Un libro femminile, scritto da una donna e innanzitutto per le donne: La nemesi di Medea – Una storia femminista lunga mezzo secolo di Silvana Campese, editore L’inedito, pagg. 416, euro 24. Un riscatto intellettuale, spirituale, filosofico, incarnato da donne come la napoletana Lina Mangiacapre, artista e femminista.

Medea| ilmondodisu.com
Qui sopra, la copertina. In alto, sguardo di donna

A pagina 44 una locandina del 1975 indica la manifestazione teatrale “Cenerella”, una psicofavola femminista che in uno solo pensiero capovolge il mondo maschilista, il sessismo, la discriminazione di genere, l’oppressione, il conformismo: …Aspettiamo tutte le donne. Gli uomini possono entrare solo se accompagnati da una donna che garantisca per ognuno….
Napoli c’entra perché ha sempre saputo interpretare la trasformazione del mondo attorno a sé e, spesso, dentro di sé. Lo storico collettivo femminista del 1970 “Le Nemesiache”, nacque appunto tra Napoli, Milano, Roma e Parigi. All’ombra di Partenope protagonisti furono il nostro mare, il territorio, i luoghi della storia e del mito.
Il Manifesto delle Nemesiache napoletane era di altissimo spessore culturale, frutto di elaborazione ed analisi, conoscenza e pratica, comincia con una frase forte: La lotta delle donne deve essere fatta dalle donne.
Parole d’ordine efficaci e dalla narrazione persuasiva come la dimensione dello spazio femminile nella società da difendere e conquistare, riconquistare il sentiero calpestato, la non accettazione della violenza, pratiche emancipative che sappiano combattere il patriarcato, Uomo non deve significare Uomo e Donna, ma Donna deve significare Donna. Un vocabolario pieno di libertà, conquiste, spazi, autodeterminazione, orizzonti.
Basta con una società che fa del suo carattere principale, se non esclusivo, il determinismo economico come pratica politica e culturale, “confinando” le donne a meccanismo secondario di esso, a complemento quasi indistinto, a parte di quell’ingranaggio che può schiacciarle in qualsiasi momento. Ma far propri percorsi di formazione e liberazione.
L’autrice analizza il primo movimento femminista italiano degli anni ’70 che aveva come obiettivi principali la legalizzazione dell’aborto e la creazione di asili nido. Il teatro come forma di liberazione è stato un momento importante per il movimento delle Nemesiache, una forma d’arte portata negli ospedali psichiatrici come il Frullone di Napoli per far acquisire coscienza di sé, contro ogni forma di chiusura spinata, di psichiatrizzazione del territorio, ispirate dalle correnti di pensiero antipsichiche italiane, a partire dal grande interprete in tal senso Franco Basaglia, a Napoli da Sergio Piro e Psichiatria Democratica.
Silvana Campese ripercorre anche gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, fino a immaginare il futuro del femminismo, un iter emozionale come lo chiama lei. Purtroppo sono vivi la ripresa del fondamentalismo islamico, la prevalenza dell’uomo sulla donna, l’estremismo condito di violenza e crudeltà. Ed anche l’occidente ritorna al patriarcato come leva unica per il potere. Una rimonta del maschilismo che vede aumentare violenze domestiche, stupri, femminicidi.
Ma una nuova alba si affaccia con corpi e soggetti femminili come “Se non ora quando” (2010), il Movimento “Me Too”, “Non Una di Meno”. Aneliti di libertà in un mondo che vorrebbe incupire e incupirsi scegliendo una direzione pericolosa e violenta.
Il libro sarà presentato venerdì 29 marzo, alle 16.30, all’Istituto italiano per gli studi filosofici in via Monte di Dio 14, Napoli.