Belli, ma anche  bravi. Laetitia Casta e Raphaël Personnaz. Il pubblico del Napoli Teatro Festival  era quasi stupito ieri sera uscendo dal teatro Politeama dopo aver visto lo spettacolo omaggio al capolavoro del regista svedese Ingmar Bergman (a  cent’anni dalla nascita) ispirato dal suo rapporto di coppia con l’attrice Liv Ullmann. “Scene da un matrimonio”  (lavoro degli anni settanta, prima televisivo, poi cinematografico ) s’intitola “Scènes de la vie conjugale” (foto) nella versione  francese diretta  da Safy Nebbou che lo ha riadattato insieme a Jacques Fieschi con la scenografia e collaborazione artistica di Cyril Gomez-Mathieu, per una produzione firmata Le Théâtre de l’Oeuvre.
Ambientazione elegante e minimalista, con un inizio cinematografico di un primo piano su due protagonisti che si raccontano a tutto schermo. Dieci anni di vita borghese dove tutto è perfetto, fin nei minimi particolari: lavoro da professionisti, soldi, figli, rispettabilità.
C’è chi tra gli spettatori ha trovato il testo vecchio, consunto da una modernità che risolve tutto alla spiccia, anche le crisi matrimoniali. Ma c’è anche chi si è immedesimato in questa storia che mette in luce l’analfabetismo dei sentimenti. Colti, intelligenti e di bell’aspetto, Marianne e Johan, dopo dieci anni di convivenza,  sono vittime della loro inesperienza in materia di affetto.
Tra i due, quella che espande tutta la propria umanità è Letitia/Marianne: lei non ha paura di esprimere l’urlo del proprio dolore quando viene tradita e abbandonata per una donna più giovane (Paula ha soli 23 anni), mentre Johan si mostra indeciso, infantile, insicuro. Dipende psicologicamente da lei e non ha il coraggio di rendersi mentalmente autonomo ma si arrende alla decisione femminile e risolutiva del divorzio.
Vent’anni dopo, sono adulteri da ex, ciascuno con un proprio partner, tuttavia un cordone  ombelicale sottile e resistente li tiene uniti.  Nessuno si aspettava che Laetitia, così bella e altera, potesse essere anche un’attrice davvero dotata, capace di emozionare con la sua tempesta emotiva rappresentata lì in scena senza recitare, interpretando semplicemente se stessa. Esprimendo tutte le sofferenze di donna, accumulate nella vita.
Molti posti vuoti in platea, forse perché al Mercadante è appena andato in scena al Mercadante l’allestimento dello stesso lavoro a opera di  Andrej Konchalovskij, un nome che intimidisce di più. Stasera lo schema si ripete a orari inversi: Laetitia  e Raphaël  alle 19,   Julia Vysotskaya e Federico Vanni alle 21, diretti dal regista russo.
Forse è stato la bellezza di Laetitia a rallentare le vendite dei  biglietti: nell’immaginario  di molti alla sua capacità d’interprete si davano poche possibilità. Nelle chiacchiere di fine spettacolo c’è stata anche una signora che, costretta a rivedere le proprie convinzioni, esaltando le doti dell’attrice quarantenne, ha vagamente cercato di diminuirne l’avvenenza: forse ha il viso un po’ quadrato. Ma chi ne è uscito  piuttosto malconcio è proprio Bergman definito, qua e là, davvero pesante.
Per saperne di più
https://www.napoliteatrofestival.it/