Chiesa Stella Maris/ Forme amorfe: Lucio DDT ART e Davide Stasino raccontano un mondo senza anima. Tra robot e volti cancellati

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Forme amorfe. Sabato 8 giugno alle 17 nella chiesa Stella Maris (piazzetta Grande Archivio di Napoli) sarà inaugurata la mostra degli artisti Davide Stasino e Lucio (Labriola) DDT ART curata da Andrea Capasso.
L’idea nasce dalla voglia di mettere insieme due punti di vista critici sulla realtà odierna, con visioni strettamente personali come l’indagine sulla figura umana di Stasino e quella sui possibili e impossibili mondi di DDT ART.
Lucio ci pone sempre di fronte a riflessioni esistenziali.
L’artista incita a non girarsi dall’altra parte. A non fingere che quello che vediamo in effetti poi non sarà.
L’essere umano è preda di un sistema economico-politico malato e al tempo stesso predatore-cannibale del suo stesso habitat. Un numero, carne da macello ma anche un despota con la Natura e un illuso.
Le figure ibride di DDT ART sono il tempo che scorre inesorabile, i resti di qualcosa che verrà dopo di noi e che non è per nulla rassicurante.
Se non siamo in grado di garantire a noi stessi e alle generazioni prossime un futuro meno catastrofico delle previsioni, ci saranno solo paesaggi desolati, venti carichi di veleno, mutazioni e adattamenti costanti.
Se vogliamo invece avvicinare lo sguardo al presente, già solo la convivenza sempre più stretta tra uomo, robot e Intelligenza Artificiale contiene in sè una buona dose di inquietudini e di incertezza dei “confini”, che porta ad immaginare con sempre meno ottimismo quello che sarà.
Dunque è l’attualità dei temi di DDT ART che ci attira oggi più che mai. Oggi che le maggiori aziende che fanno girare l’economia mondiale ci propinano di voler passare ad una nuova etica “eco” o “bio” che a conti fatti di eco e bio non ha un bel nulla. O di quei Paesi che fomentano guerre e armamenti, morti innocenti. O di chi, con l’industria dell’alimentazione, genera mostri.

L’umano disumanizzato di Lucio DDT ART. Im alto, l’autore

L’ arte di Davide Stasino racconta, invece, di identità perdute, da ricercare o forse solo nascoste. Figure cancellate, profili indefiniti, occhi che non guardano, bocche senza labbra. In un mondo in cui l’immagine è tutto, cose c’è invece dentro di noi?
Modigliani disse “Dipingerò i tuoi occhi soltanto quando avrò conosciuto la tua anima” e forse in parte l’intento di Stasino è simile. Ma chi conoscerà mai davvero l’anima di qualcuno al tempo di Internet e di IA, in cui tutto è sempre più veloce e non ci si sofferma a guardare qualcosa se non per pochi secondi.
Laddove, invece, i tratti distinguono le parti del corpo, l’atmosfera è impalpabile e irreale, opaca e malinconica e non si sa se siano corpi veri oppure di entità sovrannaturali, di qualcuno o qualcosa che sia un sopravvissuto o di là dal nascere in un mondo disperso.

Nelle due foto, Stasino e una delle sue opere in mostra




Sicuramente, per quanto diversi, la comunanza tra i due autori si percepisce nella carica drammatica delle linee e in quell’ incompletezza che richiama il vacuum in cui viviamo ogni giorno e che al tempo stesso è parte inquieta di noi.


Foto tratte dal catalogo della mostra per gentile concessione del curatore e degli artisti

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