Passi sul palcoscenico.Tra le pagine di un libro. “Le Campe al Castello”, azione teatrale in quattro quadri di Ugo Piscopo (Collana Corponovecento, Plectica Edizioni, pp. 136, euro 8,00) presentato nella storica saletta rossa della libreria Guida di Portalba (Napoli). Relatori un tris di professori Aldo Trione, Fulvio Tessitore, Aldo Masullo. Con loro, l’attore e regista teatrale Renato Carpentieri che ha letto alcuni brani tratti dal testo.
. Ugo Piscopo, autore di saggi, poeta, romanziere, ha sempre coltivato un interesse per il teatro « Per me in scena – afferma- si rappresenta la vita nella maniera più autentica, senza finzioni».
Tra i suoi scritti come saggista teatrale si ricordano tra gli altri “Alberto Savinio”(1973); ” Maschere per l’Europa”; “Il Teatro popolare napoletano da Petito a Eduardo” (1994).
Piscopo spiega «Il libro si presenta come una fabula espressa in forma surreale, per simboli primordiali di un popolo che perde casa, perde se stesso».
AZIONE E PAROLE
L’azione “registicamente”. Si svolge al castello dove la destra governa con la sinistra nel primo quadro, la destra occupa la scena collocandosi nella filosofia del cinismo trionfante; nel secondo atto, la sinistra passa in primo piano in un ruolo di intellettualit  autoreferenziale; al terzo tempo, tutti escono dal castello in occasione della festa del Santo Patrono.
Fuori dal Castello, in campagna, si svolge “la scena del villaggio” in un ambiente rurale, quasi pasoliniano che, per metafora, rinvia alla situazione di un popolo che si sobbarca a sacrifici enormi ma, suo malgrado, constata che il suo lavoro e i suoi stenti non serviranno a salvare il castello dove, nell’ultima parte, approfittando della momentanea assenza dei padroni, si stabiliscono le Campe, ci i vermi, i parassiti, che non sono peggiori dei precedenti padroni del Castello.
LO SGUARDO DI UN POETA
La scrupolosa analisi del testo eseguita dagli illustri studiosi durante l’incontro pone l’accento su un primo interrogativo quale può essere stata l’intenzionalit  dell’autore nello scrivere un testo di drammaturgia abbastanza atipico nel suo genere? Quest’analisi della politica del nostro tempo, questa accelerazione di certi valori, della fine di altri, viene vista non tanto con lo sguardo di un osservatore, di un politologo di oggi, quanto piuttosto con quello di una sorta di poeta che vede le cose con amore, con disincanto e con rabbia al tempo stesso.
Il lavoro dunque non è un trattato di storia politica o civile, n di letteratura, insiste Trione nella sua dissertazione « un’opera polifonica scandita su diversi registri linguistico, narratologico, poetologico, ctonio». Si può definire una pantomima grottesca che descrive in modo satirico e paradossale il nostro tempo. Un affresco di uno scenario tragico e dolente ».
LUOGO DI ILLUSIONI CADUTE
Qui Piscopo vede le tante ragioni nelle quali la cultura contemporanea va perdendo la propria identit . Il tema del castello, grande tema della cultura medievale e rinascimentale, è riproposto in una visione “a posteriori” un castello non come quello antico, tuttavia un luogo nel quale si celebrano scontri, violenze, illusioni e cadute, dove la lotta non si conclude perch il castello rimarr  sempre oggetto di conquista, nel quale si registrano per un momento le vittorie e al tempo stesso le sconfitte.
Fra le parti più suggestive del libro, complesso nelle sue sfaccettature, sono da evidenziare il racconto dell’uovo, origine della vita, del tempo, dell’uomo, del pensiero, della storia, delle illusioni, e c’è la descrizione delle vespe che ricorda la “La favola delle api” di Mandeville, un classico della filosofia moderna, al centro di ogni discussione sulla societ  civile e politica. Proprio a proposito delle fonti, nota Aldo Masullo, che i nomi dei personaggi attraverso i quali si rappresenta la perversione di destra, richiamano i nomi della satira latina e, al tempo stesso, la satira del libro rievoca gli scenari politici e civili dei tempi di Ennio e di Lucilio. I personaggi di sinistra hanno invece i nomi scientifici dei fiori e perciò alludono ad un’atmosfera funebre.
SPERIMENTATORE ARCAICO

Masullo ritiene che la forza del lavoro risiede nel fatto che lo scrittore non si sia soffermato ai moduli correnti, ma all’innovazione. Masullo definisce Piscopo uno sperimentatore arcaico, un uomo legato ai grandi valori non del passato, ma nuovi. Tessitore, interprete del grande storicismo europeo, che lega intellettualit  e testimonianza concreta della vita, sottolinea che il testo di Piscopo, anche se non è un saggio vuole presentare delle criticit , ed è la rappresentazione di una crisi, senza la presunzione di dire come si risolve. Secondo il critico, inoltre, dalle pagine di questo libro emerge una forte polemica nei confronti degli intellettuali e vi si identifica nel suo insieme un elogio al moralismo. Piscopo commenta «C’è un’indignazione, un risentimento che Tessitore ha definito moralismo, ma soprattutto, è un monito contro l’attuale c            6              aduta di valori».
C’è il gusto di un artista contemporaneo come che esplora diversi linguaggi, li manipola e li contamina lavorando continuamente sul piano della ricerca e dell’innovazione caratterizzandosi come scrittore di avanguardia permanente.

In foto, la copertina del libro