Il teatro ai tempi del web. Si è concluso con una tre giorni di convegno il progetto “AMAtl”, acronimo di “archivio multimediale degli attori italiani”, ideato e diretto da Sirio Ferrone dell’Universit  di Firenze. Il progetto nasce con l’intento di realizzare un’enciclopedia multimediale consultabile in rete, che raccolga note biografico-artistiche continuamente aggiornate garantendone la veridicit .
Un progetto che parte da lontano quello dell’universit  fiorentina, a cui si sono aggiunte quelle di Bologna, Venezia, Milano e Salerno. Il punto d’arrivo è il convegno svoltosi a Napoli. All’interno della chiesa di Santa Caterina da Siena, cuore operativo della “Fondazione Piet  dei Turchini”, si è potuto discutere sulle potenzialit  di un percorso multimediale, che rappresenta una svolta per i repertori biografici a stampa sino ad ora conosciuti. Pur riconoscendone limiti e rischi (basti pensare alla querelle Roth wikipedia che ha riempito le pagine d’ inizio settembre), non si può ignorare l’incredibile opportunit  di sopperire a quelle mancanze, che il tempo e l’usura troppe volte regalano a testi e testimonianze.
Un’occasione che non si sono fatti sfuggire gli eredi di Vincenzo Scarpetta, impegnati nel duro lavoro della difesa del talento multiforme del commediografo e attore napoletano, costretto non solo a lottare contro tempo e usura, ma anche contro due prime donne difficili da sovrastare Eduardo padre, e i fratelli De Filippo, Eduardo su tutti. Se su questi ultimi non manca di certo materiale, su “Vincenzino” Scarpetta non sembra esservi traccia nei luoghi istituzionali di ricerca.
E’ poco il materiale a stampa, di cui si ricordano il solo “o tuon e marz” (riproposto dallo stesso De Filippo), ed “era zetella ma”. Troppo poco per definirlo “defraudato” da una famiglia, forse troppo ingombrante, se non fosse per il ricchissimo archivio privato, che il tempo non è riuscito ad intaccare, custodito dai suoi eredi Edoardo e Mariolina Cozzi Scarpetta.
Archivio che comprende copioni, locandine, manoscritti e dattiloscritti senza tralasciare i numerosissimi spartiti musicali, a testimonianza di un estro creativo fuori dal comune. Quello di “Vincenzino” è un “parricidio mancato” come testimonia Cristiana Anna Addesso, relatrice del meno famoso Scarpetta e impegnata nella stesura della storia del commediografo (in un volume a stampa di prossima uscita curato dalla professoressa Giuseppina Scognamiglio) e in quella che potrebbe essere definita “l’operazione Vincenzo Scarpetta” restituire visibilit  a un talento di grande successo, troppo spesso adombrato post mortem , da una pesante eredit  paterna, ed un fratellastro divenuto grande grazie proprio a Vincenzino , che ne ha avviato la carriera teatrale curandone gli esordi nella sua stessa compagnia, e con il quale ha sempre mantenuto un rapporto di profondo affetto e di stima reciproca. I primi passi di Vincenzino sulle scene si registra nel 1888 a soli 10 anni è il “Peppeniello” di “miseria e nobilt “, parte scritta da Eduardo Scarpetta proprio per l’esordio del suo unico figlio legittimo, e destinato per questo ad essere il suo unico vero erede artistico. Il giovane erede mostra da subito una curiosit  intellettuale fuori dal comune si appassiona al “Cafè Chantat”, al trasformismo di Fregoli ( di cui Vincenzo si servir  soprattutto ne “la signorina Cochelicò”), e a “Nin” Fougère, amore incompiuto del giovane commediografo per affetto a vanit  paterne.
Il progetto di Eduardo porta Vincenzino a vestire i panni di Felice Sciosciammocca, celebre maschera paterna dalla quale non riuscir  più a liberarsi. Dall’archivio privato di casa Scarpetta, ritrovano luce anche critiche entusiaste riguardo compagnia e opere di Vincenzo, nonostante il suo Sciosciammocca in “o tuon e marz” abbia un ruolo da comprimario, mai da protagonista e sempre pronto a subire gli “imbruogl” di Turillo, personaggio infingardo e malfido. Questo accade perch le sue opere sono di ampio respiro la grande passione musicale, unita probabilmente a studi al conservatorio di “San Pietro a Majella”, ne fanno anche un abile compositore. Dalla “donna è mobile”, commedia musicale comprendente monologhi, duetti, arie d’opera parodiate (senza risparmiare grandi come Verdi, Puccini e Rossini) a”l’uomo è stabile” , senza mai riuscire però a distaccarsi del tutto dal teatro paterno.
Tuttavia il genio creativo di Vincenzino, seppur oscurato nel tempo, resta tra i più limpidi del panorama partenopeo. E in virtù di un talento cos cristallino, la famiglia continua nell’opera di recupero dall’oblio della memoria. Una carriera brillante terminata, caso ha voluto, con l’ultima apparizione proprio in “Miseria e nobilt ” nel ruolo forgiato per lui dal padre. Un padre sempre presente nell’arco della sua vita artistica, tanto da autodefinirsi in “A chiar e lun” “voi gi  mi conoscete,/E, senza manco dirlo, in faccia lo vedete./Una figura simme, identica, perfetta,/Chi vede a me adda dicere Lu figlio de Scarpetta.”

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Nelle foto, Vincenzo Scarpetta, il logo della nuova enciclopedia del teatro e Cristiana Anna Addesso