Ha appena 12 anni, Anna  Amorosi quando la violenza la inghiotte. Come uno di quei deliziosi bocconcini di mozzarella che escono dalla piccola fabbrica in Cilento dei  nonni materni, dove lavora suo padre che lei qualche volta aiuta.
Venerdì santo, due giorni prima di Pasqua, la ragazzina va a confessarsi nella  parrocchia, secondo il programma previsto per tutti i bambini e le bambine che ne fanno parte. La chiesa è vuota. Dietro la griglia del confessionale, don Luca studia la preda, ignara di quanto accadrà. La trappola sta per scattare con un invito a seguirlo in sagrestia.
Anna  esprime il suo smarrimento in un interrogativo cui il parroco risponde con l’inganno. Tirandola per le braccia e portandola davanti all’altare dove si svolge quello che lui chiama atto di purificazione.
Perversione e stupro si uniscono nel grido disperato per un’innocenza violata da un insospettabile “guardiano” del cattolicesimo. Tanto irreprensibile che nessuno  può dubitare della sua onestà: quando l’adolescente torna a casa e si rifugia tra le braccia della zia, accusandolo dell’ orrendo abuso, riceve un vigoroso ceffone per aver tentato di disonorare un prete così buono e devoto alla comunità.
 Signora disinibita, libera e volitiva, Anna Amorosi, assetata di tenerezza. Il ritratto prende forma da un fatto di cronaca nera romana inciso nella memoria nazionale il 30 agosto 1970 che moltiplicò  le vendite del quotidiano Il Messaggero: Jean-Noël Schifano ne fa materia di romanzo appassionato, intenso, nostalgico, legandolo alla sua città dell’anima, Napoli, e cambiando nome e cognome alla signora (di origini campane) che lo ispira.
Il libro parte da un’immagine potente, di un presente calato nello scenario napoletano, tra Sant’Elmo e Castel dell’Ovo: una vergine nera nuda in cima all’albero di corallo (Erythrina crista-galli) tra fiori simili a lingue di fuoco, al centro di piazza Vittoria.
Vergine nera, simbolo di una femminilità drammatica, disperata, misteriosa, che intreccia la vita con la morte. Preludio della storia rievocata da Giannatale, alter ego letterario dell’autore, perso nei sentimenti dei ricordi ancora vividi.
Anna è la contessa più ricca d’Italia: dopo un primo matrimonio e speranze archiviate d’attrice a Cinecittà, ha sposato il conte Roberto Clerici Venosa che ama esibire la moglie.
Prima notte di nozze, all’Excelsior di Napoli, lussuoso albergo internazionale sul lungomare: qui comincia il viaggio d’amore spericolato della coppia. Con Paolo, giovane cameriere che porta in camera una bottiglia di Dom Perignon e si fa trascinare in un focoso amplesso, pagato dall’aristocratico, avido spettatore d’erotismo.
Le evoluzioni di un matrimonio affollato di  incontri con amanti occasionali attirati dal denaro si rincorrono nelle confessioni di Anna, trasformate in letteratura flessuosa, avvincente, implacabile contro ipocrita moralismo: Giannatale è il suo amico, il suo complice, il suo amore disinteressato (agapè). L’angelo custode incontrato nell’isola di Vivara, che rende le reminiscenze affettuose, fulgide, malinconiche.
L’amante di Anna ha profilo partenopeo, nella versione romanzesca di un delirio  carnale culminante nel duplice assassinio: il venticinquenne Gennaro Annunziata irrompe come un dio marino nella loro villa di Zannone per quei giochi sessuali che fanno impazzire di godimento Roberto. Ma accade quello che il nobile capitolino non ha previsto: la fiamma della passione li travolge. Sto per lasciarlo, annuncia la “signora degli scandali”  a Giannatale.
Si vorrebbe che l’epilogo fosse diverso da quello che il rapporto di polizia dell’epoca ha lasciato. Chi legge, sarebbe felice di scoprire che quell’amicizia intima e profonda sia stata capace di  invertire la rotta di un’esistenza lanciata a tutta velocità verso la fine. 
Tuttavia, si assapora la ricostruzione fedele e allo stesso tempo poetica dei fatti, con curiosità e desiderio di conoscenza, sulle tracce di un passato attraversato da una scia di sangue, mistero, soldi e potere.
Dalla Loggia massonica P2 all’Opus Dei e alla strage di piazza Fontana del 1969, con l’esplosione terroristica di una  bomba nei pressi della banca nazionale dell’agricoltura a Milano. Su questa oscurità italiana, galleggia l’immortalità femminile. Divina e inattaccabile.
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Il LIBRO
Anna Amorosi è uscito in Francia nel maggio 2020 presso la casa editrice parigina Gallimard. In Italia è stato pubblicato da Colonnese (pagg.118, euro 15): la copertina offre  il dipinto “Eva futura” di una grande pittrice partenopea,  Maria Palliggiano,  inquieta e infelice, dalla creatività rivoluzionaria, allieva e moglie di Emilio Notte, maestro dell’accademia di Belle arti di Napoli.
L’AUTORE
Cittadino onorario di Napoli dagli anni novanta dove ha diretto l’istituto francese, Schifano, padre siciliano e madre lionese, traduttore dei romanzi di Umberto Eco in Francia, trae linfa e ispirazione dalla città in cui ha vissuto sedici anni.
LA CRONACA
 Il 30 agosto 1970 nella sua abitazione romana, Camillo II Casati Stampa di Soncini uccise la moglie Anna Fallarino (nata in un piccolo centro del Beneventano)  e il suo giovane amante Massimo Minorenti e poi si suicidò. Una coppia scandalosa, la loro. Il marchese pagava uomini per fare sesso con la moglie allo scopo di appagare il proprio desiderio di guardarli.
In foto, l’autore e la copertina del libro

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