“Roma mescola, Napoli aggroviglia senza una logica prima, anzi, con una logica tutta sua, parlare con Napoli, (perch con Napoli si parla), è come parlare con una persona estremamente intelligente ma pazza. Citt  miracolistica, si può interpretare come si vuole. La Napoli del mio libro è anche una Napoli letteraria, un omaggio alla grande Matilde Serao, a Salvatore Di Giacomo, a una Napoli che forse non c’è più negli occhi di chi la guarda senza saper guardare”. Parla Riccardo Reim, autore del romanzo “Il tango delle fate” (Hacca, pp. 148, euro 12), che definisce “Un libro strano, una grossa fatica linguistica, un libro anche angoscioso, ma molto aperto a qualunque interpretazione”. L’idea è nata “dopo aver visto la realt  di un personaggio vero, napoletano dei vicoli, che aveva tentato di operarsi in casa, per essere donna in tutto. Era rimasto miracolosamente vivo, e aveva attribuito ciò all’intervento della Madonna”.

La sua storia diventa dapprima il monologo teatrale “Caminito”, rappresentato anche a Napoli un anno e mezzo fa. E poi, “dal momento che quel personaggio continuava a albergare nella mia testa, a intrigarmi e affascinarmi, ho deciso di ricostruirgli una vita, di dargli un passato. Ho incominciato a pensarlo in un suo percorso interiore. Con un metodo teatrale,immagino di essere io il personaggio, recitandomelo interiormente”.

Quando immagina una storia, ha in mente il palcoscenico o la pagina bianca? “. La cosa più semplice per me è dialogare una vicenda, ma, paradossalmente, in questo libro i dialoghi sono pochissimi, è tutto un monologo interiore, non ci sono battute è tutto una lunga battuta. Quando scrivo, il suono sorpassa il concetto, è questione di pronunciabilit  del libro ecco il teatro”.

Tra le pagine, monologhi in lingua napoletana, frasi in latino, spagnolo, e,una casualit  l’anniversario (centocinquant’anni) del miracolo di Bernadette. “La visionareit  e la realt  si sovrappongono sempre nel mio libro; cos, Napoli si sovrappone a Buenos Aires e a Massabielle”. E diventa tutto contemporaneo “E’ qui che la scrittura si fa più difficile, tenere le fila della contemporaneit  di pensiero, schizoide, schizofrenico nella mente del personaggio, trasformato in una specie di registratore di cassa, dove tutto viene registrato, ma in modo paratattico, cos che il/la protagonista Gennaro N. non riesce mai ad acquisire pienamente una personalit “.

Reim, abile scrutatore dell’animo umano “Se un personaggio psicologicamente non è studiato a fondo, non regge sul palcoscenico, quindi, certamente c’è un approfondimento in tal senso. I miei personaggi sono tutti tremendamente qualsiasi, sono tutti tappe di un calvario, sulla via dell’umiliazione, fasi di un percorso di disamore… il protagonista Gennaro N che muore d’inutilit “.

Gennaro N.(dove N. sta per Nessuno), vive in un basso di Napoli, in vicolo dell’Impresa, e combatte la sua identit  con la leggendaria danzatrice Caminito, (nome dell’amato tango Arghentino), fino a perderla e diventare ‘na cascia, ‘na buatta vuota, da buttare via, proprio nisciuno.

Autore, regista, attore, in una parola, artista, il romano Riccardo Reim. E poich “gli artisti spargono magia all’intorno, come le fate”, lui gioca fino all’ultimo tocco di bacchetta magica, per rendere tutto possibile.

Nel libro amarezza, ma anche sogno, in una Babele di lingue, e di luoghi, Caminito è pronto a una nuova danza e come una grande danzatrice, vola; come una santa, vola, come un angelo vola; come una fata, in “un mormorio di stupita ammirazione che l’avvolgeva, l’avviluppava tutta in un caldo amplesso, le circondava saldamente la vita come un braccio virile, sostenendola e guidandola come una sonnambula”… vola. “As se baila el tango”. Verso il sogno.

Nel suo futuro ancora narrativa che per lui “è un’eccezione”. E sottolinea “Il tango delle fate” è arrivato venticinque anni dopo il mio primo romanzo, “Lettere libertine”, che, ripubblicato, sta andando benissimo, meno complesso e forse più divertente dell’ultimo. Adesso, dopo aver curato “Il paese della cuccagna” di Matilde Serao per l’editore Avagliano, propongo con lui “Il quadro oscuro dell’ottocento” una mappa dell’Italia, luoghi, tipi e persone. Saggio molto accurato; divertente e divertito sguardo sul nostro Paese, da cui emerge che l’Italia non è affatto cambiata; c’è un’ ignoranza inquietante; manca l’unit  nazionale; è un Paese che va allegramente allo sfascio”.

Napoli, amplificatore d’Italia, nel bene e nel male “La conosco molto bene, anche se non ci ho mai vissuto; è una citt  favolosa, che non conosce vie di mezzo. L’aurea mediocritas a Napoli non esiste e per Napoli non esiste. E’ una citt  principesca, anche in un basso, c’è sempre sfarzo, magari misero… ma c’è. Ho trovato quest’ultima campagna denigratoria veramente indecente per l’immagine di una citt  simbolo nel mondo; nessuno ha mai nominato i suoi monumenti , come se Napoli fosse una citt  che non ospita un dipinto, nessuno ha accennato al nuovo meraviglioso allestimento del museo             6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7eEèHlèNO» OJe
di Capodimonte ,davvero un capolavoro, che neanche il Louvre può vantare. E’ un museo che ti leva il fiato”. E, il futuro di Napoli “La vedo buia!”

Appuntamenti teatrali “Torna per la terza stagione consecutiva, lo Schiaccianoci, che ho riscritto due anni fa per il balletto della capitale, il 16 dicembre all’ Italia, a Roma; sullo stesso palcoscenico il 4 novembre uno spettacolo scritto per Mauro Astolfi e presentato quest’estate alla Biennale di Venezia. Alla Limonaia di Firenze Stefano Mascagni rimette in scena il mio “I mignotti” del 1997. Mentre a Roma, nel periodo natalizio, il teatro dell’Orologio, con la regia di Riccardo Cavallo, rappresenter  “Salon Kitty”, famoso caso di spionaggio. In un bordello frequentato dai nazisti, furono collocati microfoni per scoprire chi dei gerarchi nazisti tradisse. Il film di Tinto Brass non c’entra nulla, ho attinto notizie da documenti storici. Qui, sesso e potere, in un rapporto inquietante”.

Riccardo Reim e la copertina del libro