A riderle luce, finalmente, è stata la bella e recente mostra che Gallerie d’Italia Napoli ha dedicato a “Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento”. E così Diana De Rosa è emersa dalle nebbie della memoria e anche della cultura patriarcale.
Al Vomero la targa era intitolata a Annella di Massimo che addirittura si pensava non fosse mai esistita, tanto che negli anni ’50 gli abitanti della zona in una petizione chiesero che fosse abolita. In effetti, in maniera molto grossolana, così era stata definita l’artista, perché allieva di Massimo Stanzione.
E adesso che il pubblico ha avuto modo di ammirarne le opere, finalmente l’ordine degli architetti di Napoli (presieduto da Lorenzo Capobianco) le restituisce piena dignità storica con la nuova targa svelata al Vomero, ieri in occasione di una cerimonia ad hoc (foto), all’incrocio con via Consalvo Carelli.

Boston, Museum of Fine Arts, Henry H. and Zoe Oliver Sherman Fund©Courtesy
Museum of Fine Arts, Boston per la mostra L’altro Seicento
Spiega Capobianco: «Come Ordine, abbiamo sostenuto con convinzione questa iniziativa perché la qualità dello spazio urbano si misura anche nella qualità della memoria che la città sceglie di rendere visibile. Restituire il giusto nome ai luoghi significa anche colmare vuoti, correggere omissioni e riconoscere contributi troppo a lungo rimasti ai margini. In questo senso, la figura di Diana De Rosa assume un valore che va oltre la dimensione artistica: è il segno di una presenza femminile che la storia ha faticato a riconoscere. Onorarla oggi significa compiere una scelta consapevole, che riguarda la nostra idea di città, il modo in cui raccontiamo il passato e la responsabilità che abbiamo verso il futuro del nostro paesaggio culturale».

Ribadisce Laura Lieto, vicesindaco con delega alla toponomastica: «La toponomastica non è solo un esercizio di catalogazione stradale, ma un atto politico e culturale di memoria collettiva. Sostituire o integrare queste targhe significa riscrivere la geografia umana di Napoli. Con Diana De Rosa, restituiamo alla città non solo un nome, ma l’identità di una professionista dell’arte che ha saputo imporsi in un secolo complesso. È un passo avanti nel progetto di rendere le nostre strade uno specchio fedele della grandezza storica di Napoli».
Diana De Rosa (1602-1643) era sorella del pittore Pacecco De Rosa ed è stata una delle figure più rilevanti del panorama artistico barocco. Le sue opere, caratterizzate da una raffinata sensibilità cromatica e compositiva, sono conservate in diverse chiese e collezioni napoletane, a testimonianza di una carriera che ha segnato profondamente il secolo d’oro della pittura partenopea.
Un’operazione significativa, questa denominazione, che segue a pochi giorni di distanza l’intitolazione delle scale di via Luca Giordano alla potente pittrice barocca Artemisia Gentileschi. Romana di nascita, allieva del padre Orazio, finì i suoi giorni all’ombra del Vesuvio dove riceveva importanti committenze internazionali. Donna coraggiosa che aveva denunciato il suo stupratore, il pittore Agostino Tassi, ma anche autrice straordinaria.
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