Il Sud è diventato un vuoto a perdere? lo spunto per la riflessione di Massimo Lo Cicero, economista napoletano, nel suo ultimo libro “Sud a perdere? Rimorsi, rimpianti e premonizioni” (Rubbettino Editore, pagg. 328, euro 16).

Le cronache quotidiane raccontano di un Mezzogiorno sempre più ripiegato su se stesso, in bala di criminalit , disoccupazione, corruzione ed emergenze di ordine pubblico. Una terra di confine, come la definisce l’autore, che contiene in s un carattere di ambiguit  ed estraneit  rispetto alle altre regioni europee. Gli ultimi venti anni hanno aggravato il distacco del Sud dal resto dell’Europa, a causa di una lunga fase stagnante caratterizzata dalle indecisioni dei governi centrali e dalla fragilit  delle classi dirigenti meridionali. Il territorio meridionale è ancora luogo di vecchie pratiche assistenzialiste, un bacino elettorale da riscoprire quando vi è la necessit : “Il Sud è sempre utile prima delle elezioni ma, formati i governi, il primo punto dell’agenda è sempre la questione settentrionale”, afferma l’autore nelle pagine del libro.

Le considerazioni sui problemi del Mezzogiorno rischiano, tuttavia, di lasciare eccessivo spazio ai rimorsi per le occasioni perdute, piuttosto che concentrare il dibattito sulle leve da utilizzare per ribaltare lo stato di cose. Una delle priorit  individuate da Lo Cicero è la semplificazione del numero delle Regioni meridionali, “troppe e troppo piccole ciascuna per trovare soluzioni adeguate alla razionalit  dei sistemi che devono governare”, e la promozione, all’interno di esse, di una banca di sviluppo regionale impegnata nella valutazione e gestione della crescita economica nel territorio meridionale. Una banca che potrebbe diventare “la vera leva economica del Mezzogiorno, capace di raccogliere risparmio nel mondo ed utilizzarlo per portare le imprese meridionali sul mercato mondiale”. Per realizzare questo progetto l’autore suggerisce di investirvi gran parte dei fondi erogati dall’Unione Europea, spesso invece distribuiti in maniera frammentata su effimeri obiettivi di carattere locale.

Dopo gli anni ’60 e ’70 contraddistinti dal sistema della Cassa per il Mezzogiorno e il suo modello di pianificazione dirigista ben presto degenerato in puro assistenzialismo, negli anni ’80 non si riusc ad individuare una forma più moderna di intervento sull’economia meridionale. Negli anni ’90 il reddito delle famiglie meridionali veniva ancora alimentato dalla spesa pubblica e dai fondi europei, inoltre cresceva parallelamente il fenomeno dell’economia sommersa, molto diffusa nelle grandi aree metropolitane. Ancora oggi mancano istituzioni, pubbliche e private, in grado di cogliere i segnali provenienti dalla realt  circostante e realizzare progetti condivisi. Il deficit di investimenti e di crescita, la pessima reputazione mediatica della citt  di Napoli e del Mezzogiorno in generale, i tanti problemi irrisolti spingono Lo Cicero ad un’amara considerazione: ” stato terribile constatare, per la mia generazione, come fossero chiari i termini delle scelte da realizzare gi  negli anni Settanta e come essi si ripropongano, ancora oggi, aggravati da un assoluto immobilismo”. Ma non è più il tempo dei rimpianti, vanno trovate soluzioni efficaci a problemi irrisolti e l’economista napoletano ne indica alcune: le opportunit  offerte dall’alta velocit ; un sano investimento sull’industria dei trasporti; far diventare la Campania una regione esportatrice netta. Perseguire l’obiettivo di una crescita che sia fondata sulla dimensione internazionale dell’economia e non su quella locale; affrontare le sfide della globalizzazione per lasciarsi alle spalle il peso della questione meridionale.

Nelle foto, l’autore e la copertina del libro