Tempo che fu di Scioscia, spettacolo andato in scena  al Nuovo Teatro Sanità, è tratto dalla raccolta di racconti del drammaturgo e scrittore Enzo Moscato,  il cui filo conduttore è quello delle Quattro Giornate di Napoli.
Il lavoro teatrale, interpretato da Tina e Carmen Femiano, per la regia di Mario Gelardi,  si è soffermato su quattro degli undici racconti: Pedamentina, storia di una madre che ripete ossessivamente i gesti che hanno segnato la morte tragica dei propri figli; Bagattelle, squarcio amaro e violento sulla tragica morte di una giovane prostituta,  Zwdi Taiblék Waise, romantica narrazione su una cantante cieca ed infine Tizzano, la storia surreale, notturna e tragica di un giovane a piazza Dante.
Tina e Carmen Femiano danno corpo e voce in maniera impeccabile alla narrazione della contraddizione incarnata dalla Napoli, dall’Italia intera del tempo. Da una parte Tina rende sapientemente l’immagine della sofferenza e del dolore dell’Umanità , della Storia individuale, attraversata e squarciata dalla devastazione della Guerra e delle sue crudeltà, dalle aberrazioni della Storia collettiva.  Dall’altra, Carmen Femiano, gioca con maestria nel ruolo della Diva, accompagnando la narrazione con interventi canori sulle note di canzoni dell’epoca. Un controcanto il suo, che rappresenta in maniera convincente, con una bella prova attoriale e canora , l’altra faccia della Decadenza, il luccichio dietro il quale si nascondeva in quegli anni il Buio più profondo.
Tina Femiano è ottima interprete, una sorta  di aedo, assolutamente convincente nel dare corpo e carne alle storie narrate con maestria da Enzo Moscato, nel dipingere quello che lo stesso Moscato ha definito, parlando dei suoi racconti : “un piccolo affresco, senza la solita separazione dicotomica, in bianco e nero, delle cose e le persone, con i Napoletani, puri e buoni, da una parte, e i Tedeschi, bruti e bestie, da quell’altra. Con i martiri e gli eroi, da un canto, e i vigliacchi e gli assassini, simmetricamente opposti a quelli”. Il tutto nel Tempo che fu di Scioscia: “proverbialmente riferito a una figura, un personaggio antico, di cui tutti sentono dire, sentono parlare, ma che nessuno ha mai conosciuto o visto, concretamente, nella vita. Le gesta di Scioscia sono, di fatto, temporalmente come relegate dentro una distanza siderale. Come ammantate di un fiabesco, leggendario alone”.
Tina Femiano ci racconta questa Fiaba, dai tratti Oscuri. Carmen Femiano ci racconta, cantando, la stessa Fiaba illudendoci che non sia così Oscura. E lo fanno benissimo.
In un questo quadro generale contraddistinto dall’alta qualità del testo e della prova delle interpreti, l’unica nota stonata appare, a nostro avviso, la linea registica, che potendo contare sul valore, appunto, di testo ed interpreti avrebbe potuto azzardare scelte di maggiore personalità pur mantenendo lo stile asciutto  che sembra essere nelle intenzioni  registiche.
In foto, Tina e Carmen Femiano in scena

 

 

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