Ecco una nuova tappa della rubrica “Bambini e musei” curata da Luigi Filadoro, presidente dell’associazione culturale napoletana étant donnés . Questa volta, le bambine e i bambini guidati dall’artista entrano nel museo del principe generoso in via Duomo 288. Il seguente testo è scritto in collaborazione con bambini e ragazzi per la realizzazione di una guida del Museo, fondi OPM Chiesa Valdese


Il Museo Filangieri raccoglie oltre duemila oggetti d’arte, più di diecimila monete e medaglie oltre a libri, pergamene e documenti.
L’atmosfera che circola nelle sue ricche sale è quella di una nobile casa ottocentesca nella quale gli oggetti trovano ambientazione alle pareti, sul pavimento e nelle vetrine.
Nasce nel 1882 grazie alla generosità e all’impegno di Gaetano Filangieri Principe di Satriano ed è collocato nel rinascimentale Palazzo Como, che risale al 1451. Il palazzo è costruito per volontà di Giovanni Como trasformando una casa che aveva precedentemente acquistato nel quartiere Pendino.
Ha una facciata che somiglia ad alcuni palazzi che si trovano a Firenze, come palazzo Strozzi o palazzo Medici, con un bugnato liscio di rettangoli uguali, un portone d’ingresso con arco a tutto sesto e quattro finestre superiori a croce guelfa e chiusa da un cornicione.
Nel corso dei secoli l’edificio ha avuto diversi proprietari e varie destinazioni d’uso: da convento è diventato alloggio per vedove di militari e anche sede di una fabbrica di birra. Verso la fine dell’Ottocento, anche in seguito ad un precedente crollo del soffitto, si presenta in condizioni molto degradate. Inoltre, per la risistemazione dell’attuale via Duomo, una parte significativa del palazzo rischia di essere abbattuta.
Allora il principe Gaetano Filangieri, che voleva fondare un museo, pensa di salvarlo destinandolo a “museo civico” e pagando a proprie spese la riedificazione e il ripristino dell’edificio e la sistemazione delle opere d’arte che aveva in casa.
Il Comune, anziché ordinare i lavori di abbattimento, accoglie la proposta e decide di “spostare” il palazzo di venti metri più in là, scomponendo la monumentale facciata e ricostruendola con i materiali originali recuperati. Ancora oggi, per questo, è famoso come “il Palazzo che cammina”. I lavori durano 5 anni, sotto la vigile e attenta direzione del principe: iniziati nel 1883, sono terminati nel 1888. 
Ma perché il principe vuole fondare un museo e per giunta a sue spese? È un uomo colto, di origini aristocratiche e soprattutto un appassionato di belle arti e un “filantropo” cioè attento a realizzare, attraverso i propri mezzi sia intellettuali che materiali, il benessere degli altri. Anche suo padre e suo nonno hanno le stesse idee e le stesse passioni, e sono convinti che le “belle arti” possono educare le persone ad un gusto raffinato ed essere fonte di ispirazione per un lavoro artigianale di alto livello, quasi come degli oggetti d’arte. Perciò propongono anche la fondazione di un Conservatorio di arti e mestieri, come già esisteva a Parigi e poi in seguito a Londra, per consentire ai giovani, soprattutto provenienti dagli strati più poveri e bisognosi, di imparare un mestiere sperimentando il disegno, le tecniche di produzione e produrre manifatture artistiche.
Da esporre poi, come esempi, in un museo con tanto di etichette e descrizioni per elevare sempre di più il gusto e stimolare gli altri a fare meglio! Insomma: un museo che, per i tempi, fosse anche un progetto di sviluppo civile e di progresso sociale.
Per approfondire meglio questo aspetto “istruttivo”, insieme alla fondazione del museo, il principe Filangieri pubblica anche un Catalogo, ricco di annotazioni e di approfondimenti proprio per divulgare meglio tutte le conoscenze tecniche legate alla produzione artigianale degli oggetti esposti. Inoltre organizza nel museo un archivio e una biblioteca specializzata, come centro di studio e di ricerca per mettere al servizio di studiosi e appassionati tutte le conoscenze acquisite. 
Alla sua morte, i suoi successori si sforzano di portare avanti le sue idee, ma purtroppo durante la seconda guerra mondiale il museo viene gravemente danneggiato e i nazisti lo incendiano: per due giorni il museo brucia e sono stati portati in salvo soltanto quaranta dei dipinti esposti e una cassa contenente armi antiche.
Tutto il resto è distrutto, a eccezione di porcellane e terrecotte, che però, per la prolungata esposizione al calore del fuoco, subiscono gravi danni. Terminata la guerra, il soprintendente Bruno Molajoli riorganizza la collezione del Museo e dà vita ad opere di restauro a partire dai frammenti superstiti, ma soprattutto rivolge un appello a collezionisti generosi e sensibili a donare oggetti d’arte attinenti agli scopi del museo.
Così, grazie a generose donazioni, il museo si arricchisce di porcellane, quadri, tessuti pregiati, sculture di epoca bizantina e rinascimentale che ancora oggi è un’emozione vedere nelle bacheche del museo e ordinate lungo le pareti e nelle sue belle e intime sale.
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Nelle foto, Il principe Filangieri “popartizzato” dai bambini del progetto durante la visita al Museo e il logo della chiesa valdese che lo ha sostenuto

