«Un’alba gelida e livida stava ancora lottando per aprirsi un varco in quel cielo denso di nubi gravide di neve… Il largo del collegio Romano era deserto… l’auto si fermò davanti a un pesante portone… discesero due ufficiali tedeschi… alirono il grande scalone a volte ornato di nicchie e statue e suonarono alla porta».
l’introduzione dell’ultima fatica letteraria della scrittrice Maria Roccasalva, “L’enigma del sarcofago” (pagg. 308, euro 14) che l’editore Tullio Pironti ha di recente mandato in vetrina. Il thriller fin dall’inizio lascia presagire un percorso che procede accumulando indizi, piste investigative e false piste, storie parallele e personaggi che si incrociano generando una serie di delitti sempre più spaventosi lasciando il lettore stupito, incuriosito e disorientato fino alla fine.

Un perfetto esempio di integrazione tra differenti varianti mistero, occultismo, sesso, tenerezza, ricordi passati e rimpianti.
I personaggi vivono in una doppia realt  che si articola in scivolamenti temporali a partire dal gennaio 1942 fino al 15 marzo 2002, anno in cui la situazione misteriosa che caratterizza l’inizio del romanzo si intreccia con altri elementi che segnano il perdurare di una trama di suspense.
Le figure del romanzo sono ambigue, vivono momenti di tenerezza che si affiancano a episodi di reale crudelt , viene fuori una introspezione psicologica che i personaggi vivono in modo conflittuale, il bene e il male si alternano con la sete di potere che corrompe chi lo detiene.
Dopo un esordio in cui i delitti assumono un ritmo vivace e incalzante, interviene un commissario di polizia che comincia a dipanare l’intrigo.
Cosa non facile considerato il lungo periodo in cui la narrazione si articola, la moltitudine di personaggi coinvolti, e situazioni e luoghi che fanno da cornice alla narrazione.

Tutto ruota intorno a un sarcofago con cui ciascun personaggio ha interagito
seppure per motivi differenti e sar  sempre il sarcofago a custodire, a nascondere e a svelare la trama delittuosa.

L’autrice, profonda conoscitrice di storia e eventi storici, si serve della narrazione di fatti per far emergere la bramosia di uomini che, pur di pervenire a una condizione di superiorit  in campo scientifico, sono disposti a annientare intere popolazioni.

Era stato l’idealismo di Lutero, di Heghel… a creare le camere a gas. Hitler non aveva fatto che mettere in atto le loro premesse.

Roccasalva è abile nel descrivere la crisi interiore di alcuni personaggi che resteranno per sempre macchiati a causa delle colpe dei loro avi, un’introspezione intimista che la colloca in ambito non periferico tra i narratori moderni. Introduce spesso il tema dell’occultismo, attraverso cui si giustificano delitti e nefandezze di ogni genere.
Nelle vesti di oculata critica d’arte, l’autrice inserisce dettagliate descrizioni di siti artistici e della simbologia che molto spesso questi siti posseggono.
Le chiese di Roma appaiono custodi nei secoli di trame esoteriche che solo occhi esperti e attenti possono svelare.
Il testo è accattivante, anche se qualche volta s’ingorga a causa degli intrighi che si sovrappongono, lasciando il lettore in situazione di attesa fino all’ultimo istante, disorientato tra realt  e finzione. Ma alla fine la curiosit  prevale, affidando al sarcofago il compito di svelare il mistero.

Roccasalva io, nei panni degli assassini
di Nicola Guarino

Maria Roccasalva, pittrice, scultrice, critico d’arte e, da qualche anno, scrittrice. La creativit  è un vizio o una passione a 360 gradi?
Credo che non sia n un vizio n una virtù; piuttosto una caratteristica della persona umana, qualcosa che capita. Uno nasce biondo o bruno, alto o basso, mancino o destrorso. Io sono nata ambidestra. Non è merito mio.

Il nuovo romanzo è un thriller sostenuto anche da una puntigliosa ricerca storica. Quanto tempo ha impiegato scriverlo e quali sono le sue fonti?
Quello che lei chiama puntigliosa ricerca storica, io la definisco seriet  professionale. Uno non si mette a scrivere dei nazisti senza conoscerne niente e senza la spinta di motivazioni profonde. Le mie motivazioni sono la crisi economica che stiamo attraversando
e la sensazione che l’Italia abbia ceduto la propria sovranit  di Stato alla Germania. In poche parole, sono sicura che la Merkel, attraverso il terrorismo dell’economia,
stia ripercorrendo la medesima strada cheHitler persegu con le armi e il terrore.
Per le ricerche storiche mi sono avvalsa di due amiche tedesche residenti nei posti che descrivo.
Mi hanno tradotto libri mai pubblicati in Italia. Per la parte strettamente romanzesca, a Paolo Baldassarre.
Per scrivere un thriller, infatti, c’è bisogno di un ragioniere. Ho impiegato un anno, ci il tempo necessario per scrivere le frasi al computer.

C’è un personaggio che ha amato di più in queste pagine?
Ogni personaggio è una parte di me. Io mi calo anche nei pan            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB Dni dei delinquenti e degli assassini e perfino in quelli degli ecclesiastici; in quanto, per rendere la narrazione oggettiva, devo guardare le cose con il loro occhio. Ciò significa mettere a nudo ogni sfaccettatura della mia personalit  e guardarla allo specchio è il mio modo di allontanare da me la schizofrenia. Perch siamo tutti divisi, ma lo scrittore, se è un artista, lo è un po’ di più. E anche quando parla di un altro, fa autoanalisi.

Scenario, anche la Germania. Un paese che conosce bene…
Non scrivo mai di un posto che non conosco a fondo. Le emozioni che riesce a dare un luogo non si possono inventare, n tantomeno raccontarle.
Più che lo scenario germanico, sono i tedeschi, che io osservo. Immersi some sono in un paesaggio privo di qualunque contrasto e armonia,
mi colpiscono i loro squilibri e le loro disarmonie. E questi io racconto.

Ci sar  un seguito?
Lo sto gi  scrivendo. Un altro thriller, con i personaggi sopravvissuti al primo, più altri. Se l’editore Pironti è d’accordo, vorrei intitolarlo ANSCHLUSS, ci Annessione. Per tutto quanto le ho detto sopra. Ma non posso anticiparle altro.

Nelle foto, la copertina e l’autrice