Buona Pasquetta  ai nostri lettori. Vi lasciamo in compagnia di un ricordo letterario tracciato da Raffaele Carotenuto.

 

 

Se“Sono un italiano unitario. Da padre lombardo e madre toscana, sono nato nel 1941 a Genova, risalito in Piemonte, a Novara, dove ho insegnato per anni…”. Si presenta così Sebastiano Vassalli nel Numero monografico ad egli dedicato, a cura di Alessandro Carandente “Secondo tempo – Libro Cinquantaquattresimo”, Marcus Edizioni, pagg. 134, Euro 20.

Qui sopra la copertina del libro. In alto, Vassalli
Qui sopra la copertina del libro. In alto, Vassalli

Lo scrittore, saggista, pittore e poeta ((Genova, 25 ottobre 1941 – Casale Monferrato, 26 luglio 2015) ha avuto un rapporto privilegiato con Napoli, già nel 1972 lo troviamo nella rivista di letteratura “Altri Termini”, fondata e diretta da Franco Cavallo, allora residente a Marano di Napoli.
Appare ben chiara la “parola” di Vassalli in “Letteratura e/o contraddizione: analisi di alcune premesse metodologiche degli anni sessanta”, dove l’autore propone un’arte popolare, recuperando la distanza tra chi scrive e chi legge, tra l’artista puro, distante, da ricercare e la funzione sociale del comunicatore.
Alessandro Carandente lo intervista a Ischia, nel 1997, mentre riceve il premio “De Sica” per la carriera. Alla domanda se è vero che era un venditore ambulante con regolare licenza risponde esattamente si, e che fu Giulio Bollati ad indirizzarlo successivamente alla scrittura.
Continuando nell’intervista Vassalli spiega, con linguaggio fermo e penetrante, come viene ispirato dalla scrittura, sempre protesa a colmare divari tra testo e contesto, ora interpretando l’avanguardia, il futuro, ora la storia, il passato, l’antico.
A valorizzarne le opere saranno anche Salvatore Violante, G. Battista Nazzaro, Gerardo Pedicini. Proprio quest’ultimo ne tratteggia quello che per Vassalli era il suo “Babbo Matto”, ovvero Dino Campana. Così come Enzo Rega che raccoglie le idee tra Vassalli e l’editore (Giulio Einaudi) a proposito di un romanzo che avrebbe dovuto raccontare il naufragio di una nazione, l’Italia.
Da ultimo Alfonso Cepparulo che svolge alcune acute riflessioni sul romanzo “Io, Partenope”. Il romanzo con il quale Vassalli ha vinto il premio “Il Campiello”. Questo testo chiude un ciclo, Vassalli si “limita” ad una narrazione fatta esclusivamente di storia e cronaca, da credito solo all’osservazione dei fatti.
Questo numero monografico dedicata a Sebastiano Vassalli racconta di un personaggio studioso di Jung che fa nascere, tra le nebbie e gli acquitrini, nel Presbiterio di Pisnengo, in provincia di Novara, i romanzi L’oro del mondo, La chimera, Cuore di pietra.
Fino a ritirarsi in solitudine nella casa di Marangana, una casa-museo-laboratorio, fino ad incontrare la morte nel 2015, per aver contratto la più grave malattia degli ultimi secoli.