IL PROGETTO DI LUIGI FILADORO

 Bambini e Musei è un’iniziativa di Luigi Filadoro per l‘associazione culturale étant donnés (da lui presieduta)che promuove da molti anni percorsi e laboratori finalizzati a un coinvolgimento concreto e protagonista dei bambini nel patrimonio culturale e artistico, guardando al museo e alle sue collezioni come campo semantico di grande valore ed eccezionale luogo di incontro.
Oltre a potenziare le abilità manuali e creative, il principale obiettivo è promuovere un diritto di inclusione e di cittadinanza intesi come interpretazione, appartenenza e partecipazione alla dimensione storico artistica e culturale che, dal proprio territorio inteso come esperienza e stratificazione complessa di segni e di rimandi, va oltre e diventa metodo e chiave di lettura della complessità, della pluralità e della differenza che ci circonda.
I lavori sono stati realizzati attraverso varie fasi: osservando le opere e realizzando in situazione una copia dal vero, perciò confrontandosi con le difficoltà di “ordinare” in forma grafica qualità percepite attraverso la forma artistica; rielaborando i loro stessi disegni attraverso un collage di carte colorate, con una tecnica suggerita da Depero e dai Futuristi; partecipando, con l’ausilio delle tecnologie e di semplici programmi per l’editing, alla costruzione dello “spazio pittorico” che caratterizza ogni singolo lavoro, frutto di collaborazione di classi intere o gruppi- classe; Attraverso una concreta partecipazione e grazie alla collaborazione dei Servizi educativi dei Musei, sono stati prodotti poster e guide, mettendo quindi i bambini e i ragazzi in una dimensione fortemente comunicativa rispetto ai loro elaborati e partecipando al punto di vista di ipotetici fruitori.
Il progetto “Bambini e Musei” è nato con finalità inclusive e di integrazione, nelle attività curricolari, di bambini e ragazzi diversamente abili e ha avuto inizio al MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
L’arte è per sua natura polisemica, portatrice di linguaggi eterogenei e temi universali declinati con modalità differenti, comprende modalità di espressione varie e interconnesse. Perciò è sempre incontro con l’alterità, con l’altro da sé e offre la possibilità di un discorso e un approccio interculturali.
Il museo è luogo privilegiato di dialoghi e relazioni: tra le opere che formano la collezione e tra il fruitore e le opere, in una dimensione di reciproco accrescimento.

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