Ancora cinema a Capodimonte. Questa volta il pubblico si trasferirà dallo spazio all’aperto della fagianeria all’auditorium del Museo e real bosco di Capodimonte. Ogni giovedì sera alle 20, appuntamento con pellicole dedicate a Napoli che hanno fatto la storia. Si parte il 27 settembre e si proseguirà fino al 28 marzo.
 La rassegna è realizzata grazie al contributo della Regione Campania,  curata da Maria Tamajo Contarini e organizzata da Marialuisa Firpo per conto della società Stella Film srl.
Inizio con il cinema muto: riflettori sue due pietre miliari del genere (restaurate dalla Cineteca di Bologna), Assunta SpinaNapoli sirena della canzone di Elvira Notari.
Il primo, memorabile, con Francesca Bertini  che realizza anche la regia, s’ispira all’omonimo dramma di Salvatore Di Giacomo. Viene girato nell’autunno del 1914 a Napoli e durante le riprese la città diventa protagonista: ne emerge l’anima profonda attraverso un realismo che  colpisce cuore e sguardo.
Angoli pittoreschi, quartieri caotici, mercati rionali, sobborghi popolari. Quiete, caos, rumore e degrado affiancano esuberanza e passionalità. La storia della stiratrice  mette in scena l’eterno conflitto tra amore e morte.
 A fianco del fido operatore Alberto Carta,  Bertini mette in luce un’imprevedibile
sensibilità nella messa in scena, nella scelta delle inquadrature, nella gestione degli attori,
rivelando un talento insospettabile anche in un ambito per lei inconsueto.
Il film di Evira Notari,  con Salvatore Papaccio, Gennaro Mongelluzzo, Eduardo Notari (Gennariello) unisce frammenti di film non identificati di una delle prime registe italiane che aveva fondato con il marito  la Dora Film, impresa familiare specializzata nella produzione locale napoletana, molto significativa durante tutto il periodo del muto. Insieme si dedicarono a brevi pellicole da proiettare al termine di veri e propri film fino ad arrivare con la loro  fama oltreoceano, grazie a un pubblico degli emigrati dal sud Italia.
Il 25 ottobre c’è La tavola dei poveri di Alessandro Blasetti con Leda Gloria, Raffaele Viviani, Salvatore Costa, Mario Ferrari. Tratto dall’atto unico di Raffaele Viviani del 1931, racconta di un marchese decaduto e presidente di una società di beneficenza che viene involontariamente coinvolto in uno scandalo.  Un film drammatico con Viviani che interpreta il Marchese Isidoro Fusaro. La sceneggiatura è firmata tra gli altri, oltre che da Raffaele Viviani, anche da Mario Soldati.
Il 29 novembre tocca a Libera di Pappi Corsicato  con Iaia Forte, Vincenzo Peluso, Ninni Bruschetta, Manrico Gommarota, Pino Calabrese. Diviso in tre episodi, racconta in chiave di melodramma il volto della città attraverso 3 donne.
Aurora, lasciata dal marito, spesso in bancarotta, che fugge con l’amante. Incontra dopo molto tempo l’uomo che aveva amato da giovane.
Carmela è un’infermiera con un figlio omosessuale. Il ragazzo scoprirà con un colpo di scena una notizia incredibile sulla madre.
Libera ha una rivendita di giornali e un marito pigrissimo. Quando scopre di essere tradita non si perde d’animo. Compra una videocamera, gira filmetti porno del marito con l’amante e li rivende diventando ricchissima.
Fermo con le mani  è il titolo del 27 dicembre. Il lavoro di Gero Zambuto segba l’esordio di Totò. Con  Franco Coop, Oreste Bilancia, Cesare Polacco, Erzsi Paal, Tina Pica, Miranda
Bonansea, Erminio D’Oliva, Nicola Maldacea, Giuseppe Pierozzi, Guglielmo Sinaz, Alfredo
Martinelli, Lena Bellocchio, Ivonne Sandner, Gero Zambuto. Uno dei primi tentativi del cinema italiano di film interamente comici, basati sull’estro umoristico di un attore-maschera.
Il vagabondo Totò vive di espedienti e dorme in una casa diroccata che è costretto ad abbandonare perché in demolizione. Scoperto da un cameriere mentre ruba un pollo durante la fuga incontra prima il suo vecchio amico di sventura Vincenzino e poi una bambina che decide di adottare strappandola al suo sfruttatore.
Bella e perduta di Pietro Marcello arriva con Sergio Vitolo, Gesuino Pittalis, Tommaso Cestrone, Elio Germano. Unico rappresentante italiano al festival di Locarno 2015, Pietro Marcello racconta l’Italia attraverso un film struggente e poetico. Oltre il documentario, oltre la fiction, l’opera contiene elementi narrativi eterogenei che concorrono a portare lo
spettatore in un vero e proprio viaggio nell’onirico.
Il pastore Tommaso, chiamato Angelo del Carditello per aver protetto a proprie spese la reggia borbonica, muore la notte di Natale. Dall’aldilà viene conferito a Pulcinella l’incarico di salvare dal macello Sarchiapone, il bufalo parlante che Tommaso aveva adottato. La storia di Sarchiapone diviene il punto di vista da cui osservare le storture e la mancanza di alternative dell’umanità.
Non poteva mancare  Mani sulla città di Francesco Rosi con Rod Steiger, Guido Alberti, Marcello Cannavale, Alberto Canocchia, Salvo Randone Leone d’oro al Festival di Venezia nel 1963.
Thriller politico. Per conquistare il potere e conservarlo, ogni metodo è ammesso. Rod Steiger e Guido Alberti Bianco in una interpretazione potente, resa ancora più forte da un bianco e nero fortemente contrastato dalla musica metallica.
Si chiude con un film che ha fatto molto parlare di sé Indivisibili di Edoardo de Angelis che si è imposto alla Mostra del Cinema  di Venezia nel 2016 con una scrittura originale dal ritmo incalzante. Racconta  una periferia abbrutita attraverso la storia di due gemelle siamesi, Viola e Daisy,  dalla voce d’oro. Il padre esibisce le esibisce, prigioniere di un  mondo dell’apparenza e dell’egoismo.
Per saperne di più
http://www.museocapodimonte.beniculturali.it/
In alto, Francesca Bertini in “Assunta Spina, fonte Wikipedia