Narrativa/ “Indaco”: Hermann Hubner, il ritmo lento dell’esistere. Dalla nascita alla vecchiaia: se tutto inizia con una stella

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“Indaco” di Hermann Hubner conduce il lettore lungo l’intero arco dell’esperienza umana, dalla nascita alla vecchiaia, osservando come il tempo modelli i sentimenti, le relazioni e il modo di stare al mondo. Tutto ha inizio con una stella che, in una galassia lontana, osserva il giovane Pianeta Azzurro e gli esseri umani – gli “omuncoli”, come lei li chiama – che perseverano senza sosta a correre, amare, soffrire e morire.
La stella li guarda con stupore ed emozione, domandandosi spesso: che senso ha una vita così breve, eppure così intensa? Spinta dal desiderio di comprendere davvero l’esperienza dell’esistenza umana, la stella sceglie di rinunciare all’eternità per diventare parte dell’umanità. Accetta il sacrificio più grande: dimenticare ciò che è stata, per poter vivere fino in fondo ciò che sarà.
Nasce così Indaco che, nel corso della sua vita, conoscerà il valore di un tempo limitato, e di un’esistenza fragile e destinata a finire. Indaco cresce, ama, soffre, diventa madre, invecchia: l’infanzia è il tempo della scoperta e della vulnerabilità, l’adolescenza è quello della dissonanza tra ciò che si sente e ciò che si riesce a dire, mentre l’età adulta è attraversata da scelte che non hanno mai una risposta giusta, solo conseguenze da accettare.
Uno degli elementi più riusciti del romanzo è la rappresentazione delle relazioni: le persone che entrano nella vita di Indaco lasciano il segno, nel bene o nel male; alcune restano, altre si perdono, altre ancora cambiano forma. L’amore viene vissuto come un’esperienza che espone, che rende vulnerabili e che obbliga a rinunciare a parti di sé, ma che rappresenta anche la gioia più grande, il senso della vita.
Il dolore è una presenza costante, che emerge con naturalezza, come accade nella vita reale dove spesso giunge senza preavviso e senza spiegazioni. La sofferenza è semplicemente una parte importante del vivere, qualcosa che cambia il modo di guardare il mondo, se si accetta la sua dura lezione.
“Indaco” ha un ritmo lento e disteso; il tempo scorre come scorre una vita: a volte sembra fermarsi, a volte accelera, ogni tanto ci si accorge di essere arrivati molto più avanti di quanto si potesse pensare. Lo stile di Hermann Hubner è limpido, confidenziale e privo di artifici: è una voce che parla piano, che lascia spazio al lettore e non impone interpretazioni. Alla fine, ciò che rimane è un’idea precisa: vivere è un atto di coraggio, è un’eroica accettazione della fragilità che ci caratterizza e che è, allo stesso tempo, una condanna e una benedizione. (Isabella Crocco)
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