In occasione di questo incontro, come segno di protesta, è stato chiuso il portone dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, cos come fece il duca Luigi Serra di Cassano durante la repressione della Repubblica napoletana del 1799. Il duca Luigi, infatti, chiuse il portone su via Egiziaca che all’epoca, quando non c’era la basilica a piazza del Plebiscito, prospettava visivamente sul Palazzo reale, sede di quel potere che aveva condannato a morte il figlio. Cos anche la nostra protesta simboleggia il rifiuto di una connivenza anche visiva con il centro del potere.
Il libro è sempre stato considerato un oggetto sospetto, pericoloso. Gi  gli imperatori cinesi hanno bruciato libri, tra cui il primo fu Quin Shi Huang nel 213 a. C. Ci sono stati tanti roghi di libri nella storia, ma i più famigerati furono i roghi perpetrati dai nazisti nel 1933. Queste azioni spettacolari dal significato prettamente simbolico possono essere lette come forme di guerra alla cultura, aperte, sfrontate; molto più subdole sono invece le azioni a cui assistiamo oggi, i modi in cui si fanno morire i libri e la cultura. Uno di questi modi potrebbe essere considerato la delegittimazione derivata da annunci e promesse puntualmente disattese dagli stessi pronunciatari, quasi sempre rappresentanti delle nostre istituzioni. Mi riferisco alle vicende che hanno visto e vedono ancora protagonista la biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. In principio furono dati in consegna da parte del demanio dello Stato i locali del complesso monumentale del convento dei Girolamini. Poi ci fu il terremoto del 23 novembre 1980 e solo pochi giorni dopo i padri filippini dell’attigua chiesa fecero entrare gli sfollati nei locali offerti come sede della biblioteca dell’Istituto.
Poi ci fu una promessa solenne di tutte le istituzioni di offrire i locali della caserma Nino Bixio per unire la biblioteca dell’Istituto con quella della Nunziatella, ma anche questa promessa è stata disattesa. Poi c’è stata una nuova promessa, sulla cui attuazione ancora speriamo, della destinazione di un immobile, gi  sede del CONI, in piazza S. Maria degli Angeli, sulla quale attualmente insiste la grande voragine del cantiere della metropolitana. Per questo progetto, nel 2008 sono stati stanziati dalla Regione Campania tramite i fondi dell’Unione Europea 6.800.000 euro per i lavori di ristrutturazione dell’immobile e per l’allestimento della biblioteca. Ma in tanti anni non è stato fatto assolutamente nulla, e questo conferma che siamo purtroppo una nazione in cui c’è una politica degli annunci di progetti che non vengono mai portati a termine. La scrittrice Marguerite Yourcenar ha scritto un libro intitolato Le memorie di Adriano, in cui si afferma che le biblioteche sono come i granai servono nei tempi di carestia. Il problema è che in assenza di biblioteche il grano, ci i libri, ammuffisce, e in sostanza questo è il grido di ribellione che l’avv. Marotta ha lanciato, ci che è indegno di un paese civile che ci siano i mezzi e i locali ma che sia semplicemente l’inerzia, molte volte interessata, a bloccare la messa in atto di qualsiasi progetto. Ma all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, seguendo una tradizione di sano giacobinismo unita alla testardaggine e alla grande forza di volont  che l’avv. Marotta ha saputo trasmettere ai giovani, non ci si arrende nei confronti delle difficolt . Adesso nutriamo grandi aspettative sulla nuova giunta del Comune di Napoli, nonostante gli ostacoli iniziali che sta incontrando. Si dovrebbe fare una cosa semplicissima sbloccare immediatamente i fondi gi  stanziati, perch più si aspetta e più i costi crescono; inoltre non è il caso di rimandare ancora ulteriormente eventuali interventi di messa in sicurezza che potrebbero essere necessari sui locali dell’edificio da adibire a biblioteca.
Devo dire che l’avocato. Marotta ha fatto delle cose di grande eleganza nell’acquisto non solo dei libri, ma anche degli scaffali necessari, scaffali che appartenevano a Gioacchino Murat e ai grandi storici della filosofia napoletana, dunque i libri avrebbero un’ottima accoglienza; quello che manca a un’istituzione come questa, che ha molti borsisti e ricercatori e vede la circolazione di molti insegnanti, ospitando anche tre lezioni contemporaneamente, è appunto una biblioteca in cui si trovino libri difficilmente reperibili in altri luoghi; un’istituzione cos è monca senza libri e senza i più moderni strumenti multimediali, magari realizzabili con la collaborazione della RAI.
Allora vorrei associarmi a questa sacrosanta protesta civile che non ha alla base alcun interesse personalistico, anzi lo stesso promotore, l’avvocato Marotta, si è spogliato negli anni dei suoi beni privati per garantire la sopravvivenza dell’Istituto e la costituzione della biblioteca, luogo di studio e di ricerca, bene comune per la formazione delle future generazioni, e anche tutti quelli che lavorano nell’Istituto, generalmente a titolo gratuito, mettono le loro capacit  e la loro abnegazione nell’immenso lavoro di diffusione della cul            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«Btura, dal professor Gargano a Kaltenbacher, a De Cesare e tanti altri, una comunit  che lavora per Napoli, comunit  trattata però con indifferenza e quasi con fastidio. Questa è una cosa indegna e che indigna, e trovo che sia nell’interesse di tutti, dei politici e anche dei cittadini, riconoscere in Napoli anche un altro volto, un volto molto più presentabile degli altri.

*University of California, Los Angeles

In foto, il premio Nobel per la Chimica ilya Prigogine durante una conferenza nell’abitazione dell’avvocato Marotta, in viale Calascione, dove nacque l’Istituto. Le pareti sono tappezzate di volumi. Scatto di Enzo Barbieri