Le disobbedienti/ “Figlie del Caos” di Jen Fawkes: quella mistica società di donne per sradicare il dominio degli uomini

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Per leggere Figlie del Caos, scritto da Jen Fawkes tradotto da Matteo Francini e pubblicato da Clichy ho impiegato tempo. Per alcune storie bisogna attendere il momento giusto, quello nel quale la mente è libera da un eccessivo rumore di sottofondo che, distraendo, sottrae la bellezza di perdersi nei dettagli e le sfumature dei personaggi.
La trama, costruita su un fatto realmente avvenuto, prende una strada in cui il mito e il fantastico si fondono dando vita a una storia in cui le donne riaffermano un primato naturale: l’elemento primordiale del Caos è quello che appartiene loro, l’umano – e maschile – tentativo di mettere ordine imponendo regole sociali che confinano le donne in angusti spazi è rivelato nella sua essenza di inutile artificio.
Sylvie Swift, la protagonista, lascia la propria famiglia funestata da tragici eventi e – durante la guerra di Secessione americana- parte per scoprire il significato di un singolare copione teatrale. La ricerca la porta a Nashville dove incontrerà un gruppo di donne che cambierà la sua vita, la Società di assistenza alle donne del Sud, sacerdotesse del culto del Caos sotto la copertura della prostituzione.
L’accadimento storico che ha solleticato la curiosità dell’autrice dando vita a questa Società riguarda il tentativo di mettere al bando nel luglio del 1863, da parte delle autorità di Nashville, le prostitute che vennero costrette a salire su un battello.
Il tentativo fallì e la professione venne regolamentata attraverso la concessione di licenze collegate all’obbligo di visite mediche. Fin qui la Storia. Il resto è sapiente scrittura di una trama nella quale una giovane donna cerca risposte sulla sua identità e il proprio destino: «Solo le domande che poniamo hanno conseguenze. Le domande sono vita, sangue, nascita, rinnovamento. La creazione richiede confusione e il dubbio è l’ultimo rifugio della speranza».
Il primo interrogativo riguarda la sparizione di sua sorella: perché e andata via e dov’è? Vive nell’acqua, ha assunto una forma diversa, è un leviatano: « “Cosa sei, Marina? ” chiesi ad alta voce mentre vagavo sul lungofiume, persa nei miei pensieri. “E cosa sono io?”».
Entrambi i suoi fratelli vivono negli abissi, Sylas – il suo gemello – è imbarcato su un sottomarino. Il periodo che trascorre a Nashville è costellato di quesiti e dubbi, di giorno lavora alla traduzione del copione teatrale e di notte fa la spia per il capo dei servizi segreti dell’Armata del Cumberland.
Il testo su cui lavora è l’Apocrypha di Aristofane nella versione francese di Gaia Valentino: «[…] dell’Apocrypha l’unica commedia in cui Aristofane consegna il potere alle donne non per scherzo, ma come offerta, come espiazione, come riparazione, un’opera in cui il poeta riconosce finalmente il potere del misterioso, dello sregolato, del femminile».
Attraverso il paziente lavoro di traduzione Sylvie conosce la storia di due veneziane Gaia Valentino e Moderata Fonte (1555-92) che rivendicava l’autonomia del pensiero e del giudizio artistico femminile: «[…] la cortigiana veneziana che aveva interpretato magistralmente il ruolo della donna libera fino a quando non fu più possibile negare che lei era, e sarebbe sempre stata, un pezzo di proprietà dotato di utero. Gaia conobbe Moderata, quest’ultima stava lavorando al suo libro più famoso, “Il merito delle donne”. Ove chiaramente si scuopre quanto siano elle degne, e piu perfette degli huomini. Un dialogo tra sette personaggi femminili, “Il merito delle donne” sarebbe stato pubblicato solo nel 1600, otto anni dopo la morte di Moderata. Ambientato in un giardino appartato, il libro parla di sette donne che immaginano un mondo in cui gli uomini siano stati messi a tacere e le donne siano libere di riorganizzare la Repubblica di Venezia come meglio credono».
L’esercizio della traduzione, che chi frequenta sa essere ben più di una mera ricerca di vocaboli, l’accompagna a maturare una convinzione: «C’è una forma di sapere che deriva dal creare e una forma di sapere che deriva dal distruggere, ma nel corso degli anni sono giunta a credere che il sapere più profondo sia quello dell’interprete: il riparatore o il mediatore, l’analista o il critico. La figura che sta a cavallo di un punto fisso, osservando l’oscillazione di un pendolo».
Le ore diurne sono dedicate alla traduzione mentre la notte è spesa a raccogliere informazioni circa la supposta attività sovversiva delle donne della Società di assistenza alle donne del Sud.
Seguiamo la protagonista nella scoperta di luoghi, riti e disvelamenti che porteranno all’epilogo finale: l’amore, la nascita di due gemelli e la piena consapevolezza di sé: «Una volta superata la rabbia, divenni curiosa, e un po’ inquieta, per le affermazioni di mia sorella sulla mia importanza, sul mio significato. E dopo essermi trovata faccia a faccia con il mostro in cui Marina si era trasformata, e con la creatura che lei chiamava Artemide, sul ponte ferroviario della Louisville and Nashville, continuavo a ripensare a una frase della sua lettera perduta: Hai un’idea di ciò che lei era, di ciò che io sono, di ciò che Sylvie è e di ciò che saranno le tue nipoti»..
La narrazione, che si sviluppa su più piani – il fantastico e il reale, il prima e il dopo – solleva una interessante riflessione sul principio posto a fondamento di ogni ordinamento sociale e sulla non imbrigliabile forza primigenia che mi ha ricordato, per certi versi, il rapporto con la natura proprio del Romanticismo, la vertigine provata innanzi all’assoluto che smonta l’egemonia dell’antropocentrismo. Un bel libro da leggere dedicandovi il giusto tempo.
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Jen Fawkes,
Figlie del Caos,
edizioni Clichy
Traduzione di Matteo Francini
Pagine 320
euro 21

L’AUTRICE

Jen Fawkes – laureata in English Literature and Creative Writing alla University of Cincinnati – è una scrittrice statunitense. Candidata al Premio Shirley Jackson per Mannequin and Wife, ha vinto il Premio Phillip H. McMath Post-Publication Book Award 2023. La sua raccolta Tales the Devil Told Me ha vinto la medaglia d’argento Foreword INDIES, è stata inserita tra le raccolte preferite del 2021 da Largehearted Boy ed è stata finalista al World Fantasy Award 2022. I racconti brevi di Jen hanno vinto numerosi premi, tra cui il Porter Fund Literary Prize 2021, e sono apparsi su One Story, Lit Hub, Iowa Review, swamp pink, Best Small Fictions. Due volte finalista al Premio Calvino per la narrativa fiabesca (2009 e 2019), ha tenuto corsi di Creative Writing e Fiction Writing per diverse università americane.

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