porti a compimento l’iter avviato il 14 ottobre 2008 con l’approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio Regionale della Campania.
Durante l’incontro, moderato da Antonio Gentile (presidente nazionale de “L’Altro Sud- UDS”), sono previsti gli interventi della scrittrice napoletana Colomba Rosaria Andolfi, di Ernesto Paolozzi (docente di Storia della Filosofia Contemporanea presso l’Universit  Suor Orsola Benincasa di Napoli e presidente della Commissione per la Toponomastica del Comune di Napoli) e di Maria Peruzzini (coordinatore dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli).

Colomba Rosaria Andolfi ha scritto numerose commedie brillanti che dal 1992 vengono rappresentate nei teatri cittadini dalla compagnia teatrale “Il Guazzabuglio”, è autrice di una grammatica della lingua napoletana (“Facile facile. Impariamo la lingua napoletana”, Kairòs Edizioni Napoli, pagg. 197 €14,00) e di una raccolta di poesie (“Chicchi di grano”, Edizioni Guida, pagg. 193 €9,60).

“Sono innamorata della lingua napoletana, a undici anni capivo la parlata ma non la sapevo parlare perch avevo frequentato le scuole private per volont  dei miei genitori, che non volevano apprendessi la cadenza napoletana” racconta la scrittrice “poi andai alle scuole pubbliche e l fu un vero colpo di fulmine rimasi incantata dal modo di parlare delle amiche e dei professori e dalla lettura e recitazione delle meravigliose poesie napoletane. Fu proprio mia madre che successivamente mi fece leggere i primi testi in lingua napoletana, oramai certa che potessi acquisire familiarit  con la lingua senza inflessioni troppo marcate”.
L’incontro di oggi all’Istituto Italiano di Cultura su cosa verter ?
“C’è questo disegno di legge approvato nell’ottobre del 2008 ma manca ancora una firma del Presidente della Giunta Regionale Bassolino per il riconoscimento di lingua. L’iniziativa ha lo scopo di avviare un dibattito cittadino per convincere Bassolino a mettere questa firma. Abbiamo una lingua conosciuta in tutto il mondo. Incredibile che si debba ancora attendere un riconoscimento per il napoletano”.
Anche perch il napoletano in alcuni posti del mondo è più conosciuto dell’italiano…
“S, pensi che in Malesia cantano le canzoni napoletane nella versione originale, proprio in lingua napoletana e non in una versione tradotta. In alcune zone del mondo il napoletano fa proprio le veci dell’italiano, perch gli abitanti del luogo conoscono solo la lingua napoletana e ignorano l’italiano. Ecco perch non possiamo perdere questo treno, fra l’altro a me piacerebbe che il napoletano fosse considerato dialetto della Regione Campania”.
La sua battaglia per la tutela del napoletano dura da anni…
” dal 1992 che con i miei testi teatrali napoletani mi sto battendo per un riconoscimento di questo tipo. Ho voluto anche scrivere una grammatica napoletana che fosse accessibile a tutti, il più possibile chiara e corposa spero di esserci riuscita. Questo libro mi è costato un anno di lavoro pazzesco, molto duro anche dal punto di vista fisico. Il napoletano va studiato con attenzione, io mi sono documentata tanto per raggiungere questo risultato e l’ho fatto perch vorrei che tanti milanesi, romani e altri italiani potessero imparare facilmente il napoletano”.
Oggi a Napoli che tipo di lingua si parla?
“Nelle periferie si usano termini napoletani arcaici che erano stati utilizzati molto raramente in passato. Le persone che si ostinano a utilizzare questo modo di parlare intendono fare sfoggio di cultura, ma riescono solo ad uccidere un dialetto. Vedo in giro uno svilimento della lingua napoletana, un involgarimento soprattutto nei canali televisivi in cui si sentono suoni gutturali sguaiati. Invece il napoletano vero non è volgare, ma pieno di musicalit  e di raffinatezza. Il napoletano che parlava Eduardo era bellissimo, ricordo anche uno scrittore come Riccardo Pazzaglia, che ne faceva un uso affascinante”.
E il napoletano scritto?
“Sono davvero pochi i napoletani che lo sanno scrivere, forse qualcuno in più che lo sa leggere. Il vero napoletano con le sue aferesi e le sue elisioni! Quando vado in giro per la citt  e vedo dei manifesti che pubblicizzano spettacoli teatrali in napoletano…manifesti sbagliati con errori molto gravi…mi verrebbe voglia di prendere un pennarello e correggere”.
Tra le dominazioni straniere del passato quale ha avuto la maggiore influenza sul napoletano?
“A mio parere vi sono molte similitudini con il francese. Noi usiamo come loro la prima persona singolare e plurale, quel “voi” cos diffuso a casa nostra è molto utilizzato anche oltralpe. Mi ha giovato molto studiare il francese, perch vi ho             6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
tnRpeKKKYT DeS pHKLtrovato tanti elementi in comune con il napoletano”.
Con la sua raccolta di poesie “Chicchi di grano” aveva l’obiettivo di riavvicinare le nuove generazioni alla loro lingua d’origine…
” un obiettivo che continuo a perseguire. I ragazzi si erano distaccati dal napoletano ma si stanno riavvicinando. La colpa è dei genitori, che hanno dimenticato il napoletano e non lo insegnano più in famiglia. I ragazzi sono distratti da tante cose, ma c’è la possibilit  di suscitare il loro interesse per la lingua. Ho notato, per esempio, che i giovani africani arrivati a Napoli trovano più facile apprendere il napoletano che l’italiano”.
Lei ha definito la lingua napoletana una lingua efficace, musicale ed espressiva come nessun altra.
” la lingua dell’arte, adattissima alla poesia, alla canzone, al teatro. L’efficacia di un’opera teatrale in napoletano non ha eguali con altre lingue. A me è capitato di italianizzare una mia commedia napoletana, ma trovo impossibile non inserire nemmeno un elemento di napoletanit . Ecco, credo sia fondamentale portare avanti i dialetti nei modi di dire c’è la saggezza, l’esperienza dei nostri nonni e bisnonni, del popolo. Con un proverbio o un modo di dire si può sintetizzare tutto”.

Nella foto in alto, l’autrice. In basso, le copertine di due suoi libri