Dei miei grandi miti, cantanti, attori, registi, autori ricordo i volti, il loro gesticolare, le battute, gli applausi a scena aperta. Di Eduardo De Filippo (drammaturgo, attore, regista, poeta e senatore a vita italiano) questo anno cade il trentennale della morte (Napoli, 24 maggio 1900 Roma, 31 ottobre 1984). Ero (ricordo) una delle tante teste che affollavano il San Ferdinando, una delle tante teste accorse per assistere affascinato dalla messinscena di “Natale in casa Cupiello” con un cast eccezionale, da Pupella Maggio alla giovane Lina Sastri e ai piccoli ruoli di attori semisconosciuti, che oggi diventati famosi. E ancora ricordo “Sik SIk l’artefice magico” e le risate che mi feci, ma rammento anche l’eccezionale e dramamtico "berretto a sonagli” di Pirandello, con la regia e l’interpretazione della più importante maschera del novecento cui rendiamo omaggio.
Tanto è stato scritto su Eduardo, tanto è stato detto, ma mi ha colpito soprattutto questo pensiero che gli ha dedicato Orson Welles.
« Eduardo è un puro napoletano; ma non c’è attore più avaro di lui nei movimenti. Non si accontenta di dominare la scena; concentra su di s la sala intera… E questo, con un’economia fisica quasi irreale. Non c’è un suo equivalente fra gli attori di cinema, che si pensa siano costretti a trattenersi dalla vicinanza della macchina da presa. Ma, anche quando recita nella sala più grande, Eduardo riesce a proiettarsi in «primo piano» fino in fondo al loggione. il più grande attore del mondo.»

E poi Luisa Conte. Anche per lei un anniversario, quest’anno è il ventesimo dalla sua morte, (Napoli, 27 aprile 1925 Napoli, 30 gennaio 1994) . Vivo nella mia mente è ancora “Don Pasca’ fa acqua a pippa”. Avevo credo- sedici anni, anche in questo caso, un cast fenomenale, nomi che oggi i giovani neanche conoscono, da Pietro de Vico a Ugo D’Alessio. E, da allora, non mi sono perso nemmeno uno spettacolo della nostra grande imprenditrice, attrice, donna, madre e ho potuto godere della visione dei grandi che l’hanno accompagnata sul palcoscenico del Sannazaro Nino Taranto e il suo amato fratello Carlo, Enzo Cannavale, la signora Di Maio, Gennarino Palumbo, Del Matto. Mi perdonino gli altri grandi che hanno calcato quel palcoscenico e che non ho citato, ma sono tanti, e bellissimi, e hanno riempito il mio bagaglio culturale.
Dolores Palumbo e Tecla Scarano le ho viste al Cilea. Non sono cos vecchio, eppure i miei ricordi vanno a mille.Al Teatro 2000 (tempio prima- della rivista e -dopo- della sceneggiata) dove ho assistito al debutto di Erica Blanc, seminuda con un canarino vivo sulle spalle, magnifica, affascinante signora del cinema e del teatro. Più grandicello ho frequentato ancora lo storico teatro dove assistevo alle sceneggiate con gli indimentibali “Isso Essa e o malamento” Trottolino, Anna Valter, Mario Merola, Bianca Sollazzo e Lino Crispo, Rosalia Maggio, Rino Marcelli.
E come dimenticare il Salone Margherita sotto la Galleria Umberto I? Poi, il declino con spettacoli di malinconici striptease, ma il posto era stupendo e si sentiva ancora l’odore dei grandi che avevano sostato in quello spazio. Importanti e famosi artisti che iniziarono la loro carriera proprio nei caffè-concerto Anna Fougez, Lina Cavalieri, Amelia Faraone, Bernardo Cantalamessa, Lydia Johnson, Leopoldo Fregoli, Ettore Petrolini, Raffaele Viviani. Tra le star internazionali, non mancarono la Bella Otero e Clèo de Mèrode.
E al Politeama un memorabile Macario affiancato da Rita Pavone nella commedia “Due sul pianerottolo” e ancora Angela Luce alla “Casina delle Rose” in villa Comunale. Che dire della “Gatta Cenerentola” (la prima versione l’ho vista tre volte persino al Teatro Petruzzelli di Bari, prima dell’incendio)? Personaggi incantevoli, che respiravano quotidianamente la polvere delle tavole. Sono stati e saranno sempre la mia scuola, i miei maestri.
A volte mi ritrovo a pensare che gli artisti che in quel momento si muovono sul palcoscenico dando la loro anima, sentono i nostri respiri, le nostre emozioni, ma vedono di noi solo le “capuzzelle”, mentre loro per noi sono cultura e vita. Mi piacerebbe tantissimo che i nostri giovani si accostassero di nuovo al “putechino”, al botteghino. Penso che vivere la drammaturgia attuale sarebbe per loro una grande esperienza, da ricordare nei tempi… Come adesso faccio io.

In foto, Eduardo e Luisa Conte