E’ appena andato in scena al Nuovo teatro Sanit  "Anime dannate". Maternit , frutto di stupro, rinnegata. Maternit  ,frutto d’amore, accettata, pure se consumato nel luogo sbagliato. Maragrazia de L’altro figlio e la nostra Filumena Marturano. Pirandello e Eduardo. Una lunga storia di influenze e differenze. Il pessimismo pirandelliano che scaturisce dai bui meandri del profondo. Quello di Eduardo generato dalla mancanza di mobilit  sociale, dalla diversa e iniqua distribuzione della ricchezza; e accresciuto dall’ anomala e sofferta condizione familiare, che nella trasfigurazione artistica ha dato vita a personaggi maschili gretti e figure femminili coraggiose edrammatiche, tra le più grandi nella storia del teatro novecentesco.
Nell’ originale scrittura di Riccardo De Luca, poliedrico autore attore regista e, in questo lavoro, anche voce recitante, il confronto a distanza tra i due drammaturghi si ripropone a distanza ravvicinata, nell’accostamento di due figure femminili o, meglio, due diversi modelli di comportamento, di due modi di vivere la maternit scelte diametralmente opposte, eppure entrambe segnate dall’analfabetismo, la sofferenza e le angustie tipiche di un umile  mbito di provenienza.
Impossibile per Maragrazia accettare il frutto di uno stupro a opera di un uomo che tra l’altro ha privato di un padre i suoi due figli. La logica del rancore prevale sull’istinto materno. Invoca il ritorno dei figli legittimi emigrati in Sudamerica. Si rifiuta di credere di essere stata dimenticata da loro e, nell’inutile attesa si abbandona all’abbrutimento. Impossibile per Filumena aspirare al matrimonio con i suoi precedenti postribolari, nemmeno riscattati dalla maternit  e da anni di servaggio. Otterr  a fatica un cognome per i suoi figli. La sua è una vittoria apparente pure lei, in fondo, è stata quella che gli altri hanno voluto che fosse.
La siciliana Maragrazia appartiene al mondo dei vinti, Filumena al ribellismo masaniellesco che vince solo nell’happy end della trasfigurazione letteraria. Le loro storie si intrecciano, il dolore è il denominatore comune. E la sconfitta. Non meno originale la fatica registica di De Luca che d  una rappresentazione fisica della solitudine delle due donne concedendo da largo spazio al monologo o riproponendo i momenti dialogici di Filumenain absentia del se-condo parlante, sia che si tratti di un interlocutore immaginario, sia di Mim Soriano sia della voce di Sergio Bruni, melos partenopeo per antonomasia. Il suo modo struggente e appassionato di cantare viene qui elevato,mediante una oculata scelta di canzoni, a testo drammatico che dialoga e si intreccia con il testo verbale, moltiplicandone l’intensit . Penso in particolare a Torna Maggio, una tra le più belle serenate della storia della canzone napoletana, o mese d”e rrose e d”e vase, in cui una donna dura di cuore non apre la sua finestra e la Madonna misericordiosa d  un segno a Filumena, indicandole la via più giusta, ma anche la più faticosa.
Del resto, l’accostamento Eduardo-Bruni non è casuale, De Luca è affatto consapevole delle affinit  elettive che legavano il drammaturgo al cantante A ggente sa’ che dice? Ca tu si’ a voce e Napule. E sa’ che dice pure? Ca Napule songh’io. Si tu si’ voce e Napule e Napule songh’io, chesto che vvene a dicere? Ca tu si’ a vocia mia. Se si esclude il pregevole cammeo di Francesca Fedeli che,con un efficace recitare sopra le righe, rende con grande credibilit  l’insofferenza di Ninfarosa per la vecchia Ma-ragrazia, Tina Femiano (foto) si produce in un vero e proprio one woman show tratteggiando con maestria e versatilit  due psicologie femminili diversissime tra loro.
Se Maragrazia ha avuto solo un antecedente filmico, prestigioso ma remoto nel tempo, e forse non da tutti ricordato, una superba Margarita Lozano, attrice spagnola che i fratelli Taviani hanno trasformato in una convincente vecchia barbona siciliana in Kaos, il personaggio di Filumena è un luogo dell’anima dei napoletani. I nomi delle interpreti e la loro lettura del personaggio fanno parte della nostra memoria collettiva. C’era di che preoccuparsi.
Tina Femiano ha stupito per la sua cifra interpretativa, improntata a grande misura e sobriet , lontana da qualsiasi enfasi una sofferenza raccolta e mai gridata, quasi prosciugata, ma non per questo meno toccante. Originalissimo e funzionale il costume “straccione” multistrato di Giovanna Napolitano, grazie al quale Maragrazia si cambia a scena aperta e diviene Filumena. Particolarmente efficace il disegno luci di Riccardo de Luca, vero e proprio “copione iconico”che ha contribuito non poco a esaltare i passaggi emozionalmente più intesi della performance.

SCHIFOSI PROSSIMO APPUNTAMENTO AL NUOVO TEATROSANIT

Sar  in scena al Nuovo Teatro Sanit , da venerd 17 a domenica 19 aprile 2015, Schifosi, spettacolo tratto dall’opera letteraria Brevi interviste con uomini sc            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGhifosi di David Foster Wallace, per la regia di Rosario Sparno che ne cura anche l’adattamento teatrale. Sul palco, unico protagonista, Luca Iervolino, chiamato a ricoprire vari ruoli che "schifosamente" si affastellano e si inseguono, accompagnato dalle “note disturbanti” di Massimo Cordovani, sotto le quali si ascoltano parole inconfessabili.

Programmazione
17-18 aprile ore 21
19 aprile ore 18
Nuovo Teatro Sanit , piazzetta San Vincenzo 1, Rione Sanit  Napoli
Info e prenotazioni
3396666426
info@nuovoteatrosanita.it
www.nuovoteatrosanita.it